
Adesso è qualcosa di più di un’indiscrezione: Romano Prodi potrebbe essere il candidato a sindaco di Bologna alle prossime elezioni amministrative del 2009.
I rapporti tra Sergio Cofferati e la sinistra radicale, a Palazzo D’Accursio, sono logori da tempo. E non solo quelli. Anche la minoranza del Pd bolognese, bindiani in testa, non va più d’amore e d’accordo con il “sindaco sceriffo”. L’ultima schermaglia è avvenuta qualche giorno fa. Motivo della controversia, l’approvazione del maxiemendamento al Bilancio, ottenuto dopo una pazientissima opera di mediazione tra Sinistra Arcobaleno e Giunta comunale. A chiosare lo stallo in cui si è impelagata la maggioranza, ci ha pensato nei giorni scorsi Gian Guido Naldi, di Sinistra Democratica: “abbiamo fatto questo bilancio invece che andare alle elezioni anticipate e consegnare la città al prefetto”.
In questo clima, la decisione di ricandidare Cofferati appare più che mai incerta. Anche perché, ormai da settimane, è lo stesso sindaco a continuare a ripetere che le sue scelte di vita future saranno condizionate da esigenze personali e familiari (da qualche mese è diventato papà). Ma a giocare un ruolo decisivo potrebbe essere anche Walter Veltroni. Con una proposta che in molti danno ormai per scontata: un posto da ministro, se il Pd dovesse vincere le elezioni; o, in caso di sconfitta, un ruolo decisivo nel “governo-ombra” del nuovo partito, di cui l’ex sindacalista è uno dei componenti, d’area veltroniana, del coordinamento nazionale.
Anche per questo, i dirigenti del Pd stanno pensando di presentare alle prossime elezioni comunali Romano Prodi. Che, in attesa di decidere se ritornare in Europa di nuovo con un incarico direttivo o fare il primo cittadino della sua città, per il momento nicchia e ribadisce di volersi dedicare “semplicemente ai suoi nipoti”. Ma sono in molti a credere ormai che dopo il “neo-papà” Cofferati, il centrosinistra emiliano potrebbe proprio puntare sul “nonno a tempo pieno” Prodi (classe 1939). Per non perdere la roccaforte bolognese, non c’è età che tenga. Ma non ditelo all’ottantenne De Mita…
- Venerdì 22 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 22 Febbraio 2008 alle 17:19 redazione ha scritto:
Romano Prodi al posto di Cofferati alla guida di Bologna? Alla proposta, avanzata dal politologo Edmondo Berselli sull’edizione bolognese di Repubblica, il premier ha risposto con un sms ironico ma chiarificatore: “Saluti da un nonno a tempo pienissimo”. Berselli ha rivelato il messaggio a margine di un convegno economico a Modena.
“Se papà Sergio (cioè Cofferati, padre da novembre, ndr) non fa il bis potrebbe esserci nonno Romano”, il titolo del pezzo di Berselli. “Se Prodi torna a fare il nonno (come aveva già annunciato dopo lo scioglimento delle Camere, ndr) la città si troverà a disposizione una risorsa importante che qualcuno dovrà utilizzare”, è il ragionamento di Berselli.
Forte di un’esperienza consolidata maturata prima al vertice dell’Iri, poi alla presidenza della Commissione europea e infine come premier, per il direttore de “Il Mulino” Prodi rappresenta comunque “un’opportunità” anche a 69 anni.
Eppure l’sms che ha ricevuto è inequivocabile? ‘”Lui può dirlo mille volte che farà il nonno e fa bene a dirlo ma ciò non implica nulla”, ha spiegato Berselli.
(ANSA)
Il 25 Febbraio 2008 alle 12:26 cini ha scritto:
A bologna sono liberi di far quel che vogliono e a questo é pure inclusa la libertá di eleggere il Professore alla poltrona di Sindaco.
Personalmente io raccomanderei gli abitanti di tenersi il Cofferati che penso stia facendo un buon lavoro.
L´importante é che Prodi torni a casa sua a fare il nonno o quant´altro e che non scenda piú a Roma da Politico ,forse potrebbe essere tollerato come turista!!
Prodi con un´altro incarico direttivo
in Europa poi sarebbe addirittura una pazzia vera e propria.
La posizione piú appropriata sarebbe quella del nonno a tempo pieno.
