Archivio di Marzo, 2008

L’Expo a Milano: 70 mila posti di lavoro e 44 miliardi di guadagno

Il sindaco di Milano, Letizia Moratti (C), esulta dopo la proclamazione di Milano come sede per l'Expo 2015, lunedì  pomeriggio a Parigi | Ansa

Guarda la GALLERY: come cambierà Milano

Milano capitale d’Italia. È il giorno della città lombarda, che si aggiudica l’Expo 2015. Guidando il rilancio internazionale dell’intero Paese, dopo i problemi non solo di immagine degli ultimi mesi: il caso Alitalia, l’emergenza rifiuti, la mozzarella alla diossina. Ed è il giorno di Letizia Moratti, che in questa sfida ha messo ogni energia possibile e intorno a questo obiettivo è riuscita ad attirare l’appoggio di tutte le categorie e di tutte le parti politiche. In piena campagna elettorale infatti vedere riuniti in uno sforzo comune un’amministrazione comunale di centrodestra e il governo di centrosinistra è una rarità.

La vittoria di Milano è stata decretata dai delegati del Bureau international des expositions. La città italiana ha battuto la turca Smirne, aggiudicandosi un evento che vale quattro milioni di euro di investimenti e 70 mila posti di lavoro. Ha ottenuto la designazione con 86 voti, contro i 65 andati a Smirne. “Sono contenta per Milano, ma sono contenta per tutto il mondo perché sarà un’Esposizione universale per tutto il mondo”, ha commentato a caldo il sindaco Moratti.

I numeri danno la misura di quello che significhi per una città ospitare l’esposizione universale. Nel 2015 a Milano sono previsti 29 milioni di visitatori in sei mesi, 20 miliardi di euro di investimenti e 44 miliardi di euro di guadagni per le imprese e i commercianti. E poi ci sono le grandi opere, a partire dall’enorme struttura che sorgerà di fianco alla nuova Fiera di Rho-Pero e che dovrà ospitare l’evento. Un’area di 1 milione e 700 mila metri quadrati, di cui circa metà destinati a parco, con 8 padiglioni, un anfiteatro, un auditorium e una torre.

[i]22 ottobre 2007[/i] - Lo spettacolo di luci che riproduce negli attuali cantieri aperti della città di Milano la futura skyline del capoluogo lombardo organizzato per la visita dei sei ispettori del Bie (Bureau International des Expositiones) sbarcati oggi a Milano in missione fino a venerdì per verificare sul campo la candidatura di Milano all'Expo 2015.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]

“L’Expo darà una spinta notevole ai grandi rinnovamenti che si preparano per la nostra città dal punto di vista architettonico e urbanistico, grazie anche alla fiducia che arriverà dagli investitori”, spiega l’assessore per lo Sviluppo del territorio Carlo Masseroli. “Noi stiamo già preparando il nuovo piano progettuale, che sarà pronto a fine estate. Milano verrà ridisegnata all’insegna della ‘città pubblica’, fatta di spazi verdi e infrastrutture oltre che di costruzioni private, col Comune come regista. Gli scali ferroviari, i collegamenti, la nuova Bovisa, gli interventi nell’area dell’ex macello, la Città giudiziaria sono solo alcuni dei progetti per la città del prossimo decennio”.

Matteo Gatto, consulente del Comune per i progetti urbainistici, fa parte della delagazione sbarcata a Parigi per il voto. Risponde esultante, tra i cori da stadio del Palazzo dei congressi. “Milano ha investito tutto quello che poteva, fatto tutto quello che c’era da fare, in uno sforzo bipartisan a tutti i livelli istitutuzionali che è già una vittoria”. Un trionfo frutto di grossi investimenti nella promozione, sia pubblici (10 milioni di euro) sia da parte degli sponsor privati. Ma anche della creatività, delle idee e della “generosità”, simboli italiani e che si sono opposte alle ragioni geopolitiche dei turchi, commentano gli uomini della delegazione meneghina.

