Sicurezza sul lavoro, la strage di Molfetta preme l’acceleratore sul decreto

[i]3 marzo 2008[/i] - Ancora cinque morti (tra cui il titolare dell'azienda intervenuto per soccorrere un operaio) per la manutenzione in una cisterna che aveva contenuto zolfo. Dalla tragedia della Tyssen le morti bianche sono al centro della campagna elettorale, ma il conteggio delle vittime non si ferma.<br /> [b][url=http://blog.panorama.it/italia/2008/03/03/la-sicurezza-sul-lavoro-resta-un-miraggio-nuova-strage-a-molfetta/]LEGGI L'ARTICOLO[/url]<br /> LEGGI ANCHE: [url=http://blog.panorama.it/italia/index.php?tag=morti-bianche]Il dossier sugli infortuni[/url][/b]</p> <p>[i](Credits foto: Ansa)[/i]
Più prevenzione, più vigilanza, ispezioni più rigide, ma soprattutto sanzioni più severe per fermare il triste conteggio dei morti sul lavoro (almeno 180 da inizio anno, secondo i calcoli “sottostimati” della Cgil).
Il tutto contenuto nei 300 articoli del Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro a cui hanno lavorato i ministeri del Lavoro e della Salute. La bozza del provvedimento mercoledì 5 marzo dovrebbe essere consegnata, insieme agli altri decreti attuativi, sul tavolo del presidente del Consiglio dimissionario Romano Prodi ed essere poi approvati in uno dei prossimi Consigli dei Ministri.
A frenare i tempi, però, c’è il “nodo” relativo alle sanzioni per chi non rispetta le regole. Nella bozza, il Governo prevede l’arresto tout court per quelle imprese che non possiedono il documento di valutazione del rischio, ma Confindustria ritiene che sia troppo penalizzante, per l’assenza dell’alternativa dell’ammenda.
Che il Testo fosse in dirittura d’arrivo era nell’aria, ed infatti il 26 febbraio scorso i Sottosegretari al Lavoro Antonio Montagnino e della Salute Gian Paolo Patto avevano annunciato di aver concluso i lavori, appunto, per il Titolo I. Ma indubbiamente i cinque morti di Molfetta hanno impresso un colpo d’acceleratore all’iter dei provvedimenti. E a chi ha parlato di ritardi il Sottosegretario al Lavoro Antonio Montagnino risponde che il ddl delega prevedeva nove mesi per l’emanazione dei provvedimenti “ed invece” ha rilevato “li approveremo entro sei mesi”.
Tra le novità del testo, la possibilità per le organizzazioni sindacali e le associazioni dei familiari delle vittime di esercitare i diritti e le facoltà attribuiti alla persona offesa; il “finanziamento degli investimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro delle piccole, medie e micro imprese”. Tra le norme che dovrebbero entrare immediatamente in vigore c’è anche quella per cui in tutti gli appalti pubblici, “nei contratti di somministrazione, di appalto e di subappalto”, “devono essere specificamente indicati i costi relativi alla sicurezza del lavoro”.
Il testo prevede infine il rafforzamento delle attività ispettive, la formazione dei lavoratori e incentivi per le imprese che si mettono in regola. Misure necessarie, perché le sanzioni, spiegano al ministero, da sole non bastano anche perché spesso arrivano quando non c’è più niente da fare. Ma se sono proporzionate alle violazioni possono fare da deterrente e ridurre il numero degli infortuni che negli ultimi anni sono sempre stati più di 900 mila.
Servirà del tempo anche per il via libera al testo unico: la delega scade a maggio, ma dopo l’approvazione del governo le nuove norme dovranno passare al vaglio delle commissioni parlamentari competenti e della conferenza Stato-Regioni.

