
Campagna elettorale sempre più nel vivo. I toni si scaldano, le sorprese aumentano e il tanto agognato fair play comincia a scendere. Certo, i vari protagonisti in campo non hanno ancora la clava in mano, come nel 2006, ma le battute che, a distanza, sfoderano l’un contro l’altro (anche all’interno degli stessi schieramenti) sono frecciate che lasciano il segno.
Da un lato Walter Veltroni liquida prima il governo Prodi: “In caso di vittoria ne faremo uno molto diverso” e poi le larghe intese: “È stato un errore non farle prima. La gente” scandisce il leader del Pd “si domanda perché le larghe intese non sono state fatte prima. L’Italia politica arriva sempre dopo e perde il treno”. E uno. Il segretario dei Democratici non cita mai Berlusconi, ma è chiaro che è a lui che imputa la colpa del mancato accordo sulle riforme quando “disse non al tentativo di governo Marini”.
Dall’altro il Cavaliere risponde, dal palco dell’assemblea dei Popolari Liberali che fanno capo all’ex Udc Carlo Giovanardi così: “Venerdì sera sono rimasto fino a tardi per vedere Matrix. Poi sabato mattina ho letto i giornali e viene fuori che io avrei detto di voler lavorare per larghe intese. Voglio smentire, io sono qui per vincere e avere una larga maggioranza e ottenere il diritto e il dovere di governare l’Italia”. Poi in serata rincara la dose: “A Roma stiamo assistendo a un giro di Walter: lui prima era vice di Prodi e Rutelli stava al Campidoglio, poi Francesco ha fatto il vice di Prodi e Veltroni era al Campidoglio. Ora di nuovo il contrario ma sono sempre gli stessi due…”. Infatti, spiega il leader del Pdl: “Veltroni è in politica da anni, non si abbia la faccia tosta di dire che si rappresenta il nuovo”. Ancora, improvvisando un siparietto con una simpatizzante di Forza Italia: “Ma lei fa l’attrice, signora. Deve farsi assumere da Veltroni, è lui che ha il diploma in cinematografia, io sono semplicemente laureato con 110 su 110”. E due.
E via di questo passo. Per un Berlusconi che si dice “Sconcertato per l’accordo Pd-Idv, e la mossa dei Radicali mette in conflitto il diavolo e l’acqua santa”, ecco la risposta del candidato del Pd: “Forza Italia si è opposta l’altro giorno, nella conversione del decreto milleproroghe, all’aumento dei salari”. Ci sarà da abituarsi, il ping-pong ci accompagnerà fino al 13 aprile, con variazioni sul tema e con leader che fino al mese scorso cantavano dalla stessa coalizione e oggi se le suonano da fronti opposti.
Per esempio, lo scontro Veltroni-Bertinotti. Anche qui, salgono i toni. Il leader Pd presenta il compagno Fausto alla stregua di retrogrado: “Siamo nel 2008, non nel ’53. Può una persona ragionevole pensare che la candidatura di un operaio contrasta con quella di un imprenditore?”. Certo che si può, s’entusiasma Bertinotti, la lotta di classe è ancora attuale. Oppure: la sfida Berlusconi-Casini. Il Cavaliere svela da Mentana che il leader dell’Udc è pronto a cambiare il suo simbolo pur di avere in lista De Mita che vuol rifondare la Dc. Secca replica di Casini: “Berlusconi ha detto ieri quello che sanno tutti gli italiani. I voti dati a lui serviranno ad una grande coalizione con la sinistra. Lo sfido a un dibattito in tv”. E il Cavaliere? “Abbiamo avuto tanto tempo per chiarirci, ma per me va benissimo fare il duello televisivo”.