È felice per Milano e si complimenta con Letizia Moratti Philippe Daverio, ma mette in guardia: “Spesso i milanesi trasformano le grandi fortune in catastrofi. Questa vittoria fa bene alla città, ne avevamo bisogno. Mi auguro però che sia un’opportunità per tutti i cittadini e non solo per gli immobiliaristi, che da domani scateneranno i propri appetiti. Nei prossimi sette anni occorrerà essere vigili, altrimenti si ripeterà il disastro urbanistico dell’area dell’ex Fiera”.

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Sangue e tifo: dopo la morte del tifoso parmense, la stretta è sulle autostrade

Una sciarpa del Parma e una degli ultrà della Juventus del gruppo dei Drughi, allacciate insieme ad una colonnina: si nota subito questo, arrivando nell'area di servizio Crocetta Nord dell'autostrada Piacenza-Torino, dove ieri morto il tifoso parmense Matteo Bagnaresi. Un gesto, l'unione dei colori bianconeri e gialloblu, che dimostra, da parte delle due tifoserie, l'abbandono della rivalit sportiva di fronte alla tragedia. | Ansa
Autostrade più controllate, maggior rigore nella vendita dei biglietti, colpo d’acceleratore alla “tessera del tifoso”. Queste le prime decisioni dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, riunito oggi al Viminale per oltre tre ore dopo la morte domenica 30 in una stazione di servizio del tifoso del Parma Matteo Bagnaresi.
Non c’è stata dunque una risposta emotiva come lo stop alle trasferte per tutti i tifosi invocato da alcuni, nella consapevolezza - sottolineano al Viminale - che la strada intrapresa dopo l’uccisione di Filippo Raciti è quella giusta, come dimostrano i numeri che evidenziano un calo degli incidenti, dei feriti e degli arresti legati al fenomeno della violenza negli stadi. Dei 1.943 incontri disputati in questa stagione, infatti, quelli con feriti sono calati del 15%, i feriti tra le forze dell’ordine sono diminuiti del 62%, gli arresti dell’8%. Dati, dunque, incoraggianti. Specie per quanto riguarda ciò che accade negli impianti sportivi. Mentre persistono le criticità lontano dagli stadi, come testimoniato dall’episodio di ieri e da quello, nel novembre scorso, del tifoso laziale Gabriele Sandri, entrambi avvenuti in un’area di servizio autostradale.
C’è dunque il problema di una maggiore vigilanza sugli incroci pericolosi tra tifosi che possono avvenire sulle autostrade. Ecco perchè si è deciso - insieme ai rappresentanti delle società autostradali e di Autogrill - di potenziare il Piano operativo di sicurezza per relativo ai viaggi dei supporters sulle grandi arterie del Paese. Ci sarà così un maggiore e più puntuale scambio informativo sui passaggi di eventuali veicoli “a rischio”, nonchè un incremento dei sistemi di sorveglianza e sicurezza passiva (come le telecamere).
L’altro aspetto da migliorare è quello della vendita dei biglietti. Già da tempo sono in vigore restrizioni sulla base degli incidenti di cui si rendono responsabili le diverse tifoserie. Ora la vendita avverrà con maggior rigore nei confronti di quei sostenitori ”che non hanno ancora manifestato un’adeguata maturità sportivà’. In altre parole, aumenterà il numero di trasferte vietate ai tifosi, o consentite con forti limitazioni, nonostante le contrarietà dei rappresentanti della Lega Calcio.
Infine, si punta ad accelerare il progetto della “tessera del tifoso”, magari già dal prossimo campionato. Si tratta di una carta personale - che ha funzionato bene in altri Paesi, come ad esempio il Belgio - con la quale il tifoso accetta di farsi riconoscere per poter acquistare il biglietto. Con questa carta i tifosi potranno in futuro superare agevolmente i tornelli degli stadi potendo acquistare il diritto di ingresso anche poco prima dell’inizio della partita, senza dover utilizzare, come succede adesso, i biglietti nominali. E nel caso di trasferte vietate ai tifosi, i titolari della tessera potrebbero essere esclusi dal divieto.

Il VIDEO servizio:

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Dopo la morte del tifoso del Parma, c’è chi propone di abolire le tasferte per i tifosi. Siete d’accordo?