E meno male che sul tema è ampio il consenso parlamentare: il varo dei decreti attuativi è invocato a gran voce non solo da tutte le forze politiche, ma anche delle stesse istituzioni, soprattutto da parte del Capo dello Stato più volte intervenuto su questo tema. Al di là degli appelli, occorre però fare in fretta: “Non è più tempo di parole” dice il presidente dell’Anmil, Pietro Mercandelli. “Non è più tempo di chiedere agli altri di fare qualcosa: è tempo che ciascuno faccia quanto è nelle proprie possibilità: le morti bianche non sono né di destra né di sinistra”. Sono, soprattutto, una strage che ogni giorno, dicono le statistiche, aumenta di tre vittime in più.

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: Cinque operai morti nella cisterna che conteneva zolfo - Lavoro fatale: in Italia quattro morti al giorno. Guarda la GALLERY

Commenti

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Il 4 Marzo 2008 alle 13:16 vincenzod ha scritto:

PURE LA MORTE HA UN COLORE: MORTE BIANCA!
Mentre mio nonno Michelangelo lavorava a New York, in Italia nasceva mio padre, in Lucania come in tutta Italia appena unita, si faceva la fame, come oggi in Russia e tutti quei Paesi usciti dal Regime Comunista, che oggi, invadono l’Unione Europea per sfamarsi, visto che il vizietto di armarsi non l’hanno perso! Vedete Putin che sembrava un altro, per fortuna solo minacce, ma i niet, ovvero, i no a questo, ed associarsi con i soloni guastatori dell’Europa, ovvero Prodi, Schoeder, Chiraq e Annan, a non aiutare gli USA in IRAQ ci ha resi poveri, deboli e mettendo in crisi la nostra Comunità Europea, senza parlare del caro greggio oramai a più 103$ il barile, mentre il gas Russo a carissimo prezzo! La vita non ha prezzo: vuoto a perdere! Pensate che a mio zio, per l’uccisione della sorella dopo dieci anni, il Giudice gli consigliò di accettare i 10 milioni di lire poiché era una disoccupata! Oggi, grazie ad una Politica da sballo o meglio da ecopalle i lavoratori sono trattati come spazzatura, infatti, vengono buttati in sacchi di plastica “ morte bianca “ ora pure morti di fame con le pensioni contrattate da ex Sindacalisti che si spacciano per NUOVI! Tecapì che furbetti? “ Mizzica, signor Tenente “ sentite che bufala o meglio che SOLA, questi nuovi sono alcuni Sindacalisti vecchi che si sono già sistemati: Bertinotti, Benvenuto, Marini e Pezzotta, ma da quale pulpito viene il detto “ NUOVO e Democratico “ se Democraticamente hanno ridotto in mutante non proteggendo Pensionati e lavoratori? Altro, era il pensiero di Giuseppe Pellizza da Volpedo non pensavo al “ PD o Rosa bianca “ quando dipinse “Il quarto Stato “ certamente pensava alla pagnotta, dura che puzzava di carbone: oggi grazie ai loro sforzi siamo tornati indietro nel tempo, che grazie alla loro incapacità, no? Vincenzo Alias Il Contadino - enzoaliasilcontadino@alice.it Matera

Il 4 Marzo 2008 alle 16:33 fercas ha scritto:

Siamo d’accordo la sicurezza sul lavoro in Italia è carente, però in certi casi l’imprudenza di chi lavora è la causa di certi incidenti. Mi riferisco non solo a Molfetta dove l’entrare in una cisterna và fatto con un autorespiratore altrimenti niente, ma anche al porto di Genova dove lavorando a certe altrezze un’imbragatura con 4 o 5 metri di corda ti può salvare la vita! Certo lavorare liberi è più sbrigativo mentre un’imbragatura dà fastidio, però a volte ti salva la vita! Cordialità.

Il 6 Marzo 2008 alle 12:32 asxmur ha scritto:

Penso che il problemma sicurezza si risolve solo se qualche giudice riuscirà a mettere ordine nelle tangenti dei politici,costringendo l’impresari a subappaltare all’infinito,come si vede chiaro dall’imondezza campana.

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