
Tutto poteva immaginare Walter Veltroni, tranne trovarsi tra i piedi, nel bel mezzo della campagna elettorale, la questione cattolica. Eppure il titolo di Famiglia Cristiana (settimanale tornato sotto l’osservanza delle gerarchie ecclesiastiche dopo anni di occhieggiamenti a sinistra) non lascia dubbi: l’alleanza tra Pd e radicali è “Un pasticcio veltroniano in salsa pannelliana”. Un paradosso per il candidato premier, che nei sue due mandati di sindaco di Roma, pur guidando una coalizione con tutta la sinistra, è sempre stato attentissimo a non urtare il Vaticano al punto di far cadere nel dimenticatoio, tra gli ultimi atti romani, una sorta di registro amministrativo delle coppie di fatto. E che nel congegnare a tavolino la stessa architettura del Partito democratico aveva piazzato in posizioni strategiche esponenti ex Margherita del mondo cattolico, a cominciare dal suo numero due, Dario Franceschini. La stessa staffetta per il Campidoglio con Francesco Rutelli, che da anni si è spostato su posizioni filo-Chiesa, andava in questa direzione.
I ponti d’oro indubbiamente riservati a radicali hanno per ora compromesso questo feeling. È noto che chi si mette in casa i discepoli di Marco Pannella ne guadagna in principi ma anche in guai. D’altra parte i radicali sembravano indispensabili a Veltroni per guadagnare quei voti marginali che, specie nel Lazio e in Piemonte, possono illudere di un pareggio a Senato. L’arrivo della pattuglia radicale ha coinciso con un documento dell’Ordine dei medici in difesa della legge 194 sull’aborto, ma soprattutto con un’intervista decisamente hard di Silvio Viale, ginecologo radicale e ultra-abortista. Viale, tra le altre cose, ha proposto di legalizzare l’aborto anche oltre i termini di legge, fino al quinto o sesto mese, per tutelare le esigenze psichiche della donna.
Entrambi, Ordine dei medici e Viale, hanno poi chiesto l’introduzione per legge della pillola abortiva Ru486. Un po’ troppo per la Chiesa. Soprattutto per la Chiesa attuale, che dall’Italia alla Spagna ha deciso di difendere anche in politica le proprie trincee.
In particolare in Italia, sia la Cei sia il Vaticano hanno mal sopportato il ruolo minoritario cui si è condannato Pier Ferdinando Casini. Ed ora premono perché gli ex Dc diano vita almeno ad polo di centro con Rosa Bianca e Udeur. Tuttavia sanno benissimo che anche se questo conglomerato si organizzasse avrebbe poche chance di influire sui futuri equilibri parlamentari, e perfino di raggiungere il quorum per eleggere dei senatori. Un ruolo di pura testimonianza non basta alla Chiesa.
Dunque le attenzioni delle istituzioni cattoliche sono concentrate su Pdl e Pd. Dal primo non possono attendersi nessuna sorpresa negativa: Silvio Berlusconi ha detto che la 194 non sarà materia di campagna elettorale, il che coincide con la frontiera attuale della Chiesa. I timori vengono tutti dal Pd. Radicali, medici abortisti, perfino una candidatura di prestigio come quella di Umberto Veronesi, con le sue aperture alla fecondazione assistita e all’eugenetica, hanno fatto scattare l’allarme. La risposta veltroniana è per ora improntata al buon senso (”Le istituzioni sono laiche ma ognuno, anche i cattolici, ha diritto di far sentire la propria opinione”) ma nulla più: la Chiesa vuol sapere quanto il Pd è disposto a spingersi non tanto sui diritti civili ma, appunto, su terreni impervi come l’eugenetica e l’aborto. E questo il “programma snello” ma inevitabilmente vago di Veltroni non lo dice.
La pattuglia ultracattolica nel Pd, capitanata da Paola Binetti, Giorgio Tonini e Luigi Bobba, lancia l’allarme. Se vogliamo, un già visto con il governo Prodi, ai tempi della legge sui Dico. Ma ora ai teodem si uniscono ex Dc come Rosy Bindi, Pierluigi Castegnetti, Beppe Fioroni o Enzo Carra, cioè esponenti organici della sinistra antiberlusconiana. Pezzi da novanta con molti consensi sul territorio. I loro attacchi ai radicali suonano come critiche a Veltroni: e la gioiosa macchina da guerra di Walter rischia di incepparsi di fronte a questa inopinata riedizione della guerra tra guelfi e ghibellini. Qualcosa che Veltroni, che aveva organizzato tutto, non aveva previsto.
- Martedì 26 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 26 Febbraio 2008 alle 19:22 carlo.tosi ha scritto:
Famiglia Cristiana ha fatto benissimo ad esprimersi così duramente sull’alleanza elettorale del PD con i radicali. Moltissimi elettori di centro, non necessariamente cattolici, non gradiscono anzi rimproverano a veltroni questa sciagurata scelta. Questa intesa con fini puramente elettorali solo per far numero, ha l’aria di essere un clamoroso passo falso, che otterrà l’effetto contrario, una grande fuga di voti. La gente “normale” non vuol avere rappresentanti in parlamento del tipo drogati, gay, lesbiche ecc.
