La storia top secret del caso Moro è dentro più di 100 faldoni coperti dal segreto di stato e custoditi un un armadio blindato degli archivi della commissione Stragi. Lo rivela il settimanale Panorama, in edicola domani.
Quel materiale fu inviato a Giovanni Pellegrino, nell’agosto del 1998, dall’allora ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, con un lettera in cui il responsabile del Viminale parlava di documenti «non portati a conoscenza dell’autorità giudiziaria», di «atti di elevata classifica», perciò da «considerarsi di vietata divulgazione».
Si tratta di fascicoli provenienti dal Sisde, dal Sismi e da sedi diplomatiche italiane all’estero: appunti, relazioni, brogliacci di telefonate e trasmissioni radio intercettate, confidenze di «gole profonde», informative di altri servizi segreti (austriaco, tedesco federale, israeliano, libanese). Parte di quel materiale risale al periodo tra l’inizio di febbraio e il 16 marzo 1978, cioè il mese e mezzo che precedette il sequestro.
Ci sono, fra quelle carte, anche fascicoli sui piani predisposti dal ministero dell’Interno (noti come Mike e Victor) durante i 55 giorni del sequestro e sul lago della Duchessa, su via Gradoli e sui luoghi in cui poteva trovarsi il prigionero Moro.
«C’è un tesoro lì dentro», ha dichiarato a Panorama Pellegrino, ex presidente della commissione Stragi. «Un tesoro che non abbiamo mai potuto utilizzare perché coperto dal segreto. Ma oggi, a 30 anni di distanza dall’assassinio di Aldo Moro,il segreto su quelle carte deve cadere».
Panorama ha interpellato anche il giudice Rosario Priore, che diresse le prime quattro inchieste sul caso Moro. Ha dichiarato: «Vengo a conoscenza solo ora dell’esistenza di quel materiale. A una prima occhiata, sulla base dei “titoli”, quei documenti mi sembrano molto interessanti. Ne traggo un’ulteriore conferma che il caso Moro sia ancora aperto, dal punto di vista storico. Spero che il segreto venga tolto al più presto, e che quel materiale venga messo a disposizione degli studiosi, dei giornalisti e dell’opinione pubblica».
- Giovedì 6 Marzo 2008


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Commenti
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Il 6 Marzo 2008 alle 19:37 artisticamente ha scritto:
Ieri sera ho seguito su la RAI3 “Enigma” di Corrado Augius, ne traggo un’ulteriore conferma che il caso Moro sia ancora apertissimo, dal punto di vista delle indagini e storico.
Spero che i tanti segreti di stato vengano tolti e che quel materiale venga messo a disposizione dei magistrati, degli studiosi, dei giornalisti e dell’opinione pubblica.
Nel servizio si parla anche del 3 ottobre del 1973, vale a dire nei giorni in cui Berlinguer lanciava su «Rinascita» la prima idea del compromesso storico con la Dc, Berlinguer , subì in Bulgaria un attentato viaggiando in auto verso l’aeroporto di Sofia.
L’auto non precipitò da un cavalcavia perché miracolosamente fermata da un palo della luce. Berlinguer riportò un trauma cranico e varie ferite. L’interprete morì sul colpo. Condotto in ospedale Berlinguer rifiutò di restarci e ottenne dal governo italiano di allora, presieduto da Mariano Rumor, ministro degli Esteri Aldo Moro, un aereo speciale che lo condusse segretamente a Roma, all’aeroporto di Ciampino, senza giornalisti.
Né «l’Unità» né altri giornali diedero mai notizia di un Berlinguer ferito e anche il governo restò muto. Berlinguer disse poi a Emanuele Macaluso di sospettare un attentato, ma lo pregò di tacere, di non parlarne mai più.
L’inchiesta dei giornalisti Fasanella e Incerti su Panorama ( 2005) rivelò che nei primi anni Settanta la politica di Berlinguer aveva interlocutori attivi persino in Bulgaria e in seguito Gorbaciov avrebbe testimoniato che il comunismo italiano, da Gramsci a Berlinguer, aveva influenzato anche i riformatori sovietici della sua generazione.
Io credo che si possa fondatamente ritenere, che il “KGB” Sovietico d’intesa con i servizi segreti Bulgari, o della ex DDR la “STASI”, pensassero di fermare Berlinguer simulando un incidente mortale.