Il 8 Aprile 2008 alle 18:35 L’ultima cena di Prodi: una chitarra e qualche sassolino. Contro la Sinistra » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] È la sua ultima cena, prima di tornare a fare il nonno. Ultima cena destinata, come tale, a essere ricordata. E a fare discutere. A cinque giorni dal voto, Romano Prodi si congeda da Palazzo Chigi con una serata insieme al suo staff. Un incontro tra amici: una chitarra (imbracciata da Silvio Sircana), vecchie canzoni di Bob Dylan, tanti ricordi – almeno così racconta La Stampa - e qualche sassolino da togliersi dalla scarpa. Tre mesi fa cadeva il suo esecutivo e tutti a dare la colpa a Mastella, al suo partitino da tre senatori che ha fatto svanire il sogno del governo dell’Unione. Ma ora, a 90 giorni dal patatrac, è lo stesso premier a dare la sua interpretazione dei fatti. Una lettura articolata su questi punti punti. Il primo, secondo quanto riporta La Stampa, “Mastella ha tradito, non c’è dubbio. E il modo in cui l’ha fatto dimostra mancanza di senso dello Stato, ma la vera responsabilità politica non è stata la sua”. Di chi, allora? Ecco il secondo punto: “La responsabilità politica della crisi è stata di chi ha minato continuamente l’azione del governo, di chi ha fatto certe dichiarazioni istituzionali opinabili…”. Terzo: “Io ero un’anomalia. Che non sono riusciti a riassorbire, ho urtato interessi di qua e di là, e alla fine sono stato espulso”. Quarto: “Bravo Walter, fatto la cosa giusta: correre da soli”. Facile immaginare che dei quattro punti, sia il secondo a fare più scalpore: non li nomina nemmeno, il Professore, ma il profluvio di reazioni arrivate il giorno dopo dalla Sinistra Arcobaleno, lascia pochi dubbi su chi siano (secondo Prodi) i colpevoli politici della sua caduta di gennaio. E allora via con le dichiarazioni e i distinguo, con le note dettate alle agenzia e le proteste (proprio come succedeva nei mesi di governo). Comincia lo stesso Fausto Bertinotti a chiamarsi in causa: “La mia analisi sulla caduta del governo Prodi” spiega il presidente della Camera “differisce totalmente da quella del presidente del Consiglio. Il suo governo è caduto perché sono venute a mancargli le basi di consenso di massa. Perché è caduto nella trappola della politica dei due tempi, prima il risanamento e poi la giustizia sociale che però non viene mai. E il governo ha subito il condizionamento delle forze moderate, come Dini e Mastella, che lo hanno fatto cadere”. Tra i ministri che affiancarono Romano Prodi a Palazzo Chigi, ci sono anche Paolo Ferrero (alla Solidarietà Sociale) e Fabio Mussi (all’Università) che ora non vogliono restare schiacciati sotto il macigno (altro che sassolino) delle sue dichiarazioni. Mussi quasi non ci vuole credere: nell’articolo de La Stampa, rivela, “si riportano frasi attribuite a Prodi non virgolettate: bisogna che Prodi confermi o smentisca”. Ferrero invece rilancia, con un argomento ormai classico, a sinistra: “La colpa è di Veltroni: ha voluto rompere, salvo oggi piangere lacrime di coccodrillo”. Attaccano anche Pino Sgobio del Pdci: “È francamente inaccettabile e ingeneroso l’attacco di Prodi alla Sinistra Arcobaleno. La verità inoppugnabile è che il Governo Prodi non ha tenuto fede a tutte le promesse fatte agli elettori”. E poi Franco Giordano, segretario del Prc: “Sono sgradevoli e fuorvianti le dichiarazioni del presidente del consiglio Romano Prodi che alludono a una responsabilità della sinistra nelle difficoltà incontrate dal governo. Prodi” prosegue “sa perfettamente che i problemi sono stati creati sempre e soltanto dalle aree moderate della coalizione, in particolare, dal Pd. Ricordiamo che i punti di sofferenza del governo sono stati sulle pensioni, sulla redistribuzione sociale, sui diritti civili”. L’unico a restare lucido è il “traditore” Clemente Mastella. Che prende carta e penna e manda al “Caro Romano” una lettera. “Non sono io” scrive l’ex Guardasigilli “ad averti tradito, ma chi ha lavorato per mandarti a casa logorando la tua e la nostra azione di governo”. “Ricordo di essere stato oggetto, sin dal mio insediamento, di una campagna di delegittimazione”, che, prosegue il leader dell’Udeur “mi ha costretto ad alzare bandiera bianca, fino a registrare un’avara solidarietà umana e scarse solidarietà politiche, proprio da coloro che hanno lavorato per la fine di questa esperienza di governo. Nei tuoi riguardi, caro Romano, sono sempre stato leale e ti confermo anche oggi la mia piena stima”. [...]
