La ‘ndrangheta ha cambiato pelle e dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria parte un’offensiva senza precedenti. L’obiettivo è colpire quel reticolo parentale che ha consentito alle cosche calabresi di diventare “la componente più pericolosa della criminalità organizzata in Italia”, come documentato nell’ultimo rapporto dei servizi segreti. Sotto tiro le complicità familiari, a cominciare da quelle che le donne assicurano ai boss latitanti. “Le donne non sono solo consapevoli, ma condividono appieno il disegno mafioso e partecipano alla realizzazione del programma criminale” afferma Natina Pratticò, il giudice delle indagini preliminari che, tra i 51 provvedimenti restrittivi emessi per la strage del 15 agosto a Duisburg, in Germania, ha firmato 8 misure cautelari per altrettante donne accusate di associazione mafiosa o favoreggiamento. Sono madri, mogli, figlie, sorelle, cognate degli ‘ndranghetisti che sono state filmate e intercettate mentre trasferiscono i latitanti, trattano l’acquisto di kalashnikov, chiedono durante i colloqui con i mariti detenuti dove sono nascoste le armi.
“La moglie del boss latitante è l’alter ego del capo, ne assume di fatto il posto. Non si possono più fare indagini moderne trascurando l’altra metà del cielo” dice a Panorama (in edicola dal 29 febbraio) il sostituto procuratore Giuseppe Lombardo. Dall’ufficio del giovane magistrato sono anche partite due richieste al Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria per far decadere dalla potestà genitoriale sia Maria Morabito, moglie del numero uno della ‘ndrangheta Pasquale Condello (nella foto) arrestato il 18 febbraio, sia Margherita Tegano, compagna del latitante Domenico Condello, tuttora latitante. Il provvedimento, senza precedenti, porta le firme anche del procuratore aggiunto Salvatore Boemi e dal sostituto Domenico Galletta.
Il filmato qui sotto documenta proprio la complicità delle mogli nei confronti dei mafiosi che si sottraggono alla legge. Nelle campagne di Rosarno, il 16 febbraio del 2005, i carabinieri scoprirono il rifugio di Gregorio Bellocchio, allora tra i 30 più pericolosi ricercati d’Italia. Dal rifugio, scavato sotto un albero, al momento dello sparo dei lacrimogeni uscì gridando la moglie del boss, Teresa Cacciola, che sotto i vestiti aveva nascosto dei documenti da portare in salvo.
Guarda i VIDEO con le fasi della cattura del boss Gregorio Bellocco e la moglie Teresa Cacciola.
Prima parte:
Il filmato della cattura del boss della ‘ndrangheta Gregorio Bellocco e della moglie Teresa Cacciola - parte I
Seconda parte:
Il filmato della cattura del boss della ‘ndrangheta Gregorio Bellocco e della moglie Teresa Cacciola - parte II
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- Giovedì 28 Febbraio 2008

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