Campagna elettorale: se vince il partito del non prometto niente

I contrassegni elettorali per le elezioni politiche che si terranno il 13 e 14 aprile, presentati ed esposti al Viminale a Roma. Ne sono stati depositati in totale 181.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
La corsa tra partiti unici e la fine delle “grandi coalizioni”? No.
La gara a chi candida i nomi più noti o i personaggi più rappresentativi? Neanche.
L’appello per un voto utile, quindi per i due grandi partiti Pd o Pdl? Macché.
La vera sorpresa della campagna elettorale 2008 è il tormentone del “non è più tempo di miracoli”, del “dipende dalla congiuntura economica”, del “faremo alcune cose, altre si vedrà”: insomma, la (quasi) totale assenza di promesse da parte dei candidati premier in gara.

A varcare la nuova frontiera della prudenza è stato, a sorpresa, Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, com’è ovvio, va chiedendo il voto agli italiani ma si guarda bene dal promettere quello che non potrebbe mantenere. Anzi: “È il tempo dei sacrifici”, ha detto nella sua ultima apparizione nel salotto televisivo di Bruno Vespa. E pensare che il candidato premier del Pdl nel 1994 e nel 2001 vinse proprio perché percepito come un uomo capace di far sognare gli italiani. E nel 2006 sfiorò la vittoria dopo una clamorosa rimonta perché convinse gli indecisi che Romano Prodi avrebbe messo più tasse e lui le avrebbe tolte, a cominciare dall’Ici. E ora?
Oggi, ripresentandosi per la sua ultima corsa, il Cavaliere - come ben scrive Bruno Vespa - va esponendo il programma del Popolo della libertà secondo una nuova ottica: sognare sì, ma con i piedi per terra. E anche quando al Cavaliere “scappano” annunci ammalianti (come l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e l’abolizione di ogni tassa sulle successioni e le donazioni) si tratta sempre di promesse dall’alto valore simbolico, che costano relativamente poco: 2 miliardi la prima, 300 milioni la seconda.

Eppure: non dovrebbe essere, la campagna elettorale, il momento delle facili promesse, dell’ottimismo sparso a piene mani, degli annunci mirabolanti? Ieri, forse. Oggi non più.
Oggi nessuno si prende la responsabilità di spendere parole alle quali non potranno seguire i fatti.
Dall’altra parte del campo, anche Veltroni parla un linguaggio diverso. E per forza di cose. In un faccia a faccia con Berlusconi, due anni fa, Romano Prodi si spinse addirittura a promettere “la felicità”: poi, per i venti mesi a Palazzo Chigi, ha dovuto quotidianamente faticare più per uscire indenne dalle mille beghe della sua maggioranza che per governare. Raccogliendone l’eredità, l’ex sindaco sa di non poter promettere miracoli. Nei tabelloni pubblicitari che tappezzano le città, le scritte e gli slogan del Pd sono piuttosto evocativi ma senza impegni concreti: invitano gli elettori a “voltare pagina”, a “uscire dal caos”, a “cambiare il Paese”. Quasi un’operazione di rimozione nei confronti del governo precedente, come se Veltroni volesse dire: siamo diversi chi ci ha preceduto (l’Unione prodiana).

Che cosa sia successo in soli due anni, che cosa sia scattato nei candidati premier che prima promettevano l’impossibile e ora paventano sacrifici, non è facile dire. Sono cambiati i politici o è cambiata l’Italia? Come spesso accade, la risposta sta nel mezzo. Innanzi tutto, con l’onda antipolitica che ha caratterizzato gli ultimi 12 mesi, è cambiato l’elettorato. Che si è fatto più smaliziato, più attento, più critico. Oltre che deluso dalla politica degli annunci degli onorevoli inquilini del Palazzo. Ai quali si chiedono impegno, onestà e concretezza. Un diffuso malcontento testimoniato, per esempio, dal numero di indecisi (un buon 20% secondo gli ultimi rilevamenti) che ancora non sanno a chi dare il voto il 13 aprile.
Una seconda risposta è nella semplificazione avvenuta (proprio grazie a Veltroni e Berlusconi) del quadro politico. Presentandosi da soli (o al massimo con alleati apparentati) Pd e Pdl hanno smesso i panni delle grandi, eterogenee e variegate, coalizioni di due anni fa. Che - solo per fare l’esempio del 2006 - andando dall’estrema sinistra di Franco Giordano al centrismo puro di Clemente Mastella, oltre a essere ingovernabili, erano anche costrette a fare promesse, difficilmente mantenibili, per tenere buone tutte le varie anime.

Infine, e gli italiani lo toccano con mano ogni giorno, il Paese è - all’interno di un non brillante andamento economico mondiale - sull’orlo del declino. E prima di invitare gli elettori a sognare, meglio condurli, con i piedi ben piantati per terra, lontano dal baratro.

