Nella Rosa bianca sboccia Casini. E a Tabacci restano solo le spine

Bruno Tabacci e Pier Ferdinando Casini in una foto d'archivio | Ansa
Ad annunciare la chiusura dell’accordo tra Udc e Rosa Bianca è stato proprio l’uomo che ha dovuto ingoiare il boccone amaro e spendere notti intere (scrive sul suo blog) a rimuginare sul che fare. Ovvero quel Bruno Tabacci che era il candidato premier della Rosa Bianca e che ora dovrà rinunciare in favore di Pier Ferdinando Casini.

Tabacci, nella sua dichiarazione, sembra fare sfoggio di fair play e filosofia. La prende bene e la butta in alto, argomentando sulla costruzione del nuovo soggetto centrista: “Nel lungo termine c’è la costruzione di un nuovo soggetto politico, nel breve, per le politiche, la presentazione di una lista unitaria”. Lo schema dell’accordo? Casini candidato premier, mentre l’ex leader cislino Savino Pezzotta sarà il segretario della nuova formazione centrista. Il nome che gli elettori troveranno sulla scheda elettorale sarà “Costituente di Centro per Casini”.
Il vicepresidente del Senato, Mario Baccini - che dell’accordo è stato il vero deus ex machina e che nelle prossime ore potrebbe sciogliere la propria riserva sulla candidatura per il Campidoglio - ha spiegato: “Casini premier e Pezzotta ci guiderà nella costituente del centro”. Poi il boccone amaro per Tabacci: “Farà un passo indietro per farne due avanti, con la nascita della costituente di centro”.
Dunque, come anticipato da Panorama.it la settimana scorsa, la Cosa Bianca torna insieme sotto le insegne elettorali dello scudocrociato. Mentre alle amministrative, spiegano fonti della Rosa Bianca i due partiti dovrebbero andare separati e con i propri simboli (in Sicilia soprattutto per motivi di ordine “cuffariano”).

Rimangono i problemi sulle candidature, che peraltro stanno impegnando in queste ore tutte le coalizioni. Baccini ufficialmente fa proclami nobili: “Ci siamo lanciati nel progetto della Rosa Bianca senza paracadute. Figuriamoci se ora ci mettiamo a lottare per chi entra e chi no in Parlamento”. Ma è ovvio che la battaglia per le liste (tra candidature pulite e collegi sicuri) è tostissima. Specie se fatta da “vecchie volpi democristiane”, come rivela un deputato centrista. Come finirà? I bene informati di cose centriste dicono 75% di posti all’Udc, 25% ai Rosabianchisti.

Infine Ciriaco De Mita: il reprobo del Pd di Walter Veltroni su cui era stato impostato l’inizio di accordo: “Mi auguro e faccio a lui un appello” conclude Baccini “perché faccia parte del nostro progetto”. Un appello che il vecchio leader Dc difficilmente farà cadere nel vuoto.

Commenti

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Il 28 Febbraio 2008 alle 18:11 nhico ha scritto:

Quando il destino è beffardo e crudele! Povero Tabacci! Aveva fatto tanto per non restare all’ombra di Casini. Ma si sa che non c’è rosa senza spine, e per un posto in parlamento un passo indietro si fa sempre volentieri.

Il 28 Febbraio 2008 alle 19:30 xavier4 ha scritto:

L’obiettivo era cercare di scardinare con coraggio questo sistema basato sul bipolarismo muscolare che tanto ha fatto male all’Italia in questi 14 anni, l’accordo con l’UDC è un mezzo per un fine ultimo di maggior respiro. Bravo Tabacci, la tua voce sarà ancora importante in Parlamento per cercare di alzare la Politica ad un livello più alto che le compete. Auguri di cuore!

Il 29 Febbraio 2008 alle 0:35 flintstone ha scritto:

Baccini e Tabacci se ne sono andati dall’UDC e, con il sindacalista Pezzotta, in cerca da tempo di nuova sistemazione, hanno messo in vaso la rosa bianca. E’ arrivato Casini trafelato, dopo aver appreso che i cantieri edili del suocero Caltagirone erano al completo di personale,e gli ha strappato la rosa di mano.Povero Tabacci di nuovo con un pugno di…spine in mano.

