
Una sanzione pecuniaria da 8 a 24mila euro se l’imprenditore rimette tutte le cose a posto. L’arresto nei casi più gravi. Maggiore intesa tra ministero del Lavoro e Asl per i controlli. Più voce ai lavoratori che chiedono garanzie. Oltre 300 articoli e 500 pagine di allegati. Così il Consiglio dei ministri ha varato il decreto legislativo sulla sicurezza sul lavoro. La sintesi di una mediazione che si è intensificata nelle ultime ore e che ha costretto il governo dimissionario a spingere il piede sull’acceleratore nonostante le imminenti elezioni. Il testo piace tantissimo ai sindacati che hanno visto accogliere quasi tutte le loro richieste. Pochissimo agli industriali che nonostante l’attenuamento delle pene hanno comunque contestato l’inasprimento delle sanzioni.
Non sono bastate le rimostranze del numero uno di Confindustria Montezemolo né il lungo braccio di ferro tra il governo e le altre organizzazioni imprenditoriali. “È ovvio che abbiano protestato” osserva Paolo Carcassi, segretario confederale Uil, “non si può chiedere a chi commette un’infrazione se la pena è troppo severa. Il tema delle sanzioni è stato solo un pretesto per far saltare l’approvazione del decreto”. Più cauta Paola Agnello Modica, segretaria confederale Cgil: “La reazione degli industriali è stata eccessiva. Le sanzioni sono indirizzate a chi non rispetta la legge e se loro tutelano davvero i lavoratori perché protestano così tanto?”.
Ma secondo Luca Cordero di Montezemolo “inasprendo le pene non si salva nemmeno una vita umana, perché la risposta è la prevenzione. Invece il decreto è tutto spostato sulle sanzioni e non sulle regole”. In verità su questo punto anche le posizioni degli stessi sindacati si dividono. Il tema delle risorse a disposizione della sicurezza è ancora un nervo scoperto.
Il ministro della Salute Turco ha promesso più soldi ma potrebbe essere ancora poco. Per verificare se le regole vengono applicate servono ancora molti milioni di euro da investire in controlli e formazione. “Bisognerebbe utilizzare almeno una parte dei 12 miliardi dell’Inail depositati presso il Tesoro”, rincara il segretario confederale Cisl, Renzo Bellini. Ma quei soldi, per ora, sono destinati ad altro. “Il tema delle risorse bisognerà affrontarlo presto, è già prevista una tabella di marcia per i prossimi mesi”, aggiunge Carcassi. Di sicuro, concordano i tre sindacalisti, la vigilanza preventiva, uno degli anelli più deboli del sistema sicurezza, deve essere ulteriormente migliorata. In controtendenza Gianfranco Tosi, responsabile dell’ufficio salute, ambiente e sicurezza della Fiom: “I soldi ci sono. Basta che Inail, ministero del Lavoro e della Salute spendano di più e meglio. Soprattutto in termini di vigilanza e prevenzione. Magari facendo qualche convegno in meno”. Il punto, aggiunge Tosi, è che finché il decreto non supera tutti gli scogli legislativi, non si può cantare vittoria. “Ci sono solo sessanta giorni -dice- e in mezzo le elezioni. L’importante è che per strada non si perdano la sanzioni penali. Le più importanti per impedire agli imprenditori di risparmiare sulla pelle dei lavoratori”.
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Commenti
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Il 6 Marzo 2008 alle 23:05 giovanni.agretti ha scritto:
Appare evidente a chiunque abbia un minimo di buonsenso che prevenzione e controlli sono indispensabili per ridurre gli incidenti. Che non si potranno evitare, come per gli incidenti stradali. Che a Molfetta uno potesse morire per fatalità, passi. Ma che altri quattro si uniscano all’incidente lasciandoci la vita, non è fatalità: è impreparazione o peggio.
Che questo governo pasticcione e inutile nel migliore dei casi, sbagliasse sino all’ultimo, anche questo era inevitabile e non una fatalità.
