Salvatore ha visto morire il fratello. Ha assistito al suo calvario. Ha vegliato il suo corpo. Forse ha cercato di aiutarlo, ma Francesco aveva vaste fratture ad una gamba, al bacino e a due vertebre. E perdeva sangue. Molto sangue. Ciccio è morto al massimo otto ore dopo essere caduto per le ferite riportate. Forse è finito nella cisterna maledetta dopo aver fatto un volo di una decina di metri. Tore, invece, è stata una lunga, drammatica agonia: è morto 36-48 ore dopo la caduta, avvenuta forse da un’altezza minore: ha fratture leggere ad un piede e tra il bacino e una coscia. Solo, al buio, con il fratello più grande senza vita a pochi metri da lui, il più piccolo dei figli di Pappalardi è morto per fame, freddo e paura. E il padre, ancora in cella con l’accusa di averli uccisi, sarà oggi interrogato dal giudice per le indagini preliminari.
Un mostro capace di negare tutto e sempre, di non crollare neanche davanti ai resoconti della cronaca di questi giorni, un uomo duro al punto di minacciare i figli di una punizione tanto severa da farli scappare, precipitare e sparire senza lo scrupolo di andarli a salvare. O un padre sì burbero, qualche volta violento, ma incolpevole della morte di Ciccio e Tore e vittima due volte: vittima perché ha perso due figli a cui, a sua modo, voleva bene. Vittima della giustizia e delle istituzioni che invece di ritrovarglieli, li ha lasciati in fondo a un pozzo per venti mesi accusando lui, in mancanza d’altro, di averli assassinati e fatti cadere nel pozzo più nero della loro breve esistenza-
Oggi Filippo Pappalardi dirà la sua davanti al gip del tribunale di Bari Giulia Romanazzi, lo stesso giudice che nei prossimi giorni - non si esclude domani stesso -dovrà decidere sulla richiesta di scarcerazione avanzata dal difensore dell’indagato, Angela Aliani.Si dichiarerà ancora innocente, ribadirà la sua versione, anche davanti a quegli uomini della procura barese che dovrebbero partecipare all’incontro di mezzogiorno in carcere e che fino a ieri hanno ribadito le loro terribili accuse. Rilanciando: secondo i pm Pappalardi non solo è colpevole, non solo potrebbe inquinare le prove, ma potrebbe anche uccidere ancora.

Nel dilemma che divide Gravina e l’Italia intera restano gli ultimi dati emersi dagli accertamenti sui resti di Ciccio e Tore. Dall’autopsia eseguita ieri dai medici legali Francesco Introna e Vito Romano nominati dalla procura, e da Luigi Strada, consulente della difesa, è stata esclusa la presenza di segni di violenza sui due corpi ed è stato confermato che tutte le fratture sono compatibili con la precipitazione.
Fonti vicine all’indagine continuano a ripetere che Ciccio e Tore quasi certamente sono precipitati accidentalmente nella cisterna della vecchia masseria in cui sono stati trovati il 25 febbraio scorso. Un dato, quello della caduta accidentale, che viene riferito incrociando i risultati dell’autopsia con quelli di Tac e Risonanza magnetica.
Ieri è arrivato il j’accuse di Maria Ricupero, la convivente di Filippo Pappalardi. Alla Vita in diretta, la donna ha detto che la sera della scomparsa di Ciccio e Tore ”io e Filippo abbiamo cercato i nostri figli”, ”la giustizia invece è andata a dormire”.
”Siamo andati a Santeramo (a casa della loro mamma, ndr), poi siamo tornati a Gravina”. I due - fa capire la donna - raggiunsero poi il commissariato di polizia: ”qui - racconta - un piantone, dal balcone ci disse: ”Filippo vai a dormire, vieni domani mattina”. ”Noi - ha urlato - siamo andati alla ricerca dei figli, loro sono andati a dormire: quella sera la giustizia è andata a dormire”. E ha rivelato: il dirigente della squadra mobile ”Luigi Liguori, la sera in cui mi ha fatto vedere i vestiti di Ciccio e Tore (dopo il ritrovamento dei corpi, ndr) mi ha detto ’signora Maria, è stato un incidente’, lui me l’ha detto e mi ha dato persino la mano. Lo posso giurare sul bene dei miei figli che sono morti”. Quindi - ha concluso rivolgendosi ai magistrati - se avete la coscienza pulita mettetelo fuori”.
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LEGGI ANCHE: Uccidere un figlio, da Cogne a Gravina l’incredulità oltre il verdetto - Il dossier sulla fine di Ciccio e Tore - partecipa al FORUM
- Giovedì 6 Marzo 2008

![[i]26 febbraio 2008[/i] - La polizia nella casa abbandonata a Gravina di Puglia, dove ieri notte, in una cisterna, sono stati ritrovati i resti umani che apparterrebbero a Ciccio e Tore Pappalardi, i fratellini scomparsi nel giugno 2005. La casa nella quale si trova la cisterna fa parte di un gruppo di case abbandonate, in via Giovanni Consolazione, a poca distanza dalla pineta comunale e dalla stazione ferroviaria di Gravina in Puglia, nell'area retrostante il municipio. Dista 400-500 metri da piazza Quattro Fontane, dove i due fratellini furono avvistati per l'ultima volta, secondo la testimonianza di un loro compagno di giochi.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]<br />](http://gallery.panorama.it/albums/upload/febbraio08/gravina/normal_gravina04.jpg)
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Commenti
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Il 6 Marzo 2008 alle 12:27 c. ha scritto:
Ma se le indagini sono state basate proprio sulla colpevolezza del Padre…e su quell’ipotesi sono state effettuate tutte le ricerche, non è contradditorio, ora che i poveri corpi sono stati trovati ALTROVE, continuare ad accusare il padre?vanno contro se stessi! Si dice che potrebbe uccidere ancora…se i bimbi sono morti vivi,perche ANCORA? Ed il bimbo che è stato salvato NON FA TESTO?E’un caso a se?Non riesco a darmi pace pensando a quei poveri piccini,alla fine e soprattutto alla loro agonia!Se potessero parlare!