Un esercito di 75mila ultrà. Ecco la mappa dei violenti da stadio

In una foto d'archivio dell'ottobre 2006 uno striscione contro la polizia esposto dalgi ultras della curva a del San Paolo
Un esercito di circa 75.000 persone, di cui 20.000 violenti, pronti a scontrarsi con i tifosi avversari, ma soprattutto con il comune nemico numero uno: le forze dell’ordine. Queste le dimensioni del mondo ultrà secondo gli ultimi dati del Viminale.
Sono circa 500 le organizzazioni ultrà della penisola, di cui una sessantina ispirati alla destra oltranzista (15.000 sostenitori) ed una trentina su posizioni di estrema sinistra (5.000 sostenitori). Da diversi anni si è andata progressivamente affermando una supremazia dell’estrema destra, che domina ormai nelle curve di squadre come Lazio, Roma, Napoli, Ascoli, Salerno, Catania. Si richiamano all’ideologia di estrema sinistra, invece, i supporters di Livorno, Terni, Ancona, Venezia, Savona, Massa Venezia, Torino.
Diverse sono le tifoserie temute per gli episodi di violenza scatenati: i supporters del Napoli (tra cui gruppi come Mastiff), ad esempio, per i quali quest’anno l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive ha piò volte adottato il provvedimento di divieto di seguire la propria squadra in trasferta. Quelli della Roma (Bisl: Basta infami solo lame, Tradizione e distinzione), della Lazio (Banda noantri), del Livorno (Bal: Brigate autonome livornesi) del Catania (Drunks).
E tanti altri nelle serie minori.
Ma quando gli ultras si scatenano con atti di violenza, sottolineano le analisi degli apparati di sicurezza, l’elemento politico-ideologico passa quasi sempre in secondo piano rispetto a quello campanilistico. Ci sono così supporters storicamente nemici come quelli di Fiorentina e Juventus o Verona e Napoli.
Un esempio di tifoserie rivali nemiche giurate per motivi ideologici è invece rappresentato da laziali (di destra) e livornesi (di sinistra). Nel corso degli anni, tuttavia, i gruppi politicamente schierati sono sembrati convergere in un’alleanza contro le forze dell’ordine, come dimostrato da episodi seguiti in diversi stadi all’uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri. Dunque, gli scontri con gli agenti rappresentano ormai la maggior parte degli episodi che vedono coinvolti gli ultras, mentre sono sempre di meno le battaglie tra supporters avversari.
E questa avversione nei confronti dei tutori dell’ordine indipendentemente dalla connotazione politica, evidenzia l’ultima Relazione dei servizi segreti, ha assunto un peso crescente “anche al di fuori dell’ambito prettamente sportivo”.

A Milano l’Expo 2015, vince il “Sistema Moratti”

Il sindaco di Milano Letizia Moratti alla presentazione delle proposte per realizzare, in caso di assegnazione al capoluogo lombardo, l'Expo 2015.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]

Una vittoria per l’Italia, per Milano, ma soprattutto per lei: il sindaco Letizia Moratti. Che in questa sfida ha messo ogni energia possibile ed è riuscita ad attrarre il sostegno di tutte le categorie e di tutte le parti politiche. Sarà il capoluogo lombardo a ospitare l’Expo 2015. Lo hanno deciso i delegati del Bureau international des exposition che hanno votato oggi. La città ha battuto la turca Smirne, aggiudicandosi un evento che vale quattro milioni di euro di investimenti e 70mila posti di lavoro.

Milano ha ottenuto la designazione a ospitare l’edizione 2015 dell’Expo mondiale con 86 voti, contro i 65 andati a Smirne. La votazione è stata preceduta da alcune prove, resesi necessarie perché qualche candidato non avevo dimestichezza con la pulsantiera elettronica per il voto. All’inizio si era anche diffusa la voce di una vittoria di Smirne, con i primi festeggiamenti in Turchia. “Sono contenta per Milano, ma sono contenta per tutto il mondo perché sarà un’Esposizione universale per tutto il mondo”: ha commentato a caldo il sindaco Moratti.