Sbagliando, ma a testa alta, marciando verso il totale fallimento…!
Il 7 Marzo 2008 alle 1:36 vincenzod ha scritto:
Capisco che le Leggi e i decreti servono: a parte il fatto che mancano risorse, questo la dice lunga di quando sia vero all’assomiglianza il Governo Mortadella uscito dalla penna di Carlo Lorenzini. Sembra che la vita non interessi più a nessuno, al Pm che si spaccia per Giudice semi-Dio, non al Giudice che condanna in nome del Popolo e non alla Politica che al posto degli onorevoli elegge criminali e terroristi: sembra il teatrino di Così Fan Tutti! Tu sei oscurato, se sei un cittadino qualunque, pensionato o lavoratore ed in scadenza. Senza controlli a che servono le Leggi? Pare ovvio, l’essere umanoide ha l’indole di trasgredire, altrimenti se si sarebbe rispettato alla lettera solo i Dieci Comandamenti di Mosè, saremmo a posto, non vi pare? Quanto reati commessi a disprezzo di ciò: a volta stare coi fruscoli ti accorgi che rispettano di più loro le leggi della natura. La realtà è che gli uomini Politici sono scaduti di qualità: scelte peregrine e di parte a favore di questa o di quella CASTA, a pararsi il c e portarsi una cospicua pensione mentre gli altri rischiano la pelle e il carcere come Bruno Contrada, Ultimo o il caso eclatante del Maresciallo Arciere che vive con 1500€. Scusate a cosa è servito la Legge, se un 1/5 della popolazione Campana vive in zona Vesuvio dove non si poteva costruire?
Il 7 Marzo 2008 alle 11:07 vincenzo.m. ha scritto:
Complesso discutere della legge sulla sicurezza del lavoro non possedendo il testo definitivo il quale pare essere rinviato a maggio 2008. Ciò che traspare dagli articoli visionabili è la convertibilità del penale in amministrativo: certificazione della riparazione del danno conversione della pena in multa pecuniaria. Alcuni erano convinti che le RSU aziendali dovessero occuparsi esclusivamente dell’ambiente e della sicurezza, se fosse accertato si dovrebbero ripensare le responsabilità.A nulla varrà cambiare le leggi in barbare perchè va da sè che il risultato equivarrà ad un aumento della barbarie. Attendiamo il testo unico per una analisi più approfondita.
Il 7 Marzo 2008 alle 16:20 Corrado Buccieri ha scritto:
Ma che sono fessi… prima garantire le entrate, poi il resto.
Il 11 Marzo 2008 alle 15:42 Un’installazione contro le morti bianche » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Una campagna di comunicazione per far riflettere sul tema della sicurezza sul lavoro, andando a utilizzare luoghi fisici della città, luoghi storici e centrali di Lecce, per ribadire ancora una volta che si tratta di un affare che riguarda tutti. È l’obiettivo che si sono dati al Comune di Lecce. Dove la Cooperativa P.A.Z., nell’ambito del progetto Lavorare in Sicurezza - Un affare di tutti, ha presentato oggi alle ore 12 l’installazione che vedete in queste foto. Sono stati cioè poggiati sulle gradinate dell’anfiteatro romano, a partire dalle ore dieci, 235 caschi antinfortunistici a simboleggiare le morti sul lavoro in edilizia registrate nel 2007. Nell’anfiteatro è inoltre affisso un pannello di 6 metri per 3 sul tema degli infortuni sul lavoro. Infine, dal Sedile di Piazza Sant’Oronzo è stato calato un banner in pvc di 4 metri per 2, relativo alle morti nel settore dell’edilizia. Della sicurezza sul lavoro si parla da giorni anche nei forum di Panorama.it. Voi quali suggerimenti dareste a chi ci governa? Come possiamo evitare che episodi del genere si ripetano e con questa terribile frequenza? Il dibattito è in corso. [...]
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