
“Un programma realistico e ambizioso perché non è fatto di annunci e promesse ma indica anche la copertura finanziaria”. Illustra così il programma del Pd Walter Veltroni: “il primo presentato” ai cittadini, “innovativo” e capace di “imprimere l’accelerazione riformista che serve al Paese”.
Dalla sicurezza allo sviluppo inclusivo, dalla concorrenza e merito al welfare universalistico, fino ad arrivare all’educazione come ascensore sociale, alla minor spesa, alla sostenibilità ambientale: sono questi i dieci pilastri sui quali, dice l’ex sindaco di Roma, si basa il programma del Pd, che l’obiettivo di “cambiare il Paese”.
Si tratta, sottolinea, di un programma “non fatto solo di annunci e promesse ma anche di coperture finanziarie e di speranze e innovazione”. Vero? Non proprio.
Tra i 15 miliardi circa, utili a “coprire” il programma fiscale di Veltroni e messi in conto da Enrico Morando - presidente della commissione Bilancio del Senato, che ha assistito il leader del Pd nell’estensione del programma - grazie alle entrate della lotta all’evasione e le stime che l’economista di sinistra Luca Ricolfi pubblica oggi su La Stampa c’è un netto scarto.
Lo stesso che il segretario democratico ha voluto mettere tra lui e il passato, a cominciare dal governo Prodi: come promesso dallo stesso leader Democratico, le pagine del programma sono 32. Non sono le trenta auspicate ma nemmeno le 281 del 2006. E comunque, dice il segretario, quello del Pd è “un programma di grande cambiamento del Paese che prima era impossibile perché c’erano alleanze eterogenee e istituzioni bloccate”.
Accelerazione anche per l’energia e le infrastrutture. Per Veltroni occorre “modernizzare l’Italia scegliendo come priorità le infrastrutture e la qualità ambientale”, dicendo basta alle proteste in stile ambientalista e sì al coinvolgimento e alla consultazione dei cittadini. “Sì agli impianti per produrre energia pulita, si ai rigassificatori, ai termovalorizzatori e al completamento della Tav”. Ne avrà da fare, il segretario, per convincere i vari comitati di Campania e Piemonte.
Nel testo presentato alla stampa sarebbe prevista una sola Camera legislativa con 470 deputati, eletti in collegi uninominali con il doppio turno, e cioè il cosiddetto modello francese. I candidati andranno “scelti con le primarie e col vincolo di genere”, vale a dire assicurando la parità fra uomini e donne. Il programma prevede poi “un Senato delle Autonomia con 100 membri”. Il Pd si propone poi “un governo con 12 ministeri e non più 60 membri”. La fiducia verrebbe data dall’unica Camera legislativa “al solo presidente del Consiglio che può chiedere al Capo dello Stato la revoca dei ministeri”. Per quanto riguarda i deputati verrà “introdotto il metodo di calcolo contributivo per i vitalizi dei parlamentari, come ogni lavoratore”, e sarà introdotta “l’ineleggibilità dei condannati per reati più gravi”. Un’altra novità importante è il diritto di voto ai sedicenni e agli immigrati regolari nelle elezioni amministrative.
Ma è il piano di rinascita economica del Pd, articolato in dodici “azioni di governo”, a lasciare un po’ perplessi. Il documento identifica quattro problemi dell’Italia: inefficienza economica, disuguaglianza, poca libertà di perseguire il proprio disegno di vita e scarsa qualità della democrazia. Viene quindi dato un metodo per affrontare e risolvere questi problemi, e cioè un “nuovo patto per la crescita della produttività totale dei fattori”, che riprende l’idea del patto sociale del 1993, che permise all’Italia di superare la crisi economica.
Il tema della spesa pubblica serve più che altro per una frecciata al centro-destra, e un contentino a Prodi con il suo “spendere meglio, spendere meno”. Non si dice con precisione dove taglierà. Così come l’annuncio relativo alle tasse, che capovolge il principio prodiano che voleva che prima pagassero tutti per far pagare meno imposte: “È quello che non è stato mai fatto”, annuncia l’ex sindaco capitolino, “ridurre le tasse ai contribuenti leali, ai lavoratori dipendenti e autonomi che oggi pagano troppo”. E qui lo slogan è d’obbligo: “Pagare meno, pagare tutti”. Peserà invece allo Stato l’aiuto alla maternità, perche Veltroni si propone di invertire il trend demografico mediante “l’istituzione di una dote fiscale di 2500 euro al primo figlio e aiuti per gli asili nido”.
Per quanto rigurada gli scottanti “temi etici”, non sono inseriti in un capitolo a sé stante. Nella parte riguardante “garanzie e diritti”, si afferma che “il Pd intende prevenire l’accanimento terapeutico anche attraverso il testamento biologico” e promuovere “il riconoscimento dei diritti delle persone stabilmente conviventi”. Nella parte riguardante lo stato sociale e la sanità si afferma che “la legge 194 è una legge equilibrata, che ha conseguito buoni risultati, e va attuata in tutte le sue parti”.