Il 7 Marzo 2008 alle 8:36 lucapagni ha scritto:
Il caso Moro: Romano Prodi, via Gradoli e la seduta spiritica: http://www.macchianera.net/200.....i_via.html
Il 7 Marzo 2008 alle 8:38 lucapagni ha scritto:
Grazie ad una iniziativa del Consigliere Fabrizio Fratangeli il comune di Roma dedica un parco al capo scorta di Aldo Moro, Oreste Leonardi, con deliberazione n. 179 del 2 maggio 2007: R.T. 197/2007 - Parco Oreste Leonardi: Vittima del terrorismo - Capo scorta di Aldo Moro (n. 1926 - m. 1978) - tra via Casalinuovo, via Adolfo Ravà e via di Grotta Perfetta. LA TARGA IN MARMO E’ PROSSIMA AD ESSERE ESPOSTA, A 30 ANNI DAL DELITTO MORO. Per saperne di più: http://www.comune.roma.it/serv.....p;par1=179
Il 7 Marzo 2008 alle 8:40 lucapagni ha scritto:
L’intervista del presidente della commissione Mitrokhin a Nessuno tv: Guzzanti: «Prodi conosceva il covo di Moro»
«Via Gradoli era un luogo noto al leader dell’Unione». La replica del Professore: «Insinuazioni, lo querelo» http://www.corriere.it/Primo_P.....anti.shtml
Il 7 Marzo 2008 alle 18:31 aldo1110 ha scritto:
Certo che conosceva il covo di Moro!
Pensa il sig, Prodi che noi cittadini si creda che i ciuchi volino oppure che le tazzine del caffe’in via Gradoli trasmettessero messaggi ? Smettiamola con questa sceneggiata e scupriamo una volta per tutte gli altarini del caso Moro e della Mitrokhin,eventualmente davanti ad un tribunale internazionale.Si sente dire che la raccolta di prove inconfutabili e’ cosi’ avanzata da sperare in clamorose rivelazioni in tempi brevi.
Speriamo!
Il 17 Marzo 2008 alle 22:33 viuccio ha scritto:
Sono venuto a conoscenza solo da un anno “del gioco del piattino”.
Che percentuale di italiani ne sono a
conoscenza?
Sicuramente pochissimi, grazie soprattutto ai mezzi di comunicazione.
Un personaggio del genere lo abbiamo
posto ai vertici istituzionali ed è
un neo presidente di partito!
Certe assurdità solo da noi.
Il 20 Marzo 2008 alle 14:47 Panorama esclusivo: Gladio intervenne nel caso Moro » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Unità speciali” di Stay-behind, la rete atlantica in Italia meglio nota come Gladio, con ogni probabilità vennero impiegate durante il caso Moro. [...]
Il 21 Marzo 2008 alle 9:23 Pueblounido » Blog Archive » Gladio intervenne nel caso Moro…. Cossiga:… Mancano un bel po’ di nomi. Per esempio quelli di due membri del governo attualmente in carica… Niente nomi. Posso solo dire che sono della ex Margherita. ha scritto:
[...] Unità speciali” di Stay-behind, la rete atlantica in Italia meglio nota come Gladio, con ogni probabilità vennero impiegate durante il caso Moro. Lo rivela Panorama nel numero in edicola da venerdì 21 marzo, che cita un documento riservato del Bnd, il servizio segreto della Germania Federale. Si tratta di una relazione inviata il 19 novembre del 1990 a Francesco Cossiga, allora presidente della Repubblica, il quale la fece avere alla procura romana, ma depurandola delle parti sulle quali il Bnd aveva imposto il vincolo del segreto. Dalla magistratura, il documento “mutilato” arrivò poi sul tavolo della Commissione Stragi. Oggi, Panorama è riuscito a ricostruirlo nella sua interezza. Fra i brani secretati della relazione del Bnd, proprio il riferimento a un ruolo di Gladio durante i 55 giorni del sequestro Moro e diversi passaggi in cui si ricostruisce la storia di Stay-behind, la rete clandestina atlantica destinata ad attivarsi in caso di invasione dell’Europa occidentale da parte delle truppe del Patto di Varsavia. Panorama pubblica anche un’intervista a Francesco Cossiga, in cui l’ex presidente della Repubblica conferma la notizia del ruolo di Gladio durante il sequestro e dei particolari rapporti tra Moro e Gladio. Cossiga afferma anche che furono agenti del Mossad israeliano a far saltare, mentre era in volo, Argo 16, l’aereo utilizzato per i “trasporti clandestini” di Gladio. Fu una ritorsione per la liberazione, voluta proprio da Moro, dei due terroristi palestinesi che avevano tentato di colpire un aereo della compagnia israeliana El Al sulla pista dell’aeroporto di Fiumicino. Infine, l’ex presidente della Repubblica rivela che l’elenco dei 600 gladiatori consegnato a suo tempo al Parlamento da Giulio Andreotti non è completo: “Mancano un bel po’ di nomi. Per esempio quelli di due membri del governo attualmente in carica… Niente nomi. Posso solo dire che sono della Margherita”. [...]
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