Il 29 Febbraio 2008 alle 5:18 asxmur ha scritto:

Praticamente hanno solo rifatto l’UDC, manca ancora Mastella e si ritorna al ‘94. La politica non sono loro a farla ma a subirla, grazie a Berlusconi e Veltroni che hanno voluto unirsi per formare un vero centrodestra e un vero centrosinistra e noi in mezzo a decidere a chi dare il nostro voto, visto che non si può scegliere il candidato ma la coalizione. Speriamo che questi sistemi dittatoriali finiscano e si ritorni ad una legge elettorale con la preferenza ed il divieto di cambiare come fanno Dini, Mestella e Degregorio.

Il 29 Febbraio 2008 alle 16:21 Corrado Buccieri ha scritto:

E’ adesso viene la notte,profetizzò
Paolo VI,dopo l’assasinio di Moro.
Troppo tardi per le rose bianche .

Il 6 Marzo 2008 alle 18:47 Rosa Bianca e Udc: più che un matrimonio, un Pacs per superare gli sbarramenti » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Più che un’unione consensuale, sembra quasi un Pacs dettato da necessità elettorali. Dopo la decisione di correre insieme alle prossime elezioni nazionali per una Nuova Costituente di Centro, nell’Udc e nella Rosa Bianca affiorano alcune contraddizioni su scelte che non sembrano essere poi così condivise. E se, intervenendo a Panorama del giorno, Savino Pezzotta (che ha definitivamente sbarrato le porte al decimato partito di Clemente Mastella) si dice ottimista sulla possibilità di superare la soglia di sbarramento (8%) al Senato, al Sud per i neo-diccì iniziano i primi problemi. Il caso più vistoso esplode proprio in Sicilia dove, per la corsa alla presidenza della Regione, le due formazioni correranno separate. Il partito di Salvatore Cuffaro appoggierà infatti “l’amico Raffaele Lombardo”, dai più ritenuto il vero erede dell’ex governatore isolano. La Rosa Bianca andrà invece in solitaria e candiderà la psicoterapeuta Vittoria Vassallo. “Qualcosa di più di un volto nuovo per la Sicilia. È una speranza concreta, una persona perbene, una donna impegnata da anni nel suo lavoro e nel volontariato” scrive Bruno Tabacci nel suo blog. Secondo alcuni una scelta coaraggiosa, per molti altri l’unica possibile dopo i distinguo e le riserve mosse proprio dallo stesso Tabacci sull’opportunità di cambiare passo per la Regione, in seguito alla condanna a cinque anni inflitta in primo grado a Salvatore Cuffaro. In ogni caso, una vistosa contraddizione: la Costituente per il Centro candiderà infatti in Sicilia (quota Udc) proprio l’ex Presidente della Regione, affidandogli con ogni probabilità il comando delle truppe neodemocristiane alla Camera. E sarà lì che, verosimilmente, “Totò vasa vasa” si ritroverà gomito a gomito con alcuni dei suoi più caustici oppositori. Unica certezza, di quest’alleanza bifocale, è il ritorno al passato. Già, perché in queste ore è successo proprio quanto Panorama.it aveva preannunciato da settimane: l’ottantenne Ciriaco De Mita, pensionato da Veltroni, è stato ripescato da Casini che lo candida come capolista dell’Udc al Senato in Campania (il suo territorio fin dall’entrata in Parlamento, nel lontano 1963). Il grande vecchio della Dc aveva scelto di aderire (non tralasciando critiche e distinguo) al Pd, che alla vigilia della formazione delle liste gli ha immediatamente comunicato l’amara notizia: troppo esperto, non sarai ricandidato. Ciriaco però non s’è perso d’animo. Ha girato i tacchi, ha sbattuto la porta e, in poche settimane di contatti, è rientrato in corsa con i centristi. Portando in dote lo zoccolo duro del suo elettorato e un buon bacino di voti. Di fronte ai quali non pare pesare poi tanto, nelle valutazioni dei centristi, il fatto che nella Prima Repubblica De Mita fosse proprio il leader di quella Democrazia Cristiana “di sinistra” che guardava al Partito Comunista. Ciriaco cioè rappresentava l’ala laica del partito, esattamente l’opposto della linea della Dc di Forlani, quella dorotea, di cui Casini è oggi l’allievo prediletto. [...]

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