Genova, la sfida del processo dopo la “ventata di follia” del G8

Genova, luglio 2001: gli scontri tra manifestanti e polizia nel corso del G8
Quattro ore di requisitoria per i fatti della caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova. “È stata una ventata di follia da una parte e dall’altra. Tutti in quei giorni hanno perso il controllo”. Lo ha detto questa mattina il procuratore aggiunto Mario Morisani prima che prendessero la parola i pubblici ministeri Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello. “Affrontare un processo di queste dimensioni è stata una sfida” ha sottolineato il procuratore aggiunto “in quanto il codice penale è costituito per processi di dimensioni più contenute”. “Con questo procedimento” ha aggiunto Morisani “vogliamo affermare il ritorno della legalità con il rispetto dei ruoli tra accusa e difesa”. Morisani ha concluso: “Questo processo è la dimostrazione di come in Italia si possa ancora amministrare la giustizia. Credo che il risultato sia stato ottimo, una grande pagina del sistema giudiziario italiano”. “Le parole del procuratore aggiunto Mario Morisani sul G8 di Genova per i fatti di Bolzaneto sono gravissime” ha subito commentato la senatrice della Sinistra Arcobaleno Haidi Giuliani, madre di Carlo il ragazzo ucciso in Piazza Alimonda, che contesta “l’affermazione che gli organi dello Stato possano lasciarsi andare alla ‘follia’ e che possano perdere il controllo”. “Vorrei solo ricordare” ha osservato “che la ‘follia’ dei manifestanti, compresi gli infiltrati, ha provocato danni alle cose, mentre la ‘follia’ degli uomini dello Stato ha provocato migliaia di feriti, alcuni molto gravi, arresti arbitrari, torture e un morto”.
Ad iniziare la requisitoria, che proseguirà in altre cinque udienze, è stata la pm Petruzziello che ha definito il processo “un procedimento sui diritti imprescindibili dell’uomo”, anticipando che un capitolo sarà dedicato alla tortura: non è un reato contestato agli imputati, perché non previsto dal nostro codice, ma che è stato riscontrato in vari episodi di violenze e soprusi di cui furono vittime molti arrestati. “Da parte di tutti, poliziotti, agenti di polizia carceraria, personale del Gom (Gruppo operativo mobile)” hanno commentato i pm “c’è stata una deriva negativa. Tutti o quasi si sono adeguati a questo comportamento”. ”Per il suo compito che era solo quello di assicurare il supporto alle traduzioni degli arrestati - hanno sottolineato i pm - il personale del Gom non avrebbe dovuto neppure fare ingresso nel padiglione, ma rimanere nel piazzale o nei mezzi. E che vi fosse il problema della presenza indebita di personale del Gom all’interno della struttura e in particolare nel corridoio emerge indirettamente anche dalla deposizione dell’ispettore Reale il quale ha più volte precisato di essere entrato periodicamente nel padiglione per controllare che non vi fosse personale del Gom”.

In un altro passaggio i pm hanno sottolineato che la struttura di Bolzaneto, secondo il Decreto istitutivo del Ministro della Giustizia (all’epoca Roberto Castelli), doveva venire utilizzata “quale succursale dell’area sanitaria e dell’ area matricola detenuti” degli istituti penitenziari di destinazione. Perciò non fu prevista in origine un’area detentiva e quindi neppure un servizio di vigilanza”. “Di fatto invece” hanno proseguito “la caserma di Bolzaneto, anziché un luogo di mero transito dei detenuti divenne un vero e proprio carcere, sia pure provvisorio, a Genova”.
Il pm Petruzziello ha poi ricordato che uno dei filoni dell’inchiesta partì proprio da un articolo di Panorama in cui si parlava della presenza del Gom all’interno della struttura. L’altro filone invece venne avviato da denunce di giornalisti genovesi, esposti di persone offese, deposizioni di persone informate sui fatti. Una svolta all’inchiesta la diede anche l’ispettore Ignazio Olla che riferì di aver detto ad un superiore, il generale Oronzo Doria (uno dei 45 imputati) di certi comportamenti violenti di colleghi. Nacque anche un contrasto tra Olla e un altro ispettore, Agati, che lo accusò di essere un “infamone”.
I pm hanno elencato anche i numeri del processo: 45 imputati, 109 capi d’ accusa, 157 udienze, 152 persone ascoltate. L’istruttoria dibattimentale si è svolta dal 12 ottobre del 2005 al 30 ottobre del 2007. Le accuse a carico degli imputati sono, a diverso titolo, quelle di abuso d’ufficio, violenza privata, falso, abuso di autorità nei confronti di detenuti o arrestati, violazione dell’ordinamento penitenziario e della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

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