Il 28 Aprile 2008 alle 18:29 Gazprom tenta Prodi per la guida di South Stream. Ma il Professore dice “Niet” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Luisngato, ma per ora no grazie”. Anzi, “Niet”: così Romano Prodi, a cui pare interessi sul serio fare il nonno, ha declinato l’offerta del numero uno di Gazprom, Alexei Miller, di diventare presidente di South Stream Ag, la società di diritto svizzero costituita dall’Eni e dalla stessa Gazprom per la realizzazione del gasdotto dal Mar Nero all’Europa. “Il presidente Prodi ha incontrato gli amministratori delegati di Gazprom ed Eni, Alexei Miller e Paolo Scaroni. Durante il colloquio si è analizzato l’ottimo e amichevole andamento delle relazioni politiche e commerciali fra Italia e Russia anche con riferimento alle recenti occasioni di diaologo fra Prodi e Putin e alla calorosa lettera inviata da quest’ultimo al presidente del Consiglio italiano la scorsa settimana”, riferiscono fonti di palazzo Chigi al termine del pranzo. “Durante il colloquio è stata avanzata al presidente Prodi la proposta di assumere la presidenza della joint venture fra Gazprom ed Eni, South Stream, e come aveva avuto modo di anticipare nel corso di un recente colloquio telefonico con Valdimir Putin, Prodi pur dichiarandosi lusingato per l’importanza della proposta, ha ribadito la sua intenzione di non interrompere il periodo di riflessione apertosi con l’annuncio della sua uscita dalla vita politica italiana e quindi di preferire declinare l’offerta”, precisano le fonti. Dell’ipotesi di un coinvolgimento di Romano Prodi nelle attività del gasdotto si cominciò a parlare dopo la caduta del governo di centrosinistra a gennaio, rafforzata dall’annuncio dell’ex premier di non voler più partecipare alla vita politica. Per Gazprom è stato quasi naturale pensare al Professore, visto che un altro ex premier del calibro di Gerhard Schroeder, dopo aver perso le elezioni in Germania, accettò di assumere la guida di North Stream, gasdotto che attraverso il mar Baltico passa dalla Russia alla Germania. Il passaggio di Schröder dalla cancelleria di Berlino alle dipendenze del Cremlino raccolse però forti critiche dalla stampa tedesca. Il South Stream, gasdotto che unisce Russia del sud all’Italia, passando per mar Nero, Bulgaria, Serbia ed altri paesi (la costruzione potrebbe gia iniziare al 2009) è il rivale di Nabucco, progetto alternativo studiato dall’Unione europea per ridurre la dipendenza energetica dalla Russia. La notizia, pubblicata dal quotidiano economico Kommersant, è stata ripresa dall’agenzia Ria Novosti ed è rimbalzata sino all’Italia. Poco tempo fa, lo stesso Vladimir Putin aveva aperto all’ipotesi, parlando di un “enorme contributo personale di Romano Prodi nella realizzazione del progetto South Stream”. Kommersant scriveva anche che “dal premier italiano dipende quale di tre gasdotti - South Stream, Nabucco o Trans Adriatico - arrivi per primo in Italia”. Ma esperti del settore, tra cui Paolo Scaroni e Alexander Medvedev, pensano invece che i gasdotti non si faranno concorrenza e tutto il gas da loro portato sarà utilizzato, vista la continua e crescente domanda europea. Certo che con questi progetti, l’Italia diventerebbe un hub energetico per l’intero Sud Europa: South Stream prosegue infatti la corsa verso l’Europa. nei prossimi giorni Putin firmerà a Mosca un accordo con il premier greco, Costas Caramanlis, per il passaggio del gasdotto nel peloponneso. [...]
Il 10 Ottobre 2008 alle 12:24 Motivi “prettamente familiari”: Cofferati non fa il bis a Bologna » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] In pole position però c’è l’attuale assessore all’Urbanistica Virginio Merola con alternativa il segretario cittadino Andrea De Maria. Anche la vera sorpresa potrebbe essere il ritorno del “Padre” del Pd, l’ex premier Romano Prodi. Nome che in realtà qualche nostalgico del Professore ha messo in campo qualche mese fa. Il suo rifiuto a ritornare alla politica attiva - dopo l’addio a ogni carica, anche nel Pd - potrebbe ora cambiare, nonostante il recente incarico all’Onu per l’Africa. [...]