Il VIDEO servizio:

Commenti

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Il 10 Marzo 2008 alle 17:49 CiroCipolla ha scritto:

Nessuno ha la bacchetta magica.
E’ l’ora di responsabilizzare tutti, iniziando dai politici, amministratori, banchieri, assicuratori, imprenditori, lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti, studenti, pensionati, volontari, religiosi ad un maggior impegno per il proprio territorio lavorando con sinergia e qualità a risolvere i problemi.

Il 10 Marzo 2008 alle 18:28 dido1 ha scritto:

Berlusconi ha detto una grande verità: dopo il 13 aprile dovremo rimboccarci le maniche e lavorare duro per risannare un’Italia ridotta allo stremo, da un governo Prodi che è crollato perchè non ha fatto, e non come Lui ha detto: io duro perchè faccio!
Gli italiani si meritano un governo che lavora, che produce, che fa.
Non possiamo ridurci a fare la cresta sulle spese come dei barboni, o come fece il “nostro” Presidente della Repubblica Napolitano quando era europarlamentare, che prese un biglietto low cost da 9o € e chiese un rimborso di 800 € !!!!!!!
Queste cose sono di un’altra Italia, di un’Italia passata, dove purtroppo c’è ancora gente che dice….. SI MA ANCHE altri lo facevano, MA ANCHE altri no.

Il 10 Marzo 2008 alle 18:33 vincenzo.m. ha scritto:

I nostri politici applicano strategie che in America funzionano perfettamente, l’unico aspetto distonico è che le strategie americane rientrano nei rapporti che le società inviano alla S.e.c. Nei rapporti citati vegono formulate le strategie che, una volta adottate, porteranno ai risultati espressi ed annunciati. A conclusione di detti rapporti viene dedicato ampio spazio a quella che viene denominata “Cautionary Statement for puproses of….”. Ad esempio se una società anticipa risultati per effetto di un particolare investimento o progetto nella nota dichiara che il risultato è in stretta dipendenza dalla capacità manageriale espressa o da una serie di altri fattori. In Italia i politici lasciano al “fato” il raggiungimento del risultato: ecco dieci pagine di meraviglie, tutte però, in stretta dipendenza da fattori esterni. Niente di geniale, dunque, soltanto una “interpretazione” che troveremo anche nei bilanci delle nostre società.
Volenti o nolenti, nelle persone, esistono differenze sostanziali. Non si tratta di avere la bacchetta magica, piuttosto di ricoprire un impegno senza ricorrere a coperture insignificanti verso la propria responsabilità. Non è l’ora di responsabilizzare tutti ma di rendere certe le responsabilità di chi le ha assunte, viceversa la giustizia va al suo padrone…..al diavolo!. Nelle aziende private fino agli anni ottanta, almeno quelle straniere, chi distruggeva non poteva costruire. Oggi chi nel passato ha giocato con la moneta ( per esperti: Hedge fund Banca D’Italia, venerdì nero/dollaro, abbiamo tentato non ci siamo riusciti…) non credo debba avere la facoltà di costruire solo ed in virtù di un senso di giustizia.
Chi ha orecchie per intendere intenda.

Il 10 Marzo 2008 alle 18:56 salvi64 ha scritto:

E’ vero, i due partiti principali tendono a non fare sognare gli italiani, mentre gli altri litigano con i più grandi e perdono tempo. Però è anche vero che la sinistra non può non pagare il fatto che nella passata campagna elettorale ha promesso mari e monti mentre, alla prova dei fatti, si è rivelata produttrice di ladrerie e disastri ai danni degli italiani. Io non so con quale faccia Veltroni e gli altri politicanti di sinistra ancora si ostinino a presetarsi agli elettori come “il nuovo che avanza” dicendo che “we can” quando sino a ieri erano sul carrozzone del “we can only beautiful tax” e del “tiramme a campà ca u 27 m’aggia a pagà”. Questa gente si ostina a credere nell’impunità e nell’irrilevanza del loro passato. Non possono solo dire “sin’ora è stato così ma adesso si cambia” devono anche iniziare loro a cambiare…. dalle facce innanzi tutto.

Il 12 Marzo 2008 alle 12:10 Corrado Buccieri ha scritto:

Con o senza promesse il risultato non
cambia.

Il 12 Marzo 2008 alle 14:06 asxmur ha scritto:

Berlusconi e Veltroni più che in una campagna elettorale sembrano attori di una fiction con ancora da scrivere la seconda parte. Io penso che farebbero bene a cominciare a vedre gli sprecchi a cominciare dagli stipendi degli onorevoli e alle province da eliminare e inoltre devono cambiare il finziamento dei partiti portando al 4% a livello nazionale per avere diritto ai soldi, altrimenti a casa. Abbiamo una marea di Cococo senza far niente possiamo tenere anche i politici buoni a nulla.

Il 14 Marzo 2008 alle 15:25 Kataweb.it - Blog - latavolarotonda » Blog Archive ha scritto:

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