
“Poche donne, troppi catapultati”. Ieri sera, il Pd di Veltroni ha chiuso le liste elettorali, rivendicando tempestività nelle scelte ad una settimana dal termine imposto per legge. Ma non fa in tempo, l’ex sindaco, a vantarsi di aver “presentato per primi le liste con una settimana di anticipo” ed ecco che salta su Emma Bonino che, dalle onde di Radio Radicale, si scaglia contro il candidato premier: “Ieri sera era stata data scritta a mano la lista dei candidati radicali ed emerge chiaramente che la proposta da loro fatta dei nove eletti non è mantenuta”. Quindi la minaccia: “Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono”.
Pur cercando di tranquillizzare la pattuglia Radicale (”I nove eletti ci sono” replica dagli studi di Porta a Porta), Walter sa che i problemi per le liste potrebbero iniziare proprio ora. Perché dalla Sicilia al Piemonte, è tutto un pianto greco di dirigenti ed esponenti della cosiddetta “società civile” che aspiravano ad uno scranno e che invece sono rimasti fuori, accusando il partito di scelte poco rappresentative. A cominciare dalla compagine femminile: la quota (35%) di donne elette prevista dallo statuto del Pd dovrebbe essere rispettata, ma in alcune regioni la pattuglia di candidate è parsa comunque troppo esigua. In Piemonte, ad esempio, la senatrice Magda Negri ha puntato l’indice sulla “penalizzazione delle militanti e delle dirigenti. Nella nostra regione” ha proseguito “alla fine sono solo quattro o cinque le donne in posizione di eleggibilità su circa venti possibili parlamentari”. A stretto giro di microfono, è arrivata la risposta del segretario regionale del Pd Gianfranco Morgando che ha ricordato a tutti che “abbiamo dovuto scontare l’inserimento in Piemonte di molte candidature nazionali, otto”.
Ed è proprio questa l’accusa che molti colonnelli del partito fanno: troppo spazio a scelte decise da Roma e non condivise dal territorio. In Emilia Romagna ci sarà spazio ad esempio per una dei sei “prodiani” doc, il capo ufficio stampa del premier uscente Sandra Zampa e per Anna Finocchiaro capolista al Senato (e candidata anche in Sicilia, sia per il Senato che per la Presidenza della Regione).
Nell’isola, si presenterà anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Ricky Levi, seguito - chissà perché - da Marco Causi che con i siciliani non ha molto a che fare: è stato infatti assessore al Bilancio al Comune di Roma nella giunta guidata da Veltroni. Capolista per il Senato qui sarà il chirurgo Ignazio Marino, seguito da Enzo Bianco, a cui il coordinamento del Pd ha concesso una deroga. Candidato nell’isola anche Nuccio Cusumano, il senatore dell’Udeur che si dissociò da Mastella e votò la fiducia a Prodi, subendo gli improperi e l’aggressione del compagno di partito Tommaso Barbato.
Confermati in lista poi tutti e cinque “teodem”, anche se con qualche modifica di non poco conto. Scorrendo le liste dei candidati lombardi al Senato si scopre infatti che Paola Binetti non c’è. I dirigenti nazionali hanno deciso di candidarla alla Camera, forse per depotenziare il suo ruolo in un’eventuale situazione di pareggio a Palazzo Madama, forse per evitare di inserirla fianco a fianco con l’oncologo Umberto Veronesi, capolista nella Regione.
Dopo l’accordo con il Pd, nelle liste trovano spazio anche i Radicali, che però hanno già annunciato di non essere affatto soddisfatti: “ieri sera - ha detto Emma Bonino, candidata in Piemonte al Senato - era stata data, scritta a mano, la lista dei candidati radicali ed emerge chiaramente che la proposta da loro fatta dei nove eletti non è mantenuta”. Il segretario nazionale Rita Bernardini dovrebbe comunque essere quarta (in posizione sicura) nel collegio della Sicilia orientale per la Camera dei deputati. Ha creato invece un mezzo terremoto la scelta di candidare in Puglia per il Senato la radicale Donatella Poretti e il leader storico di Gay left Paola Concia: il segretario regionale Michele Emiliano ha dichiarato di non aver firmato le liste anche per “la presenza di una candidata radicale “.
Stesso clima a Caserta, dove il coordinatore provinciale Sandro De Franciscis si è dimesso denunciando che “nelle liste campane sono presenti due rappresentanti della provincia di Benevento, un numeroso gruppo di Salerno e nessuno di Caserta. È una vergogna, evidentemente il Pd non ha bisogno dei voti casertani. Io voterò democratico, ma non posso garantire per i miei conterranei”.
