
Appena approvato da Veltroni, il regolamento per definire le candidature, che impone un forte ringiovanimento delle liste, fa scoppiare subito la prima ‘querelle’ e i primi due addii di peso: quello di Vincenzo Visco e di Ciriaco De Mita. E se il primo lascia con una lettera garbata in cui invita, dopo 24 anni passati in Parlamento, a “valorizzare i giovani economisti”, l’ex presidente del Consiglio se la prende. Si dice offeso, sbatte la porta e se ne va: “Sono vittima dell’età e per questo mi ribello e vi lascio. Mi sento insultato”.
Eppure, Walter Veltroni continua a difendere il “profilo diverso” del partito, tutto impegnato a dimenticare Prodi. A cominciare dal programma elettorale che sarà “un decimo”, dice Veltroni, di quello dell’Unione del 2006: e infatti è 30 pagine contro le 281 di allora.
Ma è tutto lo “skill” del Pd, ha spiegato ancora Veltroni, cioè il suo profilo, che “deve essere innovativo per essere vincente”; a leader nuovo, con formula politica nuova e programma innovativo, devono corrispondere liste innovative. Il ragionamento si traduce in un regolamento che esclude i parlamentari uscenti che abbiano già fatto tre mandati anche se inferiori a 15 anni, con una deroga per le donne e per 32 personalità.
Tra queste ultime il presidente del Senato Franco Marini, il vicepresidente della Camera Pierluigi Castagnetti, i capigruppo dei due rami del parlamento e i loro vice (Antonello Soro, Anna Finocchiaro e Gianclaudio Bressa, hanno più di tre legislature) e i ministri. Rimangono 20 posti liberi per 60 parlamentari. Se i comitati provinciali del Pd vorranno, potranno chiedere che la deroga sia applicata a uno di questi parlamentari, ma la decisione finale spetterà alla segreteria nazionale. Dunque, a Veltroni.
La scure colpirebbe personalità di un certo calibro: da Tiziano Treu, a presidenti di commissione come Lino Duilio, Mimmo Lucà, Enzo Bianco o Giorgio Benvenuto, a parlamentari come Peppino Giulietti, Giuseppe Lumia, Massimo Brutti, Antonio Maccanico e numerosi altri specie tra gli ex popolari che nel 2006 hanno avuto scarso ricambio. Gli interessati si stanno quindi muovendo perché domenica si svolgeranno le assemblee provinciali dei circoli del Pd che dovranno indicare a Veltroni le rose dei candidati, chiedendo quindi le eventuali deroghe.
Inoltre il vertice del Pd ha anche approvato il programma elettorale scritto da Enrico Morando e in parte anticipato sabato da Veltroni. Nell’attuale stesura, sono 30 pagine e non le 281 di quello dell’Unione del 2006. Il motivo è semplice e lo spiega Morando: “possiamo chiamare le cose con il loro nome. Quando indichiamo la Tav Torino-Lione, scriviamo ‘Tav Torino-Lione’ e non astrusi giri di parole che negano una cosa mentre la affermano per contentare noi e Pecoraro Scanio”.
Insomma, ha chiosato Veltroni, “quel programma doveva tenere insieme una coalizione variegata e sconfinata. E allora su ogni tema più parole c’erano e più venivano diluite le contrapposizioni”.
- Mercoledì 20 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 21 Febbraio 2008 alle 9:58 toto47 ha scritto:
Mi sa che stavolta Veltroni fa sul serio. Sta dimostrando coraggio nelle scelte e vuole dimostrare che porterà il Paese a quella svolta tanto auspicata dai cittadini,senza guardare in faccia nessuno. Speriamo che sia la volta giusta per una nuova politica del fare.
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