Quindi caro Veltroni, occhio a quello che fai.
Il 26 Febbraio 2008 alle 19:34 terranostra ha scritto:
I napoletani e i campani hanno capito da tempo la barzelletta recitata
sul teatrino dal cafone e dalla strega.
Ormai è così chiaro.
La CASTA vegeta nei palazzi istituzionali! Nessuno vuole perdere la ricca poltrona. Né a destra, né a sinistra hanno intenzione di buttare
via questa banda di incapaci che amministra Comune,Provincia e
Regione.
Infatti è incredibile ma vero, nonostante la situazione catastrofica
in cui versa la Campania e la città di Napoli, e non solo per la monnezza,per la Sanità,per la Sicurezza,i politici sono tutti felici,contenti e determinati a rimanere ancorati ai loro posti pubblici.
I cittadini onesti di Napoli e della Campania si sentono di non appartenere più né a questa Città e neanche più a questa Nazione.
Loro hanno pagato,pagano e pagheranno le tasse. Loro, ogni giorno si sono
recati,vanno,andranno al lavoro impegnandosi al massimo. Loro si sono
attivati,agiscono e si comporteranno sempre con senso civico e responsabile, insomma hanno fatto e continueranno a fare il loro dovere.
Quindi auspicano di non ritrovarsi in una giungla dove vince il
più traffichino distributore degli incarichi pubblici arruolato come
Gran Maestro della Massoneria.
I campani si sono convinti che la
politica del PD e’ solo un nuovo modo per ingannare gli elettori con
facciate di buonismo… e con un trasformismo senza precedenti,
rimanendo sempre settari e vincolati al vecchio sistema comunista .
EX PCI, EX PDS, EX QUERCIA, EX ULIVO EX;EX;EX; rinnegati…..
COMUNQUE….. RIMANGONO TESTE DI LEGNO!!
ing.Ciro Cipolla
Il 26 Febbraio 2008 alle 20:07 carlo.tosi ha scritto:
Pienamente daccordo con Lei caro Sig. Cipolla
Il 27 Febbraio 2008 alle 17:07 Pd e socialisti: mai dire mai. Boselli fa il duro ma Angius tratta lo stesso » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Primo perché i compagni del Pse (Partito del Socialismo Europeo) insistono e si lamentano chiedendo come mai il partito di Boselli e Angius, che è dentro l’Internazionale Socialista, non fa parte dell’alleanza. Domanda sempre rimasta inevasa dai diessini del Pd. Che non riescono a dare una risposta, in maniera coerente e unitaria, al pressing del presidente del Pse Poul Rasmussen. C’è poi una dinamica relativa alla vittoria delle elezioni: alcuni (maligni) parlamentari, proprio del Pd, si chiedevano alcuni giorni or sono a Montecitorio se: “Veltroni si stesse attrezzando per una buona sconfitta o per vincere davvero?”. Per una buona sconfitta, Veltroni non avrebbe bisogno dei socialisti; mentre per vincere davvero – cioè per andare a cercare la maggioranza relativa dei voti alla Camera che gli darebbe 340 seggi – il partitino di Boselli gli sarebbe molto utile, soprattutto in regioni di frontiera come la Calabria o la Puglia, dove i Socialisti contano numeri vicini al 5%. Certo le ultime polemiche con la parte cattolica dello schieramento non aiutano i tentativi di alleanza tra Socialisti e Pd: “Chi glielo va a spiegare alla Binetti che dopo i Radicali, dopo Veronesi ora entrano pure quei laici dei Socialisti?” esclama un deputato diessino del Pd, rigorosamente anonimo. Infine, nonostante Pd e socialisti non lo vogliano ammettere ufficialmente, a pesare nella loro difficile trattativa ci sono altri due problemi. Uno: il Pd pone il veto ai diessini che sono andati nel Psi (e in modo particolare su Gavino Angius, fuoriuscito dai Ds nell’ulltimo congresso che sancì la fusione con la Margherita e che per questo verrebbe bollato come “infedele”). Due: i Socialisti sono disposti a ricalcare il modello radicale di entrata nelle liste del Pd, ma a patto di sciogliere il loro partito in quello di Veltroni. Fondere il Ps nel Pd sarebbe per Boselli la sconfessione del lavoro degli ultimi due anni. [...]
