Sanità: il Tar boccia il taglio dei posti letto deciso dalla Regione Lazio

Il Tar del Lazio ha bocciato la parte del piano di rientro del deficit della Regione Lazio che riguarda il taglio dei posti letto nelle strutture private, in seguito al ricorso della casa di cura “Villa Serena” che si era vista azzerare i suoi 49 posti letto. Nella sentenza 1664/08 si legge che “non può essere calato dall’alto, senza preavviso e congrua motivazione, un provvedimento regionale che, in nome del risparmio, azzeri i posti letto ad una struttura privata, alla quale va data l’opportunità di riprogrammare per tempo la propria attività”. Più spine che rose, dunque, per il piano di rientro della Regione Lazio, chiamata a dare segnali concreti per il recupero di quasi 10 miliardi di euro già a partire da quest’anno. Un piano fortemente osteggiato dall’opposizione di centro destra, ritenuto “del tutto inadeguato” dal gruppo dei Socialisti riformisti al consiglio regionale e che non piace neppure alla Cgil di Roma e Lazio che ha presentato un ampio e documentato dossier sugli sprechi della sanità laziale. La critica più aspra è quella di una spesa troppo elevata per gli ospedali e troppo bassa per il territorio e per la prevenzione. Un bilancio regionale che per il 2007 ha speso una buona fetta, il 73%, nel settore sanitario pubblico e privato. Una ripartizione della spesa sanitaria che nel Lazio passa al 53% per l’ospedaliero e il 47% per il territorio. Un andamento che a livello nazionale si inverte.

Interessanti i dati della Cgil sulla specialistica. Il privato ha erogato, nel 2006, in convenzione o in accreditamento, il 55% delle prestazioni; il pubblico il restante 45%. Gli esami di tac e risonanza magnetica sono stati erogati dal privato per il 68% degli esami con 17 macchine, il pubblico ha offerto il 32% degli esami con 32 macchine. Secondo il sindacato, gli obiettivi prospettati dalla Giunta Marrazzo per il 2007 sarebbero stati raggiunti solo per il 60% rispetto ai 788 milioni di euro messi in bilancio. Poi sarebbero mancate le cosiddette “azioni di sistema”, ovvero il controllo dei costi di produzione nelle aziende, la riorganizzazione o la riconversione della rete ospedaliera, la riduzione o riconversione dei posti letto. “Occorre spostare il piano di rientro da 3 a 5 anni: solo così i risparmi saranno frutto di azioni strutturali”, sottolinea Giorgio Cerquetani, responsabile regionale del welfare della Cgil.

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