Sarebbe ora per tutti di mettersi una mano alla coscienza, a partire dall’informazione che pur di fare notizia spara titoli a caso e spaccia ipotesi per verità! Per non parlare della giustizia, degli incompetenti che vi fanno capo.L’Italia è la regina delle brutte figure su tutti i fronti.Un cumulo di brutte figure col mondo intero!!
Sarebbe ora di mettere i punti nn solo alle patenti ma anche ai politici,a chi lavora nella Sanita, nella Giustizia,nell’istruzione…. Se ci fosse un po piu meirtocrazia e molti meno raccomandati , forse certe cose nn si verificherebbero.
Il 18 Aprile 2008 alle 10:39 Il papà di Ciccio e Tore: Con i miei figli sono morto anch’io » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] È finito in manette con l’accusa di aver ucciso i suoi due figli di 13 e 11 anni. È stato dipinto come il padre padrone da cui i bambini volevano scappare per tornare dalla madre naturale da cui lui si era separato. È stato in carcere per quattro mesi ed era in prigione quando Ciccio e Tore sono stati trovati in fondo al pozzo dove erano caduti la sera stessa in cui erano scomparsi, il 5 giugno. Adesso Filippo Pappalardi è un uomo libero (l’accusa contro di lui è di abbandono di minorenne e non più di sequestro e omicidio) ma piange i suoi figli morti. A giorni l’inchiesta su di lui dovrà essere chiusa e si dovrà decidere se processarlo per essersi fatto scappare Ciccio e Tore quella sera (un amico dei figli è l’unico elemento di accusa: giura di averlo visto con i bambini nel centro del paese) oppure se archiviare il procedimento contro quest’uomo che oggi sembra l’ombra di se stesso. Seduto nella casa dove abita con la convivente, risponde sottovoce alle domande. Ed è come se la forza con cui si è dichiarato innocente e con cui ha cercato Ciccio e Tore fosse ormai diventata debolezza. Si sente incolpevole ma sconfitto, è come se in quel pozzo fosse precipitato anche lui. Qual è il sentimento prevalente in questo momento? Sono oppresso dal pensiero di non poter più rivedere i miei due ragazzi. Io li adoravo. Che cosa prova verso quelli che l’hanno accusata? Mi sento troppo sconvolto per avere la forza di fare polemiche in questo momento. Perché secondo lei i magistrati la credevano colpevole? E quali sono stati gli errori più gravi degli investigatori? Non so ancora perché mi hanno colpevolizzato; ripeto, non riesco a fare critiche in questo momento. Dove pensava che fossero i suoi figli? Io sono vissuto circa 20 mesi nella speranza di vedere i miei figli ritornare a casa e chi mi è stato vicino sa che non consentivo neppure di parlare della loro eventuale morte. Conosceva il casolare dove sono morti? Sarò passato di lì chissà quante volte, come tutti a Gravina. Che cosa ha provato quando hanno trovato i corpi? La notizia della morte dei miei figli ha fatto morire anche me. Nel rapporto con i suoi figli che cosa non rifarebbe? E alle accuse di essere stato un padre padrone come risponde? Non ho niente da rimproverarmi e non capisco perché mi hanno voluto cucire addosso un abito che non mi appartiene. Perché dopo la scomparsa è andato a lavorare come se nulla fosse? I discorsi di quella sera al commissariato mi avevano convinto che sarebbero rientrati a casa, perché era accaduto in precedenza, perché il poliziotto mi mandò da solo a controllare in casa della mia ex moglie, perché al mio ritorno mi fu detto di tornare la mattina successiva alle 10, perché ero dipendente, perché pensavo che comunque i poliziotti dovessero fare qualche cosa per cercarli, e perché io li avevo cercati per Gravina e Santeramo e non ero riuscito a trovarli. Si è mai chiesto perché il bambino lo accusa? Non l’ho ancora compreso, ho sempre detto che non ho visto i miei ragazzi quella sera. Magari li avessi trovati! È vero che i bambini volevano stare con la madre (ci sono decine di testimonianze in tal senso) e lei sapeva, almeno da quanto si legge nei verbali di interrogatorio, che la sua convivente li trattava peggio delle due sue figlie naturali? I miei figli non hanno mai detto a me di voler vivere con la madre a Santeramo, e questo risulta dalle loro dichiarazioni rese al tribunale dei minorenni. Anzi, spesso, come tutti i ragazzi, preferivano divertirsi; infatti volontariamente non andarono dalla madre la domenica del 28 maggio, giorno della festa del Ss Crocifisso, e il 4 giugno, per la famosa festa della prima comunione di una nipote di Maria. La mia compagna amava i miei figli come suoi; non è giusto accusarla, perché soffre tanto anche lei. Come pensa di riprendere la sua vita? Spero di avere la forza di riprendere la mia vita, ma non sarà più come prima. Se potesse parlare con Ciccio e Tore, che cosa direbbe loro? Parlerei tanto con loro, mi farei spiegare i loro sentimenti. Nelle mie preghiere ho detto a Ciccio e Tore di aiutarmi in questi momenti di sofferenza e sono stati loro, i miei piccoli, a tirarmi fuori dal carcere. [...]
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