LEGGI ANCHE: E Smirne piange la sconfitta

Elisa, il terzo occhio telematico di Visco contro chi evade le tasse


A sentirne il nome, non ci sarebbe nulla di scoraggiante o minaccioso. Anche perché la sua finalità, e cioè quella di strappare all’evasione diversi miliardi di euro nei prossimi anni, non può che essere vista di buon occhio da quei milioni di cittadini che le tasse le pagano ogni mese. Ma sin dalla sua approvazione, ha già suscitato un’infinità di polemiche e proteste, tutte in difesa di un’eventuale violazione della privacy del contribuente italiano.

Elisa - è questo il suo nome- è l’ultima creatura della “linea-Visco”, ma nasce dalla cooperazione tra governo ed enti locali. Costerà in tutto 14 milioni di euro, di cui poco più di due terzi finanziati dalle amministrazioni territoriali che vi aderiranno.

È una specie di grosso occhio telematico che avrà il compito di monitorare, incrociandoli, informazioni catastali e rilievi fiscali, con la creazione di un unico, enorme data-base, capace di verificare i dettagli patrimoniali di ogni singolo contribuente.

Bologna è la città apripista del progetto: investirà un milione e mezzo di euro e tenterà di recuperarne quasi cento dalla lotta all’evasione. E proprio nella città di Sergio Cofferati, insieme al plauso per l’approvazione del progetto da parte dell’ex viceministro dell’Economia (”bene, tutto ciò che va verso l’efficienza, lo scambio e la trasparenza dei dati è un fatto positivo”), sono arrivate anche le prime proteste. Secondo alcuni osservatori, il rischio è infatti che Elisa si trasformi in un occhiuto e invasivo Grande Fratello economico, a disposizione di molti, troppi, occhi indiscreti.

Voto (amministrativo) agli immigrati: il primo nodo del prossimo Parlamento

Una elettrice immigrata mentre depone il suo voto in un seggio a Roma il 28 marzo 2004 | Ansa
Il Pd di Veltroni si dice favorevole; la Sinistra Arcobaleno afferma si tratti addirittura di una misura ovvia. Il Pdl di Berlusconi per ora ha confermato un’apertura. E la Lega? Contrarissima. Non parliamo poi de La Destra: “Sono impazziti a dare il voto agli immigrati”, commenta, col suo solito modo diretto, su Aria Pulita (7 Gold - Telecity), Daniela Santanché. “Oggi con la situazione d’emergenza clandestini che c’è in Italia” ha proseguito la candidata del partito di Storace “dare il voto agli immigrati non è la nostra precedenza. La destra si preoccuperà della casa per gli italiani, dei mutui, del precariato, del carovita e dei pensionati…”.
Insomma, il voto amministrativo per gli immigrati fa esplodere la polemica. Soprattutto nel centrodestra, dopo mesi di concordia pre-elettorale. A far nascere il caso sono le parole del Cavaliere collegato telefonicamente con i Nuovi italiani, una associazione di immigrati che ha deciso di aderire al Pdl: “Prossimamente sotto il mio Governo ci sarà la discussione sulla concessione del voto amministrativo ai cittadini stranieri. Vedremo come fare per stabilire i criteri per riconoscere questo diritto di voto”. Non una novità, perché i criteri sono quelli già altre volte richiamati (conoscenza dell’italiano, competenze professionali, la condivisione dei “nostri modelli di vita”) anche da Gianfranco Fini, oggi socio del Cavaliere nella sua nuova impresa politica. Ma tanto basta a provocare un deciso altolà della Lega Nord che, con Roberto Calderoli avverte: “Abbiamo fatto un patto su quello che è il contenuto del programma e delle stramberie come il voto agli immigrati non c’è traccia. Abbiamo una Costituzione che prevede che il voto è solo per i cittadini italiani e abbiamo una legge che regolamenta l’acquisizione della cittadinanza italiana, fissando regole precise”.
A dire il vero, prima di cadere, il governo Prodi aveva messo in agenda l’approvazione da parte del Parlamento (il 26 settembre scorso, dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, era iniziato l’iter alla per la modifica del Testo Unico che regolamenta le politiche sull’immigrazione) il disegno di legge Amato-Ferrero, che avrebbe dato diritto di voto attivo e passivo (cioè di eleggere ed essere eletti) più di un milione di stranieri. Il dato fu calcolato (e pubblicato) dagli esperti del Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes (qui il .pdf).
Secondo le stime, il numero dei votanti oscillerebbe tra il milione e 100 mila e il milione e 250 mila: a votare infatti sarebbero gli stranieri comunitari e extracomunitari residenti in Italia da almeno 5 anni. “L’ago straniero della bilancia non è uno scherzo” scrive per esempio il mensile di strada Terre di Mezzo nel numero di dicembre. “A Milano, ad esempio, oggi sono circa 100mila i maggiorenni che potrebbero votare. Alle ultime elezioni il sindaco Letizia Moratti ha vinto con uno scarto di meno di 40mila voti…”. Vuol dire, per esempio, che il prossimo sindaco meneghino dovrà anche preoccuparsi di piacere ai cinesi del quartiere di via Paolo Sarpi, soprattutto dopo il caos dell’aprile scorso.
Il Dossier statistico ha calcolato la cifra di oltre un milione di elettori stranieri sommando più fattori. Innanzitutto i 606mila immigrati che già possono accedere alle urne: 224mila comunitari “di prima generazione” (quelli che dal 1992, a seguito del Trattato di Maastricht, hanno diritto di voto sia alle amministrative che alle elezioni del Parlamento europeo) ai quali vanno aggiunti i 342mila romeni e i 20mila bulgari residenti in Italia e che dal 1° dicembre 2007 sono cittadini europei. Infine faranno somma i futuri elettori extracomunitari (qui la mappa del numero 50 di Panorama), compresi tra i 500mila e i 650mila, che possono vantare almeno cinque anni di residenza in Italia, condizione necessaria per il voto locale secondo il disegno di legge dei ministri dell’Interno e della Solidarietà. Che a questo punto diventa uno dei capitoli parlamentari più scottanti per l’anno che verrà.

