
Secondo la parola d’ordine (non detta ma condivisa) della disconinuità rispetto a Prodi e all’Unione, ecco il cambio di candidature e di programma. Quello del Pd per andare al governo, s’intende. Che non fossero più le 281 pagine del 2006, lo aveva assicurato lo stesso Veltroni.
E allora taglia e ritaglia, fino alla (pen)ultima stesura: 30 pagine e forse meno (qualcuno ne vorrebbe 25: due per ogni punto dei dodici evocati dal segretario all’assemblea costituente). Come abbiano fatto lo spiega il responsabile del gruppo di lavoro, il senatore Enrico Morando: “Ora possiamo chiamare le cose con il loro nome. Quando indichiamo la Tav Torino-Lione, scriviamo Tav Torino-Lione e non astrusi giri di parole che negano una cosa mentre la affermano per contentare noi e Pecoraro Scanio”. Insomma, ha chiosato lo stesso Veltroni: “Il nostro programma è un settimo, o anche un ottavo, di quello della scorsa legislatura: 280 pagine che servivano a tenere insieme quello che non poteva stare insieme”, ha detto il candidato premier.
E comunque, per limare ulteriormente il testo i vertici del Pd si sono dati tempo fino a lunedì prossimo, quando il documento verrà presentato ufficialmente alla stampa. Fino a quel giorno, per evitare la fuoriuscita di notizie prima che il documento sia definitivo, sul documento il segreto è rigoroso. Ma chi ha potuto dare un’occhiata rivela che le 30 cartelle sono scritte fitte fitte. Per non abbondare nelle pagine.
Perché è una necessità più che una scelta, quella della sintesi. Così come una necessità è stata quella di dare un segnale preciso all’esterno: niente sarà uguale a prima, è questo il messaggio che vuol fare passare Veltroni. A partire dalle “dieci azioni forti di governo” da fare subito in caso di vittoria. Si va dal “fisco amico” alla riduzione delle aliquote in tre anni a partire da quella del 23% e del 38%; detrazioni per i lavoratori dipendenti; sgravi sui salari di produttività; dal “riprendere il controllo della spesa pubblica” ad una “maggiore eguaglianza sociale”; da una forte “spinta all’impresa e allo sviluppo”. Un modo per dire che il Pd, se dovesse vincere le elezioni, non cercherà, come ha fatto il governo del Professore, le risorse solo dal capitolo entrate, siano esse dovute alla lotta all’evasione o a un inasprimento della pressione fiscale.
Passato da nascondere sotto il tappeto anche nel capitolo infrastrutture. E qui Veltroni ha gioco facile nell’attaccare il partito dei “veti”. Se non sono stati fatti i rigassificatori, l’alta velocità e gli inceneritori, insomma, la colpa è solo della Sinistra Arcobaleno, che nel Pd considerano ormai una sorta di bad company.
Il tutto viene valutato dagli esperti del Sole 24 Ore sugli 8 miliardi. Ma: “Ogni intervento previsto dal programma ha abbinata la sua sostenibilità finanziaria ed economica”, spiegano nel loft di Santa Anastasia.
Dove l’atmosfera è piuttosto serena, a fronte delle 30 cartelle di programma. E, nonostante Bertinotti lo giudichi “tanto moderato da non mettere in luce l’alternativa” al centrodestra, guai a dire che sia copiato da quello della Cdl. Anzi: “Questo fa parte della campagna elettorale. Se ne sentiranno di tutti i colori” dice Veltroni “anche perché se fosse vero che il programma è copiato, non si capisce perché dovrebbero criticarlo”. Detto questo, però, “c’è un’ispirazione molto diversa, per noi l’accento è sulla crescita e sulla necessità che riparta l’ascensore sociale, di cui l’Italia ha bisogno”, chiosa Veltroni. Che ha chiuso anche la vicenda di Antonio Di Pietro sulle reti Mediaset. “Il programma sarà sottoscritto anche da lui. Vale quello e nessuno si alzerà per dire no”.
Parole che, 20 mesi fa, pronunciò anche Prodi…
- Mercoledì 20 Febbraio 2008
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Il 16 Luglio 2009 alle 19:46 Franceschini e il programma su Twitter: da 281 pagine a 160 caratteri, la sostanza non cambia » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Solo 160 caratteri per presentare idee, progetti, posizioni. Un modo per distanziarsi forse dalle 281 pagine di programma dell’Unione, tristemente famose anche e soprattutto nel popolo della Rete. Ci aveva già provato Walter Veltroni, riducendo il suo programma a 30 pagine. Perché non fare di più, anzi di meno? Almeno in questo sono coerenti, in casa democratica: in tre anni si sono ridotti gli alleati (lasciati a casa Prc, Pdci, Udeur, Verdi, Sd, i socialisti) e si sono persi per strada milioni di elettori. Quindi meglio ridurre anche i temi dei progammi, presentandoli per parole chiave (cinque quelle di “Segredario”: Fiducia, Regole, Uguaglianza, Merito, Qualità). [...]
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