Tra i trenta simboli non ammessi dal Viminale anche quello de La Destra

Alcuni dei contrassegni elettorali per le elezioni politiche che si terranno il 13 e 14 aprile, presentati ed esposti al Viminale a Roma. Ne sono stati depositati in totale 181.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Erano 177 a bordo pista. Ne restano 147 ai nastri di partenza. Trenta simboli di partito per cui il 13 e il 14 aprile voteremo, sono stati ricusati dall’ufficio elettorale del Viminale. Di questi: 21 dovranno ripresentare il simbolo, perché così com’è non va bene; 9 sono invece quelli definitivamente respinti.
Tra i ricusati in primo grado, anche liste illustri, come quella della Destra di Francesco Storace, o come quella di Manzione e Bordon. E la lite tra Sandri e Pizza per chi è l’unico a poter sfoggiare un simbolo storico come lo scudocrociato della Democrazia Cristiana si è risolta per ora in una bocciatura per entrambi.

I simboli non sono stati accettati in base all’articolo 14 della legge elettorale che stabilisce: “Non è ammessa la presentazione di contrassegni identici o confondibili con quelli presentati in precedenza ovvero con quelli riproducenti simboli, elementi o diciture, o solo alcuni di essi, usati tradizionalmente da altri partiti”. I depositanti possono modificare il loro simbolo entro 48 ore oppure presentare ricorso all’Ufficio centrale elettorale nazionale presso la Corte di Cassazione.

E per non perdere nemmeno un minuto, secondo quanto si apprende, i tecnici de La Destra sono già a lavoro per fare alcune modifiche. “Quando il gioco si fa duro” commenta la candidata premier del partito Daniela Santanchè “i duri cominciano a giocare… Che tentassero di fare qualcosa ce lo aspettavamo. Hanno atteso l’ultimo giorno per agire, ma noi combatteremo, siamo in ‘guerra’”.

Tra i ricusati, anche i “Democratici di Sinistra”, il simbolo de “I Socialisti”, quello della “Lega per l’Autonomia Alleanza Lombarda” e di “Sos Italia Popolo delle Libertà”. E ancora, respinto il simbolo “Nel nome della Donna lista Stefania Ariosto Partito Democratico Donna”, il “Partito Democratico Meridionale”, “Lega Padana Lombardia”, “Movimento Nazionale Delfino” e il “Sacro Romano Impero Liberale Cattolico Giuristi del Sacro Romano Impero Cattolico. Movimento Europeo Liberale”.Tra i ricusati, anche numerosi simboli legati al nome di Beppe Grillo: “Disoccupati uniti amici di Beppe Grillo”, “Forza Grillo”, e poi “No euro lista del grillo parlante”.

Non vedremo più invece il “Movimento per la Rinascita della Montagna”, il “Partito Demucratec Padan Lista Beppe Grillo”,il “Sipu Pensionati Uniti” e il “Partito Pensionati”.
Questi simboli sono considerati senza effetti, cioè irrimediabilmente esclusi, e non possono più presentare opposizione: sono stati esclusi perché non erano stati designati i rappresentanti di partito o non era stato presentato il programma.

Commenti

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Il 5 Marzo 2008 alle 17:52 carlo.tosi ha scritto:

Stiamo assistendo al solito squallido teatrino con squallidi attori. Volevamo il referendum per poter limitare i partiti e poter scegliere i candidati, hanno pensato bene di toglierci questa possibilità. Così ci troveremo davanti non una scheda elettorale, ma un lenzuolo, zeppo di simboli vecchi e nuovi. Mentre le liti interne che hanno affossato il governo Prodi, stanno gia distruggendo l’alleanza del PD ancora prima delle elezioni. Le solite beghe per la spartizione delle sedie. Mentre il paese è in agonia, loro pensano solo a questo, spartirsi le sedie. Veltroni cercando alleanze, tenta di mettere assieme cani e porci. Questa armata brancaleone sta già perdendo i pezzi per strada prima del voto, figuriamoci come potrebbero governare nel caso di vittoria. In questo modo consegnano sicuramente la vittoria su un piatto d’argento a Berlusconi. Così si tornerà alla finanza creativa di Tremonti, ai soliti condoni per gli evasori i palazzinari, gli immobiliaristi furbetti. Alle leggi salvafurfanti, alle politiche in favore delle imprese e contro chi vi lavora o chi è andato in pensione. I ricchi potranno aggiungere altra ricchezza, mentre chi lavora dovrà stringere di un altro buco la cintura. Avremo poi uno scadimento ulteriore della sanità e della scuola pubblica, in favore delle private. Avanti così, Veltroni, che andiamo bene!