Le dritte di Altroconsumo: case automobilistiche, più attenzione ai pedoni

Un crash test su una vettura Audi | Ansa
Secondo le statistiche i rischi maggiori in strada non riguardano gli automobilisti, ma i pedoni e i ciclisti. In pratica, proprio chi fa a meno di un mezzo a motore ne è la principale vittima. Le cronache di questi ultimi mesi purtroppo ci ricordano quanto sia pericoloso anche solo attraversare sulle strisce pedonali, un segnale stradale che in teoria dovrebbe metterci al sicuro. La colpa la maggior parte delle volte è imputata alla leggerezza, alla distrazione e alla scarsa educazione stradale che hanno gli automobilisti italiani. Non si parla invece quasi mai del fatto che sono troppo poche le case automobilistiche che hanno tra i loro obiettivi principali la tutela dei pedoni. Negli ultimi dieci anni, infatti, grazie agli sforzi dei produttori la sicurezza dei passeggeri adulti (un po’ meno quella dei bambini) ha conosciuto progressi quasi costanti, mentre le prestazioni delle auto sono state altalenanti nei confronti di pedoni e ciclisti nello stesso periodo.Altroconsumo ogni anno aggiorna le prove sulla sicurezza delle auto, i crash test, realizzati in collaborazione con Euro-Ncap, la società che si occupa di testare la pericolosità delle principali automobili vendute nel mercato europeo. Il punto tradizionalmente più debole dei modelli sottoposti alle prove è proprio la protezione di pedoni e ciclisti. Secondo il nostro ultimo crash test solo Honda Civic ottiene un punteggio di tre stelle (su un massimo di quattro). Un risultato che conferma l’attenzione particolare della casa automobilistica giapponese nei confronti della categoria esposta a un maggior rischio in caso di incidente, come pedoni e ciclisti. Gli altri modelli ottengono solo due stelle nelle simulazioni di impatto del manichino, in caso di incidente, con le parti critiche dell’automobile (paraurti, cofano…). Ciò significa che 12 su 13 delle automobili sottoposte al crash test in caso di impatto a 40 km/h (è la velocità utilizzata per questa simulazione) non offrono sufficienti garanzie per ciclisti e pedoni. Le case automobilistiche dovrebbero preoccuparsi maggiormente della sicurezza stradale di chi non è al volante, ovvero anche di chi passeggia per strada senza la protezione di una carrozzeria. E ricordarsi che i pedoni rappresentano oltre il 6 per cento dei feriti per incidenti stradali e superano il 13 per cento nel conteggio delle vittime secondo i dati Aci-Istat 2006.