Restano fuori poi diversi big. Tra questi, c’è il costituzionalista Stefano Ceccanti, uno degli studiosi più vicini a Veltroni, nonchè “ghost-writer” dei tentativi di riforma elettorale. Escluso anche l’ex presidente della Commisione nazionale Antimafia, Giuseppe Lumia: ha incassato la solidarietà del presidente di Confidustria Sicilia, Ivan Lo Bello (”se non è candidato, si indebolirà l’azione di contrasto a Cosa Nostra nel territorio”), ma non quella del Pd, che non gli ha concesso la deroga per continuare a restare in Parlamento.
Diversa la scelta dell’ex ministro delle Comunicazioni Salvatore Cardinale: piuttosto che invocare la richiesta, il coordinamento nazionale ha pensato bene di candidare la figlia ventiseienne Daniela, studentessa di Scienze della Comunicazione. Evidentemente, passa anche per queste decisioni il rinnovamento generazionale voluto da Veltroni.
Il VIDEO servizio:
- Martedì 4 Marzo 2008
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Commenti
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Il 4 Marzo 2008 alle 13:28 toto47 ha scritto:
Più che una campagna elettorale sembra la campagna ingaggi. Soltanto che, in questo caso, sono tutti scontenti. Nel PD ci sono le liste degli scontenti, il PDL non gode migliore fortuna (vedi Brambilla e qualche altro).
Se questi sono coloro che dovrebbero governarci, è meglio che incominciamo a toccarci prima che inizi il funerale.
Il 5 Marzo 2008 alle 15:24 Pd e Radicali: se l’accordo annega in un bicchier d’acqua » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Dopo la decisione del Pd su chi candidare alle prossime elezioni, Veltroni adesso deve fare i conti con una fronda interna che minaccia di far perdere voti. Non ci sono infatti solo i malumori di Marco Pannella, che stamattina a Panorama del giorno di Maurizio Belpietro ha fatto sapere di avere già iniziato lo sciopero della sete: “Hanno rifiutato noi mentre hanno accolto con amore Di Pietro. Non dobbiamo tacere: se si subiscono queste cose poi finiremo per pagarla tutti”. Il nodo è sempre quello già sollevato da Emma Bonino: i patti prevedevano che il Pd garantisse “a noi di avere nove nominati - perché le prossime elezioni non sono elezioni ma sono nomine. Su questo ancora ieri sera ho sentito che Veltroni lo confermava, dopodiché andando a vedere i nomi delle liste appresi dalle agenzie questi nove nominati o nominandi in realtà non sono nove ma forse sei, forse sette”. Ma grane e busillis arrivano anche da diverse regioni d’Italia, specie quelle del Sud. A cominciare proprio dalla Sicilia. Da un lato Arcidonna ha già presentato ricorso al comitato di garanzia del partito, lamentando “la scarsa rappresentatività femminile nelle liste siciliane”; dall’altro gli “ecodem” hanno chiesto le dimissioni del coordinatore regionale Francantonio Genovese, reo di avere capitolato sulle candidature di Maria Falcone e Beppe Lumia. A quest’ultimo non è bastata infatti la dichiarazione di stima del leader del Pd (”Beppe è un amico e penso che verrà a lavorare con noi”) né la possibilità (attualmente remota) di guidare l’Antiracket. Anche per questo corre voce che l’ex presidente della Commissione Antimafia starebbe pensando ad un passaggio nella lista dell’Italia dei Valori. Lumia ha garantito di “volere restare un dirigente del Partito Democratico”, ma ha anche detto che il partito di Di Pietro ” è un progetto che appartiene alla storia del Pd”. [...]
Il 5 Marzo 2008 alle 17:43 carlo.tosi ha scritto:
Stiamo assistendo al solito squallido teatrino con squallidi attori. Le liti interne che hanno affossato il governo Prodi, stanno gia distruggendo questa alleanza ancora prima delle elezioni. Le solite beghe per la spartizione delle sedie. Mentre il paese è in agonia, loro pensano solo a questo, spartirsi le sedie. Veltroni cercando alleanze, tenta di mettere assieme cani e porci. Questa armata brancaleone sta già perdendo i pezzi per strada prima del voto, figuriamoci come potrebbero governare nel caso di vittoria. In questo modo consegnano sicuramente la vittoria su un piatto d’argento a Berlusconi. Così si tornerà alla finanza creativa di Tremonti, ai soliti condoni per gli evasori i palazzinari, gli immobiliaristi furbetti. Alle leggi salvafurfanti, alle politiche in favore delle imprese e contro chi vi lavora o chi è andato in pensione. Avremo uno scadimento ulteriore della sanità e della scuola pubblica, in favore delle private. Avanti così, Veltroni, che andiamo bene!
