- Tags: alpinismo, donne, esercito, montagna, scalate, sci, Simona-Hosquet
- Un commento
Le donne non raggiungono il vertice? Non è sempre vero… Nell’Esercito c’è chi, quote rosa a parte, riesce a salire fino in cima. Simona Hosquet, 24 anni, i gradi di primo caporal maggiore appuntati sul petto, è la prima donna diventata istruttrice militare di sci e alpinismo. “In vetta ora aspetto altre ragazze”, dice soddisfatta del successo guadagnato, “anche se è una prova difficile: la montagna richiede passione e impegno. Bisogna esserci nati”.
Simona c’è nata. Originaria di Aosta, ha inforcato gli sci che era una bambina. A 12 anni ha cominciato a gareggiare e nel 2002 è entrata nella nazionale juniores di fondo. Nello stesso anno si è arruolata nell’Esercito ed è entrata nel Centro sportivo di Courmayeur. Nel 2004 e poi nel 2005 il traguardo più ambito, il brevetto di istruttore militare di sci e quello di istruttore militare di alpinismo. Di tutte le forze armate, è l’unica donna. Non solo, Simona fa parte anche della Sezione sci alpinistica, il selezionatissimo gruppo di istruttori (una ventina, tutti uomini tranne lei) che addestrano a loro volta gli altri istruttori dell’Esercito.
“Ho cominciato con lo sci, ma presto ho subito il fascino dell’arrampicata”, racconta la giovane. “La montagna mi ha conquistato. Le scalate non sono solo difficili prove tecniche da superare, ma anche la sfida di trovare il passaggio giusto, la via migliore in un territorio sconosciuto”. L’ascesa che più le ha dato soddisfazione è stata quella della via “Padre Pio prega per noi” sul versante sud del Cervino: “È la montagna di casa mia”, spiega il primo caporal maggiore, “da bambina la guardavo dalla finestra. Ed è una via poco battuta, non avrei mai sperato di scalarla un giorno”.
Nessun problema, assicura Simona, a stare in un ambiente doppiamente maschile (in montagna e militare) per tradizione, “siamo un gruppo molto affiatato, non ci sono differenze di sesso”. Da istruttrice ormai esperta, “ma che impara ogni giorno qualcosa di nuovo”, il primo caporal maggiore dà le regole base per chi, professionista o amatore, affronta le scalate. “La prima è la cura quasi maniacale della sicurezza”, elenca, “se le condizioni climatiche non sono le migliori o se ci si è dimenticati una parte di attrezzatura, bisogna rinunciare. Il livello di attenzione deve essere sempre al massimo, neppure chi è abituato ad arrampicare può permettersi distrazioni. In montagna, purtroppo, ogni piccolo errore si paga”.
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- Sabato 8 Marzo 2008


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Commenti
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Il 8 Marzo 2008 alle 19:53 vincenzo.m. ha scritto:
E’ bello essere posti al corrente che, in caso di attacco da parte di qualche nemico, saranno le donne a difenderci con le armi in pugno. Sono perplesso: “siamo un gruppo molto affiatato, non ci sono differenze di sesso”. “. Ora sono preoccupato, è proprio vero, ci credo, il mondo sta cambiando. L’Italia che è obnubilata da troppe illusioni, non riesce a vedere oltre le immagini, la realtà sarà dolorosa: in America non vogliono donne dietro la propria linea perchè lo chiamano “fuoco amico”.
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