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La Russa: Non è con “i figli di” e copiando i programmi che Veltroni vincerà

Ignazio La Russa, presidente dei deputati di Alleanza Nazionale | Ansa
Nonostante le difficoltà della sua squadra del cuore, l’Inter, Ignazio La Russa non si scoraggia e si dice pronto al derby politico con il giovane Matteo Colaninno che si oppone a lui nelle liste del Pd della Camera in Lombardia. Panorama.it ha intervistato il presidente dei deputati di Alleanza Nazionale, che è anche in pole position per un posto nell’esecutivo di Silvio Berlusconi.
La Russa, in Lombardia il Pd schiera il giovane Colaninno. Che duello vi aspetta?
Matteo è un bravo ragazzo. Ma credo sia sceso in pista perché si chiama Colaninno. Non è colpa sua: è Veltroni che vuole gettare fumo negli occhi dei cittadini. Gli auguro tutto il successo possibile come deputato, ma mi ha deluso che si sia fatto usare per il suo cognome da Veltroni, che spara piccoli fuochi d’artificio che attirano l’attenzione per un attimo e poi lasciano il buio.
Per cosa si batterà nella prossima legislatura in Parlamento?
Faccio politica da tanti anni. Diciamo che sono un professionista non prestato alla politica, ma uno che fa sia il parlamentare che il professionista: e per questo penso che non ci siano solo pochi obiettivi da realizzare. Non vado in Parlamento per piccoli ruoli, ma guardo a 360 gradi a tutti i problemi dei cittadini.
Ma il primo problema da risolvere?
Beh, direi senza dubbio la sicurezza. Ma non lo considero un punto del nostro programma: bensì una precondizione di libertà.
Avete moltissimi manifesti proprio su questo tema.
Ho convinto io il Pdl a fare due 6×3: il primo dice “Niente sconti di pena, chi sbaglia deve pagare”.
E il secondo?
“Mai più clandestini sotto casa”. Noi diamo la massima apertura e accoglienza a chi viene per lavorare onestamente, ma siamo durissimi contro chi delinque.
La Russa, si parla di lei come del prossimo ministro della Difesa.
Sarei bugiardo se non dicessi che sono onorato. Ma in politica chi entra papa, esce cardinale. Diciamo che preferisco non parlarne.
Non smentisce.
Non smentisco, ma sono tra i pochi in Italia ad aver rinunciato a fare il ministro per motivi di amicizia: sarei dovuto subentrare a Maurizio Gasparri, ma non l’ho fatto, perché non volevo sostituire un amico.
Per quale motivo un cittadino lombardo dovrebbe votare lei e non Colaninno?
Mi auguro che i cittadini scelgano sulla base dei valori di riferimento. I programmi potranno anche sembrare uguali, visto che Veltroni cerca di farli assomigliare in tutti i modi, ma i valori in cui crediamo sono diversi.
Per esempio?
Se tutti e due diciamo che vogliamo abbassare le tasse, poi dobbiamo vedere che esempi pratici diamo: loro candidano tutti i ministri di Prodi, ovvero quelli che hanno aumentato il peso fiscale in questi anni. Stesso discorso vale per la giustizia e la certezza della pena: Veltroni può provare a copiarci, ma è pronto a modificare la legge Gozzini? È pronto a dire che i recidivi devono essere puniti? E i suoi deputati sono pronti a votare queste modifiche in Parlamento?
Secondo tutte le simulazioni il vero gioco, la vera partita, sarà al Senato. Rischiate uno stallo come durante i due anni di Prodi?
Alla Camera ci basterà un voto in più e stravinceremo. E al Senato avremo anche più voti. Però, ricordo che questo sistema elettorale non lo abbiamo voluto noi…
Ma non lo avete approvato proprio voi al termine della scorsa legislatura?
Sì, ma Ciampi ci chiese di attribuire il premio di maggioranza in maniera diversa tra Camera e Senato.
La Russa, dall’alto della sua lunga carriera, si sente di dare un consiglio a Colaninno che arriverà alla Camera per la prima volta?
Sbagliando si impara.

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