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La tecnologia abbonda nei Comuni italiani, ma più a parole che a fatti. Questo secondo il quarto white paper L’attuazione dell’e-government in Italia: retorica o realtà ?, realizzato da Maria Cucciniello e Greta Nasi per l’Ocap, Osservatorio sul cambiamento delle amministrazioni pubbliche della Sda Bocconi.
L’indagine è stata svolta su 135 Comuni con più di 40 mila abitanti. Ed è stato rilevato che nel 60% di questi, a ogni dipendente corrisponde ormai un computer, il 66,4% ha un sito internet da almeno cinque anni e praticamente in tutti i casi (98,4%) almeno l’edificio principale è cablato. Ma l’integrazione dei processi e l’offerta di servizi on line ai cittadini sono ancora scarse.
I Comuni, nonostante detengano un dominio internet e riescono almeno a fornire ai cittadini soprattutto informazione (96%), peccano ancora nell’interattività . Che è limitata e non va oltre l’invio di e-mail o la presenza di forum (89%).Ancora rari i servizi che consentono di concludere transazioni (21%): come l pagamento delle imposte e dei servizi.
Le procedure più spesso informatizzate sono gestione interna della contabilità (100%), anagrafe (100%) e gestione delle paghe (98,5%), anche se non necessariamente con un collegamento al sito comunale. Spesso e volentieri, poi, i vari applicativi non sono in grado di comunicare tra di loro.
E d’altronde il 19,5% dei navigatori abituali dichiara di utilizzare internet per svolgere pratiche con la pubblica amministrazione, e vanno per la maggiore i servizi come il pagamento delle tasse, la ricerca di lavoro tramite agenzia di collocamento, l’accesso alle biblioteche pubbliche e l’iscrizione a scuole o università .
I Comuni sono comunque consapevoli della necessità di un cambiamento: il 53% degli enti ha elaborato un piano strategico per le tecnologie e il 44% intende farlo in tempi brevissimi, ma gli investimenti ancora molto scarsi (meno dell’1% del budget nell’85% dei casi) rallentano la volontà . E la dotazione di personale specializzato è ancora inadeguata, basti pensare che solo il 30% dei Comuni dichiara che il personale che si occupa di IT ha anche formazione manageriale.
Come dice il titolo del white paper dell’Ocap, “e-government in Italia: retorica o realtà ?”: una domanda ancora senza risposte
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- Mercoledì 27 Febbraio 2008

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Commenti
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Il 29 Febbraio 2008 alle 12:53 Wikidemocracy e OpenPolis: la rivoluzione politica fatta dal basso » Panorama.it - Cultura e società ha scritto:
[...] Se è vero che l’e-government in Italia è praticato più a parole che nei fatti, altrettanto si può dire della comunicazione politica online. Nessun partito, finanche il tanto 2.0 sito del Partito Democratico, ha puntato più di tanto su nuove strategie di coinvolgimento e partecipazione per i cittadini-elettori. A parte la mania dei blog che sembra contagiare un po’ tutti al momento della campagna elettorale (l’ultimo arrivato è Piero Fassino) per poi dimenticarsene il giorno dopo i risultati, in Italia si continua a fare comunicazione solo per la tv e i giornali. E al web si ricorre come a una semplice vetrina su cui duplicare contenuti spesso pensati per altri media. Per trovare qualcosa di più innovativo in Italia bisogna guardare verso il sottobosco della rete, dove stanno prendendo piede diverse iniziative di politica partecipata. Due servizi sbarcati di recente online meritano un’attenzione particolare. Il primo è WikiDemocracy e si presenta come “un progetto collaborativo e democratico per la stesura e revisione di programmi politici”. Per ogni partito è previsto uno spazio apposito in cui, secondo l’approccio sperimentato con successo su Wikipedia, ciascun membro può discutere e apportare modifiche ai programmi elettorali. Ideato dall’imprenditore delle telecomunicazioni Stefano Quintarelli, il servizio ha ricevuto apprezzamenti, anche se in molti lamentano l’impostazione troppo allineata sul modello dei partiti. “L’idea è accattivante. Peccato, però, che non si possano inventare anche nuovi partiti, e occorra invece ispirarsi a quelli già esistenti” scrive il blog Politicaduepuntozero “Il gioco sarebbe stato più allettante, soprattutto nel Paese in cui esistono 158 partiti, 57 milioni di commissari tecnici della nazionale di calcio e almeno altrettanti aspiranti Premier e Ministri…” . Dagli autori di “Voisietequi” (ricordate il test presentato alla vigilia delle politiche del 2006 per scoprire a quale partito si era più vicini?) è invece arrivata una proposta ancora più interessante e che guarda ben oltre l’attuale campagna in corso. Si chiama OpenPolis e sulla falsariga di progetti di watch-dogging già esistenti all’estero (si veda OpenCongress o Congresspedia) intende dar vita a un “sistema di documentazione collettiva per rendere la politica più trasparente”. Basta inserire il proprio Cap per scoprire chi sono i rappresentanti eletti nelle varie sedi istituzionali (dal Comune al Parlamento Europeo). Una sezione denominata “indice di attività ” permette di monitorare il numero di atti firmati da ogni parlamentare. E così scoprire chi sono i più stakanovisti e chi i più fannulloni. Il tutto in maniera documentata e indipendente, lontano anni luce dalla retorica televisiva. [...]
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