E ancora: Boselli contro Veltroni. ”Walter Veltroni da sindaco di Roma ha impedito la realizzazione del registro delle unioni civili. Se il buongiorno si vede dal mattino credo che da segretario del Pd non farà nulla di diverso e cercherà di occultare i temi della laicità”, dice il segretario del Partito Socialista, partecipando a una manifestazione sulle coppie di fatto, insieme con Franco Grillini, candidato sindaco di Roma per il Ps. Insomma, il candidato premier del Pd sembra diventato il bersaglio preferito dagli ex compagni dell’Unione. Lo stesso ruolo che fino a poche settimane fa toccava proprio a Romano Prodi.
Ad attaccare l’ex sindaco di Roma ci si mette anche il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, intervenendo al comitato politico di Rifondazione Comunista: “Veltroni è stata la causa del fallimento del governo e noi non siamo riusciti a imporre un cambiamento. Non si può governare con Veltroni, ma c’è di peggio anche alla vittoria di Berlusconi e cioè che vengano fatte delle larghe intese con cui fare grandi porcherie”.
E non va meglio al segretario sul tema dell’accordo coi Radicali. Cotto e mangiato (manca solo la firma in calce al programma da parte di Bonino &Co, sull’esempio di Di Pietro che l’ha sottoscritto, giurando lealtà), ma non ancora digerito da buona parte dell’ala cattolica del Pd. Alla contrarietà (già nota) di Paola Binetti (che ora se la prende anche solo con l’idea che il collega di partito Umberto Veronesi possa diventare ministro della Salute), si associano gli allarmi di Pierluigi Castagnetti che parla a nome dei “cattolici che stanno all’interno del Pd, preoccupati per questa presenza però ci sentiamo impegnati a ridurre gli eventuali rischi che non ci siamo nascosti”. Dubbi e perplessità che sfoceranno il prossimo 27 febbraio, giorno della convention dell’area cattolica del Pd. E se non è una corrente, poco ci manca. Ma il leader Pd è preoccupato? Macché: “Serve la sintesi, i partiti moderni sono così”, dice, mutuando un’espressione che a Romano Prodi non ha portato molta fortuna…

E se si pensa che tutta questa ridda di dichiarazioni, battute, giudizi è stata profusa in una sola giornata, hai voglia a immaginare (e a sperare) una campagna elettorale “dai toni soft e incentrata sui problemi del Paese”, come auspica Franco Marini. Troppo ottimista il presidente del Senato? Forse sì, se alla fine, l’immancabile Beppe Grillo da Napoli, nel corso della giornata del rifiuto, chiosa: “Non vado a votare e ne sono orgoglioso. Mi sento umiliato perché non si può scegliere un partito, non si può esprimere una preferenza e non si può scegliere un programma perché sono uguali: Veltroni e Berlusconi vogliono le stesse cose”. Alla faccia delle larghe intese…
- Sabato 23 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 25 Febbraio 2008 alle 12:03 cini ha scritto:
Comincio a pensare che il Beppe Grillo farebbe molto meglio al Paese facendo il proprio mestiere,ora stá cominciando a crichettare e basta come Moretti si divertiva a passare il tempo facendo inutili infantili girotondi.
Bisogna invece incoraggiare i cittadini a votare e scegliere solo tra i due grandi partiti Pdl o PD,ignorando il resto degli inutili schieramenti.
Il 26 Febbraio 2008 alle 15:04 Sussurri e grida dei cattolici fanno fischiare le orecchie a Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La pattuglia ultracattolica nel Pd, capitanata da Paola Binetti, Giorgio Tonini e Luigi Bobba, lancia l’allarme. Se vogliamo, un già visto con il governo Prodi, ai tempi della legge sui Dico. Ma ora ai teodem si uniscono ex Dc come Rosy Bindi, Pierluigi Castegnetti, Beppe Fioroni o Enzo Carra, cioè esponenti organici della sinistra antiberlusconiana. Pezzi da novanta con molti consensi sul territorio. I loro attacchi ai radicali suonano come critiche a Veltroni: e la gioiosa macchina da guerra di Walter rischia di incepparsi di fronte a questa inopinata riedizione della guerra tra guelfi e ghibellini. Qualcosa che Veltroni, che aveva organizzato tutto, non aveva previsto. [...]
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