Una madre che non può più nemmeno sperare, “la mia vita finisce qui”, ha detto. Un padre presunto colpevole che vede uno spiraglio per uscire di prigione. E un’indagine che si infittisce ancora di più. Il ritrovamento casuale dei corpi di Francesco e Salvatore Pappalardi, scomparsi a Gravina in Puglia la sera del 5 giugno 2006, invece di risolvere il giallo moltiplica i dubbi. Come sono finiti i due fratellini in fondo al pozzo di quella casa abbandonata? Sono caduti, tutti e due insieme? Oppure qualcuno ce li ha buttati, senza essere visto? Non è neppure certo che i bambini siano morti subito. Pare, piuttosto, che siano rimasti vivi per qualche giorno là sotto.
“Abbiamo la sensazione, benché debba essere confortata con i dati tecnici”, ha dichiarato oggi il procuratore della Repubblica di Bari, Emilio Marzano, “che abbiano subito un’orribile morte”. I bambini infatti non sono stati trovati in corrispondenza dell’imboccatura del pozzo, larga poco meno di un metro per un metro, ma in un lato della cisterna, distanti una quindicina di metri l’uno dall’altro. Dopo essere precipitati per 22 metri, quindi, non sono rimasti fermi. I due corpi erano rannicchiati, in posizione fetale, Ciccio con le mani tra gambe, Tore con il pollice in bocca, senza scarpe, con i pantaloni leggermente abbassati e un giubbotto sfilato. Secondo la valutazione del medico legale Luigi Strada, consulente del difensore di Filippo Pappalardi, in carcere da novembre con l’accusa di aver ucciso i figli, i bambini sarebbero morti dopo la caduta. Forse di fame, di sete, di freddo. E di paura.
Possibile che nessuno abbia sentito gridare in quei giorni i due fratellini imprigionati, ma vivi, sotto terra? La cisterna si trova praticamente nel centro storico di Gravina, a 500 metri dalla piazza dove Francesco e Salvatore sono stati visti l’ultima volta. Gli inquirenti comunque stanno cercando una possibile via di accesso al pozzo diversa dal buco sul terrazzo della casa. Sarà fondamentale stabilire, grazie al medico legale e alla polizia scientifica, l’epoca e la causa esatte della morte. Quello che è certo è che le forze dell’ordine nei mesi successivi alla scomparsa avevano controllato anche la zona del ritrovamento. “Le verifiche sono state fatte anche in questa zona, tanto che il personale ha segnato il passaggio con una vernice particolare”, ha spiegato il questore di Bari, Vincenzo Maria Speranza.
Le bare con i resti di Ciccio e Tore sono state portate fuori dal casolare tra gli applausi commossi della gente. Domani mattina la madre, Rosa Carlucci, dovrà andare al Policlinico di Bari per il riconoscimento ufficiale. Intanto Angela Aliani, l’avvocato di Filippo Pappalardi, mette in discussione l’intera inchiesta. Secondo il legale, l’ipotesi della disgrazia diventa la principale, anche perché sarebbe difficile ricostruire come Pappalardi abbia potuto gettare i due corpi senza essere visto, in una serata d’estate e in una zona densamente popolata.
“L’impianto accusatorio al momento rimane in piedi”, risponde il questore. “Non è una questione di principio, perché finora parliamo di indizi molto gravi. Anche se non mi sentirei di escludere la caduta accidentale”. Continua Speranza: “La magistratura ha avallato ipotesi investigative e sufficienti indizi di colpevolezza nei confronti del padre dei ragazzini, e poi c’è tutta una serie di contraddizioni”. Tornando all’incidente ha precisato: “è difficile che si possa essere verificata un’ipotesi del genere anche perché i fratellini non erano così piccolini da non rendersi conto del pericolo”. Anche il procuratore Marzano considera valida l’accusa al padre. “Abbiamo soltanto il dovere ovviamente di approfondire e questa è stata la nostra preoccupazione durante tutta l’inchiesta”.
Quando il padre di Ciccio e Tore fu arrestato, l’accusa ricostruì il presunto retroscena del delitto. La sera della scomparsa i due bambini sarebbero stati in punizione, perché rientrati troppo tardi qualche giorno prima: Pappalardi tornò a casa e scoprì che erano usciti nonostante gli fosse stato proibito (in realtà col permesso della matrigna), si arrabbiò molto e uscì a cercarli. Un amichetto dei fratelli ha in seguito raccontato che l’uomo trovò i suoi figli in piazza delle Quattro Fontane e che si allontanò con loro.
In un’intercettazione dell’8 giugno, tre giorni dopo la scomparsa, Pappalardi dice: “Mo’ devo portare l’acqua ai cani, che è da sab… domenica che non ci vengo qua. Dovessero morire pure i cani”.
LEGGI ANCHE: Trovati per caso, nel salvataggio di un bimbo precipitato giocando - Ciccio e Tore, un giallo lungo venti mesi - Il papà in cella da novembre si è sempre dichiarato innocente - In fondo al pozzo la verità . Guarda la GALLERY
Il VIDEO servizio:
- Martedì 26 Febbraio 2008
![[i]26 febbraio 2008[/i] - La polizia nella casa abbandonata a Gravina di Puglia, dove ieri notte, in una cisterna, sono stati ritrovati i resti umani che apparterrebbero a Ciccio e Tore Pappalardi, i fratellini scomparsi nel giugno 2005. La casa nella quale si trova la cisterna fa parte di un gruppo di case abbandonate, in via Giovanni Consolazione, a poca distanza dalla pineta comunale e dalla stazione ferroviaria di Gravina in Puglia, nell'area retrostante il municipio. Dista 400-500 metri da piazza Quattro Fontane, dove i due fratellini furono avvistati per l'ultima volta, secondo la testimonianza di un loro compagno di giochi.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]<br />](http://gallery.panorama.it/albums/upload/febbraio08/gravina/normal_gravina04.jpg)
Tutto sulla tragedia della Costa Concordia
La pirateria online è un furto?
Avetrana: video, articoli e foto esclusive
IL MEGLIO DEL 2011







LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie
Mostri della porta accanto
Il Governo Monti
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama








Lettere dal fronte dei nostri soldati














Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 3 Marzo 2008 alle 19:32 carlo.tosi ha scritto:
Non è semplice capire cosa sia veramente successo ai due poveri bambini di Gravina, ma un paio di considerazioni si possono tranquillamente fare.
Una grande responsabilità oggettiva si può attribuire alle autorità locali, perchè non è possibile lasciare incustodito e non protetto da barriere invalicabili un luogo tanto pericoloso.
in pieno paese. In secondo luogo, le prime ricerche non sono state abbastanza accurate in questo posto, dove era risaputo che vi andavano i bambini a giocare. Probabilmente non era possibile salvare i fratellini, ma almeno non si lasciava passare tutto questo tempo di incertezza, accuse e disperazione.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.