La lotta alla precarietà, è un’altra delle colonne del programma, assieme alla qualità del lavoro e alla sua sicurezza, “diritto fondamentakle della persona umana” mentre i precari dovranno reaggiungere il minimo mensile di 1000 euro. Non dice come, e chi dovrà sborsarli. Sicurezza e Giustizia, anche se due punti distinti, che prevedono da un lato il rafforzamento delle forze dell’ordine - per far sentire sicui i cittadini - e la certezza della pena; dall’altro la fine allo scontro fra magistratura e politica, con norme innovative per la trasparenza delle nomine di competenza della politica inserendo il principio della non candidabilità in parlamento dei cittadini condannati per reati gravissimi connessi alla mafia, camorra, criminalità organizzata o per corruzione o concussione.
Veltroni lancia infine un attacco all’idea di un paese diviso quale emerge dalla decisione del Pdl di stipulare alleanze al Nord, al Centro e al Sud da una parte con la Lega dall’altra con l’Mpa di Raffaele Lombardo. Veltroni non li cita esplicitamente ma afferma: “Noi presentiamo un programma per far ripartire il paese, senza più veti nè condizionamento, la nostra è l’idea di un paese unito. E da questo punto di vista mi lascia sorpreso di un’alleanza al Nord, con la Lega Nord, al Sud con la Lega Sud e al centro… con la Lega Centro”. Per Veltroni, tra l’altro, “non si capisce che cosa vogliano rappresentare” visto che le diverse realtà “nello stesso schieramento finirebbero per annullarsi a vicenda”.
Nota a margine: il cambio di marcia che il leader del Pd dice di voler imprimere al Paese è stato subito messo in pratica dal pullman verde con cui Veltroni si muove dal Circo Massimo diretto verso Ascoli Piceno, tappa odierna del tour elettorale. A bordo il leader del Pd non c’è, ma nemmeno 50 metri dalla partenza il torpedone viene affiancato da due vigili urbani in motocicletta che fanno cenno all’autista di accostare. I due vigili, molto scrupolosi e puntigliosi, cominciano un lungo esame dei vari documenti per la circolazione e alla fine stilano un verbale con 70 euro di multa per mancanza di cintura allacciata da parte dell’autista che invano ha cercato di spiegare che il pullman era appena partito e aveva fatto nemmeno 50 metri. Non c’è stato nulla da fare e la multa verrà girata alla sede del Pd.
- Lunedì 25 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 25 Febbraio 2008 alle 19:03 fercas ha scritto:
Il programma di Veltroni è come lui, fumoso ed inconcludente. Promette 2500 euro per le famiglie che mettono al mondo un bebè! Ha copiato malamente il Duce che, a quei tempi, dava ben 500 lire! Parla di far pagare le tasse però non dice come, io gli suggerisco di introdurre la contrapposizione d’interessi tra utilizzatore e prestatore del servizio, cioè rendere deducibile la spesa sostenuta per prestazioni professionali ed artigianali! Sarebbe così semplice! Perchè non l’ha messa nel programma? A dimenticavo, anche i liberi professionisti e gli artigiani votano!!!
Ridurre i costi della politica portando alla media europea gli stipendi dei parlamentari, abolire le province, imporre per legge il numero massimo di consiglieri regionali e comunali, con un tetto massimo sulle retribiuzioni! Abolire le consulenze esterne! Legare gli stipendi del manager pubblico ai risultati: l’azienda fà utili avrai un compenso, è in perdita dovrai dei soldi allo Stato; perchè non lo scrive nel programma? A dimenticavo anche questi votano! Veltroni, se mai diventasse premier, farebbe come ha fatto quale sindaco di Roma: poca cosa! Cordialità.
Il 25 Febbraio 2008 alle 19:48 Veltroni come Prodi: alla ricerca dell’equilibrio tra Emma e Rosy » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Capitava anche a Prodi. Non passava giorno che l’azione del suo governo non fosse oscurata dalle liti dei suoi ministri o dalle battaglie (verbali e di piazza) degli esponenti della sua stessa maggioranza. Sta capitando anche a Veltroni: nel giorno in cui l’ex sindaco di Roma presenta il programma del Pd, l’attenzione viene catturata dall’accesa polemica tra Emma Bonino e Rosy Bindi. A sferrare il primo colpo è il ministro della Famiglia, che dalle colonne de La Stampa attacca a testa bassa i Radicali: “Se sono coerenti non dovrebbero firmare l’accordo con Veltroni e non dovrebbero candidarsi” con il Pd. [...]
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