Referendum contro l’aborto promosso dal Movimento per la vita, 18 maggio 1981: i sì all’abrogazione della 194 ottengono il 32 per cento. Il fondatore del Movimento per la vita, Carlo Casini, lo ribattezza “il partito del 32 per cento” e promette che continuerà la battaglia. Trent’anni dopo sembra essere arrivata l’ora della rivincita, grazie all’iniziativa di Giuliano Ferrara. Invano Silvio Berlusconi e Walter Veltroni hanno tentato di tener fuori la 194 dalla campagna elettorale.
Il tema si impone come grande questione simbolica che attraversa gli schieramenti politici. Plaude il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, che chiede una verifica sull’applicazione della legge 194 e una sua revisione alla luce dei progressi scientifici. Soddisfatto il cardinale Camillo Ruini, tra i primi a sostenere Ferrara per la moratoria contro l’aborto. Si gode la rivincita Casini, che propone di affidare al futuro Parlamento “una riforma della prima parte della legge e una radicale riorganizzazione dei consultori familiari affinché non dipendano più dal ministero della Sanità”. La senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile nazionale famiglie e minorenni di Forza Italia, annuncia per la prossima legislatura “un pro getto di legge di modifica della legge 194, fissando una serie di misure obbligatorie e prevedendo l’Ivg solo a determinate condizioni “.
Il senatore Alfredo Mantovano di An ricorda il successo dello “schieramento trasversale di parlamentari che ha approvato la legge 40 sulla fecondazione assistita, ha detto no ai dico e alla legge sull’omofobia”. Nessuno, dice Mantovano a Panorama, “può pretendere di avere il monopolio del partito della vita: c’è una sensibilità che attraversa i poli e va valorizzata”. E fa una previsione: “Se vincerà il Popolo della libertà sarà più facile anche per i cattolici del Partito democratico difendere insieme con noi i valori della vita e della famiglia”. Il deputato di Forza Italia Maurizio Lupi, fondatore dell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, insieme con Ermete Realacci, punta al medesimo obiettivo: “L’esperienza dell’Intergruppo è preziosa: sui grandi temi, patrimonio di tutti, quali la vita e la famiglia, i cattolici che militano nei diversi partiti dovranno lavorare insieme”.
Lupi trova sponda nel Partito democratico. A cominciare dal teodem Luigi Bobba che propone: “Tutti siamo convinti che 130 mila aborti l’anno in Italia sono un dramma. Verifichiamo come la legge 194 è stata attuata e cosa si può fare per prevenire il maggior numero di aborti. Investiamo sui consultori, che dovevano essere uno ogni 20 mila abitanti e invece sono quasi il 30 per cento in meno. Ma non possiamo limitarci alla 194. In questa campagna elettorale si parla solo di politica economica, dimenticando che politiche per l’infanzia, ecologia e bioetica sono altrettante emergenze. Su questi temi non si può procedere a colpi di maggioranza, occorrono piuttosto una mobilitazione trasversale e larghe intese”. Al centro, l’ex portavoce del Family day Savino Pezzotta, della Rosa bianca, fa lo stesso ragionamento di Bobba e Lupi: “Le questioni eticamente delicate non possono essere delegate a un singolo partito o coalizione. Vanno affidate al Parlamento dove andrà lasciata libertà di coscienza. L’aborto è una questione pubblica, non partitica. Occorre promuovere uno schieramento trasversale che chieda di verificare l’applicazione della legge 194 e proponga eventuali correzioni alla luce dei progressi della scienza medica”.
Scende in campo anche l’altra portavoce del Family day Eugenia Roccella, candidata nelle liste del Pdl insieme con Assuntina Morresi, entrambe schierate contro l’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486. Ferrara è il convitato di pietra. I parlamentari cattolici hanno dapprima aderito alla sua proposta di moratoria, per poi ritirare ogni appoggio quando il direttore del Foglio ha trasformato la sua campagna in lista elettorale. Ferrara, forte dell’appoggio di Ruini, rischia di togliere voti anzitutto all’Udc di Pier Ferdinando Casini, sostenuto dall’insolito “endorsement” del direttore di Avvenire, Dino Boffo.
Tuttavia Domenico Delle Foglie, organizzatore del Family day e attuale portavoce del Comitato scienza e vita, non si fa illusioni: “Assistiamo a un’improvvisa e profonda ristrutturazione del sistema politico italiano che minaccia di essere condotta a scapito dei cattolici. I credenti, infatti, rischiano di scomparire o di essere irrilevanti in entrambi gli schieramenti. Il bipolarimo non può essere ridotto a un duopolio politico che soffoca la democrazia “. Per questo, spiega Delle Foglie, i vertici della Chiesa italiana sono scesi in campo. Cercano di reagire i cattolici del centrosinistra, mettendo da parte ogni rivalità. Il 27 febbraio si ritroveranno a fianco a fianco i vecchi nemici di un tempo, teodem e popolari della Margherita, per un convegno su “Educare al bene comune”. Tutti uniti contro l’ipotesi di accordo del Pd con Emma Bonino e i radicali. “Su questo punto non molleremo” scandisce Paola Binetti. Nel centrodestra Lupi rivendica la carta dei valori del Popolo della libertà: “La famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna viene indicata come cardine della società”.
Ma, in realtà, anche nel Pdl la spaccatura fra laici e cattolici sui temi etici resta profonda: Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi esprimono al riguardo sensibilità opposte. I vescovi vedono con grande preoccupazione la possibilità che i cattolici siano ridotti al ruolo di comprimari nel prossimo Parlamento. Per questo rilanciano un’offensiva in grande stile che avrà il suo culmine il 10 marzo, quando il presidente della Cei Bagnasco terrà il discorso di apertura al Consiglio episcopale permanente. È atteso un forte richiamo alla responsabilità dei cattolici impegnati in politica e la raccomandazione agli elettori di valutare con attenzione programmi e qualità dei candidati.
- Martedì 26 Febbraio 2008

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Commenti
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Il 26 Febbraio 2008 alle 15:03 Sussurri e grida dei cattolici fanno fischiare le orecchie a Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Entrambi, Ordine dei medici e Viale, hanno poi chiesto l’introduzione per legge della pillola abortiva Ru486. Un po’ troppo per la Chiesa. Soprattutto per la Chiesa attuale, che dall’Italia alla Spagna ha deciso di difendere anche in politica le proprie trincee. In particolare in Italia, sia la Cei sia il Vaticano hanno mal sopportato il ruolo minoritario cui si è condannato Pier Ferdinando Casini. Ed ora premono perché gli ex Dc diano vita almeno ad polo di centro con Rosa Bianca e Udeur. Tuttavia sanno benissimo che anche se questo conglomerato si organizzasse avrebbe poche chance di influire sui futuri equilibri parlamentari, e perfino di raggiungere il quorum per eleggere dei senatori. Un ruolo di pura testimonianza non basta alla Chiesa. [...]
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