Il 6 Marzo 2008 alle 18:47 Rosa Bianca e Udc: più che un matrimonio, un Pacs per superare gli sbarramenti » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Più che un’unione consensuale, sembra quasi un Pacs dettato da necessità elettorali. Dopo la decisione di correre insieme alle prossime elezioni nazionali per una Nuova Costituente di Centro, nell’Udc e nella Rosa Bianca affiorano alcune contraddizioni su scelte che non sembrano essere poi così condivise. E se, intervenendo a Panorama del giorno, Savino Pezzotta (che ha definitivamente sbarrato le porte al decimato partito di Clemente Mastella) si dice ottimista sulla possibilità di superare la soglia di sbarramento (8%) al Senato, al Sud per i neo-diccì iniziano i primi problemi. Il caso più vistoso esplode proprio in Sicilia dove, per la corsa alla presidenza della Regione, le due formazioni correranno separate. Il partito di Salvatore Cuffaro appoggierà infatti “l’amico Raffaele Lombardo”, dai più ritenuto il vero erede dell’ex governatore isolano. La Rosa Bianca andrà invece in solitaria e candiderà la psicoterapeuta Vittoria Vassallo. “Qualcosa di più di un volto nuovo per la Sicilia. È una speranza concreta, una persona perbene, una donna impegnata da anni nel suo lavoro e nel volontariato” scrive Bruno Tabacci nel suo blog. Secondo alcuni una scelta coaraggiosa, per molti altri l’unica possibile dopo i distinguo e le riserve mosse proprio dallo stesso Tabacci sull’opportunità di cambiare passo per la Regione, in seguito alla condanna a cinque anni inflitta in primo grado a Salvatore Cuffaro. In ogni caso, una vistosa contraddizione: la Costituente per il Centro candiderà infatti in Sicilia (quota Udc) proprio l’ex Presidente della Regione, affidandogli con ogni probabilità il comando delle truppe neodemocristiane alla Camera. E sarà lì che, verosimilmente, “Totò vasa vasa” si ritroverà gomito a gomito con alcuni dei suoi più caustici oppositori. Unica certezza, di quest’alleanza bifocale, è il ritorno al passato. Già, perché in queste ore è successo proprio quanto Panorama.it aveva preannunciato da settimane: l’ottantenne Ciriaco De Mita, pensionato da Veltroni, è stato ripescato da Casini che lo candida come capolista dell’Udc al Senato in Campania (il suo territorio fin dall’entrata in Parlamento, nel lontano 1963). Il grande vecchio della Dc aveva scelto di aderire (non tralasciando critiche e distinguo) al Pd, che alla vigilia della formazione delle liste gli ha immediatamente comunicato l’amara notizia: troppo esperto, non sarai ricandidato. Ciriaco però non s’è perso d’animo. Ha girato i tacchi, ha sbattuto la porta e, in poche settimane di contatti, è rientrato in corsa con i centristi. Portando in dote lo zoccolo duro del suo elettorato e un buon bacino di voti. Di fronte ai quali non pare pesare poi tanto, nelle valutazioni dei centristi, il fatto che nella Prima Repubblica De Mita fosse proprio il leader di quella Democrazia Cristiana “di sinistra” che guardava al Partito Comunista. Ciriaco cioè rappresentava l’ala laica del partito, esattamente l’opposto della linea della Dc di Forlani, quella dorotea, di cui Casini è oggi l’allievo prediletto. [...]