Il 7 Marzo 2008 alle 10:13 Simbolo riveduto e corretto: La Destra riammessa » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Il nuovo simbolo de “La Destra-Fiamma Tricolore” è stato riammesso dal Viminale in vista delle elezioni del 13 e del 14 aprile. Rispetto al precedente logo (a sinistra, foto Ansa), del quale il ministero dell’Interno aveva chiesto la sostituzione, il nuovo ha lo sfondo completamente azzurro, compare il nome di “Santanchè presidente” e l’icona della Fiamma Tricolore è stata spostata sopra la scritta “La Destra” [...]

Il 2 Aprile 2008 alle 13:26 Torna la Dc di Pizza: schede da correggere, elezioni a rischio? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Era già notevolmente affollata la scheda elettorale del 13 aprile. Eppure si dovrà trovare altro spazio per fare posto a un ulteriore simbolo: la Dc di Giuseppe Pizza. Che una decisione a sorpresa del Consiglio di Stato ha riammesso nella competizione elettorale. Il simbolo era stato inizialmente escluso dal Viminale (lo scorso 4 marzo) perché giudicato troppo simile, con lo scudocrociato in campo blu invece che in campo bianco, a quello di un altro piccolo partito della galassia democristiana, la Dc di Angelo Sandri. Poche righe quelle del Consiglio di Stato, ma dal contenuto fondamentale: le controversie relative alla fase antecedente le elezioni “devono ritenersi rientranti nella giurisdizione del giudice amministrativo”, mentre la cosiddetta giurisdizione domestica, di cui sono competenti le Camere, riguarda solo la verifica dei titoli di ammissione dei componenti. E ora, al di là dell’angolino da ricavare sul lenzuolo elettorale, che cosa accadrà? Il segretario Pizza, non ha dubbi: “Adesso, spetta al governo ed al ministro Amato rimetterci in condizione di svolgere la campagna elettorale, al pari di tutti gli altri partiti. Restiamo convinti” ha aggiunto Pizza “che molto non funzioni nel sistema politico-istituzionale”. Già, perché per effetto dell’ordinanza dei giudici di Palazzo Spada, la Dc di Pizza pur riammessa, avrà tuttavia meno di 15 giorni (contro i 30 previsti per legge) per fare campagna elettorale con i suoi candidati al Senato in 15 Regioni e le schede elettorali già pronte per la stampa. Senza contare che lo scudocrociato si aggiunge alla nutrita schiera di simboli disposti in linee orizzontali (senza distinzione tra forze di destra e di sinistra ma secondo l’ordine dettato dai sorteggi) e con i loghi dei partiti collegati che vengono inglobati in un unico contenitore: è il modo in cui si presentano le schede per le elezioni di Camera e Senato del 13 e 14 aprile. Un “lay out” già visto nel 2006 (da allora la legge elettorale è rimasta la stessa) ma che è finita al centro di polemiche. A bocciare per la prima volta era stato l’ufficio elettorale del Viminale il simbolo della Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza, insieme a quello della Dc di Sandri. Tutti e due presentavano ricorso in cassazione, e l’8 marzo all’ufficio centrale elettorale, presieduto da Giovanni Pristipino, li respingeva entrambi. Pizza si è allora rivolto al Tar, sostenendo la illegittimità dell’esclusione. Il tribunale Amministrativo, però, a sua volta respingeva il ricorso. Quindi il ricorso al consiglio di Stato e la conseguente decisione. [...]

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