Fratellini scomparsi a Gravina: il papà in cella da novembre

Filippo Pappalardi, il papà di Francesco e Salvatore, i due fratellini di 13 e 11 anni scomparsi dal 5 giugno 2006 da Gravina in Puglia
Dal fondo del pozzo di Gravina potrebbe arrivare un’onda d’urto fino al carcere dove dal 27 novembre scorso è rinchiuso con l’accusa di aver sequestrato ed ucciso i suoi figli, di averne occultato i corpi e di aver depistato le indagini, Filippo Pappalardi, il padre di Ciccio e Tore. Lui si è sempre detto innocente. Ed il suo difensore, l’avvocato Angela Aliani, commentando le motivazioni con le quali il Tribunale del Riesame aveva confermato la detenzione in carcere, il 10 gennaio scorso, aveva ribadito: ”Non è mai stato dimostrato che effettivamente sia stato commesso il sequestro di Ciccio e Tore o che i bambini siano morti o che la morte sia stata provocata dal padre”.

Per la procura di Bari - e poi per il Gip che aveva firmato l’ordine d’arresto e poi per il Riesame che l’aveva confermato - però, gli indizi contro il padre dei fratellini di Gravina, scomparsi dal giugno 2006, erano tanti, abbastanza da dare la ragionevole certezza della colpevolezza di quello che definivano ”un padre-padrone”. La sera del 5 giugno - ricostruiva l’ordinanza - Ciccio e Tore erano in punizione e non sarebbero dovuti uscire di casa, ma l’avevano fatto, autorizzati dalla matrigna. Quando il padre era tornato a casa si era però infuriato non trovandoli e alle 21:30 era andato a cercarli. In piazza Quattro Fontane (a poche centinaia di metri dal luogo dove oggi sono stati scoperti i resti che si pensa appartengano ai due bambini) li aveva trovati che giocavano con degli amici.

Uno di quei ragazzini, era poi diventato il teste chiave dell’accusa, aveva detto che Ciccio e Tore erano saliti in auto con il padre. Ancora, in una conversazione , intercettata, con la sua convivente, l’uomo diceva: ”Non lo dire a nessuno dove stanno i bambini. Come è vero Iddio, mi uccido”. Così nell’ordinanza d’arresto il magistrato scriveva una ricostruzione di quel che riteneva fosse accaduto: infuriato per la disobbedienza, il padre aveva picchiato i figli, come già aveva fatto altre volte, causandone, forse per errore, la morte e ne aveva quindi nascosto i corpi in una zona impervia della Murgia barese, un posto che forse conosceva avendo fatto nel passato il pastore.

Ma forse Ciccio e Tore erano molto meno lontani. Se sarà confermata la convinzione degli inquirenti che siano i loro resti quelli trovati nella cisterna questa sera.

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