Il 27 Febbraio 2008 alle 21:13 vincenzo.m. ha scritto:
Fanno fischiare le orecchie a qualcun altro non appena, entrambi gli schieramenti, si concentreranno sugli effetti derivanti dalle ultime dichiarazioni in merito alla pedofilia. Problemi risolti, lo saranno sicuramente, perchè rinviati, quelli attinenti la 194, il testamento biologico, le coppie di fatto e l’eugenetica. Proviamo a risolvere il problema della castrazione chimica ai pedofili suggerita da entrambi gli schieramenti. Nella malaugurata ipotesi che il pedofilo fosse un prete, riferimento ovviamente ipotetico ed al limite della fantasia, cosa farebbero?
Si appellerebbero alle note a margine di altrettanti ipotetici concordati o si procederebbe?
Consiglio prudenza, prudenza, prudenza… Entrando nell’Unione Europea si sapeva di dover accettare una visione più laica della società.
Un successo inequivocabile: la tanta discussa moratoria sulla pena di morte in realtà non obbliga nessuno a tenerne conto poichè trattasi di un “consiglio” valutativo.
Le orecchie ora fischiano a me…
Il 14 Agosto 2008 alle 12:51 Famiglia Cristiana rilancia: “Speriamo non rinasca il fascismo” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Mica si tira indietro Famiglia Cristiana. Al polverone sollevato dopo l’ennesimo “numero anti governativo”, alle accuse di “cattocomunismo” lanciate da esponenti del centrodestra, il periodico dei Paolini risponde citando un rapporto dell’organizzazione Esprit, si augura che “non sia vero il sospetto” che in Italia stia rinascendo il fascismo “sotto altre forme”. In un editoriale firmato da Beppe del Colle, il settimanale cattolico torna a criticare aspramente le misure varate dal governo italiano in tema di sicurezza, soprattutto “la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom” e ricorda come in Europa sia tornata alla mente, “come un simbolo”, la foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss. Tutto questo a meno di 24 ore dalla prima sassaiola partita da Famiglia Cristiana, che ha definito “gioco con i soldatini, neanche fossimo in Angola” le misure sulla sicurezza prese dalla maggioranza del “presidente spazzino”. “Ora basta”, si legge nell’editoriale sul numero in edicola di questa settimana che replica soprattutto al sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi. Giovanardi, scrive Famiglia Cristiana, “non ha nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale. Nessuna autorità religiosa” puntualizza il settimanale “ci ha rimproverato nulla del genere. Siamo stati, siamo e saremo sempre in prima linea su tutti i temi ‘eticamente irrinunciabili’: divorzio, aborto, procreazione assistita, eutanasia, dico, diritti della famiglia; abbiamo condannato l’inserimento dei radicali nelle liste del Pd. E ora basta”. “Non siamo mai cambiati” aggiunge del Colle “nel modo di affrontare le realtà del mondo con spirito di cristiani. Eppure, di tanto in tanto arrivano lettere: siete cattocomunisti. Perché? Perché critichiamo l’attuale Governo, come abbiamo fatto con tutti i Governi, anche democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo”. Nell’editoriale, Famiglia Cristiana ribadisce tutte le sue critiche alla “sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom, aggiungendo violenza alla loro esistenza già piena di violenze anche da parte dei genitori”. “Se ne sono accorti in tutta Europa, dove resta vivo l’orrore della discriminazione sociale delle minoranze: quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta” ricorda Del Colle “alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato. Esprit ha scritto: ‘Gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari’. Sarà ‘incredibile’, ma è vero. Speriamo” conclude Famiglia Cristiana “che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo”. E la polemica torna a montare, i toni tornano ad alzarsi. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, che aveva tacciato Famiglia Cristiana di criptocomunismo, ha già annunciato querela al direttore del settimanale Don Antonio Sciortino per le espressioni ingiuriose usate nei suoi confronti. Un attacco che il capogruppo del Pdl definisce una “caduta di stile di una persona travolta da un crollo di vendite, oggi documentato anche dal Sole 24 Ore“. Il quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli, infatti, pubblica oggi un’inchiesta che mette in luce la “crisi in edicola” per il settimanale dei Paolini. Per Gasparri inoltre nel settimanale “c’è una ridicola voglia di protagonismo da parte di chi dirige male un giornale che non rappresenta le gerarchie della Chiesa”. La replica del direttore Sciortino è che il settimanale non ha come bersaglio preferito il governo Berlusconi, a cui, sostiene il direttore siciliano, “pure abbiamo dato credito, tant’è che ho definito l’illustrazione del premier alle Camere un discorso da statista”. Semplicemente la rivista si schiera, come recita il nome, al fianco delle famiglie (cristiane). Quelle che non arrivano a fine mese, quelle che “vanno nelle mense della Caritas anche alla metà del mese per mangiare”, si legge nell’intervista rilasciata La Stampa. Una crociata dunque non politica ma ideologica. Nel senso cristiano del termine. “Le nostre posizioni sono perfettamente allineate a quelle del cardinale Martino” si è difeso il direttore del settimanale. “Il quale invita a combattere la povertà, non i poveri che rovistano nei cassonetti”. [...]
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