Il 16 Marzo 2009 alle 13:36 Il gran ritorno di Prodi il francescano. Con un sassolino da togliersi dai sandali » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Ormai con la politica ha chiuso. Lo aveva già detto (“Farò il nonno”), ma non si sa mai, in politica: meglio ribadire il concetto. E infatti, il Professore non capisce il perché di “tanto clamore” attorno al suo tesseramento al Pd, partito che definisce “l’ultima speranza che ha l’Italia per salvarsi”. Tuttavia assicura che non si presenterà alle prossime europee, nemmeno come capolista. Forse l’ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi non considera, ospite del salotto tv di Fabio Fazio, Che tempo che fa, che essersi re-iscritto ora tra i Democratici - dopo oltre un anno dalla crisi che provocò la fine della suo governo e solo dopo l’addio del suo (ex?) amico Walter - non può essere fatto da passare inosservato. Anche se, il “pensionato” Prodi (come si è definito all’atto di prendere la tessera) non lesina rimbrotti e consigli per il Pd, da buon parroco di campagna, mostrando agli amici del partito la strada da imboccare (”i pilastri su cui lavorare” ricorda “sono giustizia sociale, democrazia interna e rilancio dei giovani”), e coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino della scarpe contro Walter Veltroni e la sua scelta, da sempre avversata, di andare da soli alle elezioni. “È noto che non fosse la mia idea perchè io credo che il compito della democrazia sia quello di assorbire le ali estreme”. Nonostante le insistenze di Fazio, il professore è netto circa il suo futuro: “Quando ho detto ‘esco dalla politica’, l’ho detto con serietà. Con gentilezza mi hanno chiesto di fare il capolista alle europee, anche in Belgio, però con questo ho chiuso”. Ora, che è responsabile di un progetto di sviluppo dell’Onu in Africa e ha ritrovato il piacere dgli studi, delle conferenze e della vita in famiglia, Prodi si vuole ritagliare in quella del partito un ruolo di elaborazione più teorica. “C’è bisogno in politica” ha aggiunto il Professore “di persone che esercitino liberamente lo spirito critico. Spero di essere utile cosi”. Anche per questo ieri il professore ha rinnovato la tessera del Pd e non ha nascosto lo stupore per il clamore suscitato. “Non l’ho fatta prima solo perchè non era ancora stata stampata. Mi sembrava ovvio” si schermisce “ce l’avevo prima la tessera, l’ho rinnovata. Non mi aspettavo questa sorpresa, forse qualcuno si aspettava che non la rifacessi, che nutrissi rancore…”. Comportamento da “francescano” il suo. Sembrano secoli, ma sono pochi mesi (14, più o meno) da quando Veltroni si sfilava dalla sua ombra: “Il mio sarà un governo diverso”. E Rutelli: “La coalizione di Prodi è un caravanserraglio”. Da quando, in campagna elettorale, la parola dìordine tra i colonnelli del Pd era: correre da soli e soprattutto lontani da quell’immagine negativa che il governo di Romano si porta addosso. Da quando, insomma, la sua lunga parabola finiva tristemente al Senato, dopo l’uscita di scena del ministro Mastella. A proposito di rancore e perdono, è citando l’ex Guardasigilli che il Professore non riesce a dimenticare cosa accadde il giorno in cui Veltroni annunciò la “vocazione maggioritaria del Pd” (in pratica sancendo la fine dell’Unione) e racconta un aneddoto: “Si affacciò Mastella nella porta del mio ufficio a Palazzo Chigi, mise la testa di traverso e disse: ‘Ragazzi miei, se volete far fuori me, sono io che faccio prima fuori voi’”. E lui, l’inventore dell’Ulivo, si trovò tradito dalla sua stessa figlianza. Ma Prodi non va più a fondo: rinuncia a mettere in contrapposizione il “suo” Ulivo con l’attuale Pd: “Se non teniamo insieme le forze riformistiche l’Italia non si salva. Il Pd è il proseguimento dell’Ulivo”, anche se “il progetto di unire i riformisti in parte è stato fatto, ma in parte non è riuscito”. Ora però è un’altra vita. Prodi si occupa di crisi globale e di come risolverla. È certo che da questa situazione si uscirà più in fretta che nel 1929, vista la reazione delle superpotenze (”Sono ottimista anche se ci vorranno alcuni mesi per la ripresa”). Infine un pensiero alla triste vicenda di Eluana e alle polemiche politiche feroci che l’accompagnarono: “I temi etici hanno bisogno di essere approfonditi e in politica vanno approfonditi insieme. A questa mediazione nobile della politica noi abbiamo tolto spazio in Italia, abbiamo gridato negli ultimi anni, ma come si fa a risolvere i problemi gridando?” [...]
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