Il 6 Marzo 2008 alle 20:22 Le liste del Pd sono chiuse, anzi no. Per Lumia si riaprono in Sicilia » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Happy end. Proprio come le storie che piacciono a Walter Veltroni. Drammoni tormentati che però si chiudono nel migliore dei modi. E infatti. L’altalena su cui era seduto Giuseppe Lumia, vicepresidente della commissione parlamentare antimafia, ha smesso di dondolare. Prima escluso dalle liste veltroniane, poi recuperato da Di Pietro; alla fine catapultato proprio là dove voleva: a guidare la lista del Pd al Senato in Sicilia. Il beau geste alla Garrone lo ha fatto il chirurgo e sanatore Ignazio Marino che ha rinunciato alla doppia candidatura nel Lazio e nell’isola. “Sono convinto” ha detto oggi Walter Veltroni “che contro la mafia sia indispensabile schierare e spendere tutte le migliori energie della società e delle istituzioni. Ho chiesto perciò al professor Ignazio Marino, candidato anche nel Lazio, di rinunciare alla sua doppia candidatura per far posto, come capolista al Senato in Sicilia, a Beppe Lumia. Il professor Marino, per la sua sensibilità e il suo amore per la Sicilia, ha accettato la mia proposta”. E tutti vissero felici e contenti. Ma. Ma quanto c’è voluto perché Lumia venisse ripescato e gli fosse concessa quella deroga (questa sarà la sua quarta elezione) valida solo per alcuni nomi del Partito Democratico (in Sicilia ne ha goduto finora solo l’ex sindaco di Catania Enzo Bianco). La sua iniziale esclusione dalle liste del Pd aveva suscitato infatti parecchie proteste: per il sindaco di Gela Crocetta e per il presidente di Confindustria Lo Bello la decisione del Pd indeboliva “l’intero movimento antimafia”. Giudizi che Veltroni non aveva preso bene: “La lotta alla mafia è una pratica e non una persona”. Non soddisfatti delle parole dell’ex sindaco, alcuni politici siciliani, esponenti della società civile, sindacalisti e giornalisti dell’isola avevano firmato un appello affinché il segretario “rivedesse la sua decisione”. E alla fine il risultato è stato raggiunto. Non fosse stato così, Beppe Lumia avrebbe anche potuto scegliere di aderire all’IdV di Antonio Di Pietro, che da subito si era detto pronto ad offrirgli un seggio sicuro. Il leader dell’Italia dei valori, dal suo blog, lanciava la proposta: una candidatura “sia alle regionali in Sicilia che alle politiche nella circoscrizione Lombardia 1, al secondo posto dopo di me, quindi con un posto effettivo e una elezione pressoché certa, giacché è verosimile che l’Italia dei Valori vi eleggerà due deputati”. Lo stesso Di Pietro riprendeva l’appello pubblicato sul blog di Beppe Grillo “perché un servitore dello Stato non sia lasciato solo a combattere la mafia”. Se siano pesati di la mossa dell’alleato e l’appello del blogger genovese, rispetto ai giudizi dell’opinione pubblica siciliana è difficile a dirsi. Di fatto, il riposizionamento di Veltroni sulla vicenda ora potrebbe costituire un precedente sulla questione ancora calda delle candidature democratiche. Un passo indietro che fa ben sperare i radicali, pronti a rivedere l’accordo con Veltroni se non verranno assicurati i nove promessi. Per ora Goffredo Bettini, braccio destro del segretario, ha lanciato l’ennesimo ultimatum a Bonino&Co: o “accettano” le candidature o il Pd si “considera sciolto da ogni impegno”. A meno che non ci sia qualcun altro disposto a fare il bel gesto di farsi da parte per mettere al sicuro i tre radicali a rischio. Per un nuovo strabiliante lieto fine nella corsa di Veltroni. [...]
Il 19 Marzo 2008 alle 12:15 Alle elezioni con la valigia. L’esercito dei candidati catapultati fuori sede » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Simili “boatos” sono arrivati anche dalla Puglia, dove il segretario regionale Michele Emiliano ha minacciato fuoco e fiamme per la decisione del coordinamento nazionale di imporre candidati esterni. Sempre per il Pd, nelle Marche correrà da capolista al Senato Giorgio Tonini, responsabile economico del Partito, che però è nato e vissuto in Trentino Alto Adige. Qui, ma stavolta nelle fila della Sinistra Arcobaleno, continuerà la sua corsa la piemontese 85enne Lidia Menapace, senatrice uscente, candidata in quota Rifondazione Comunista, al posto del veneziano Marco Boato (che non l’ha presa benissimo). Al “centralismo democratico” non è scampata neppure una delle regioni più “rosse” d’Italia: in Emilia Romagna, il ticket siciliano candidato dal centrosinistra per la guida dell’Isola sarà presentato anche per il Senato: Anna Finocchiaro correrà come capolista per il Partito democratico, Rita Borsellino per la Sinistra Arcobaleno. Dal canto suo, il Pdl ha deciso di proporre ai suoi elettori la fondatrice dei Circoli della libertà Michela Vittoria Brambilla, nata e vissuta in quel di Lecco. Il Partito delle libertà, ha poi deciso di presentare la trentina Michaela Biancofiore in una delle circoscrizioni campane e la fisioterapista del “Galeazzi” di Milano, Licia Ronzulli, come candidata nelle Marche al nono posto nelle liste della Camera. [...]
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