Francia o Spagna, purché si litighi. A sinistra scoppia la polemica sul riformismo

Il candidato premier della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti (s) e il candidato del Pd Walter Veltroni | Ansa
E pensare che fino a qualche settimana fa erano nella stessa maggioranza a sostenere Romano Prodi. E ora? Oggi sono tante le cose cambiate: il governo non c’è più, la maggioranza s’è squagliata al primo sole, il Professore annuncia di voler lasciare la politica, il Pd è partito da solo, la Sinistra non sta a guardare, i socialisti sono rimasti fuori dai grandi giochi.
Oggi (meglio, da giorni) Bertinotti e Veltroni si divertono a darsi pizzicotti, quasi fossero l’uno per l’altro il nemico politico da battere, come fossero i soli a correre per Palazzo Chigi. E Boselli? Anche solo per farsi notare, il “trasformato” segretario socialista, dice la sua e non ci sta. Ultimo - ma solo in ordine di temo - casus belli è il risultato delle elezioni. Ma non quelle che si terranno ad aprile in Italia. Bensì quelle che si sono appena chiuse in Spagna e in Francia: sono questi risultati a fare da specchio del malessere del popolo della sinistra italiana.
Infatti il leader del Pd, Walter Veltroni legge così la vittoria di Zapatero al di là dei Pirenei e la sconfitta di Sarkozy oltralpe: “Sta spirando un vento nuovo in Europa e in occidente”, che “suggerisce di essere realisti e innovatori, di avere quella sana radicalità del riformismo che è necessaria”. Secondo l’ex sindaco di Roma, insomma, l’esito delle urne avrebbe infatti premiato il riformismo democratico a danno delle posizioni più massimaliste della sinistra. Tradotta, la tesi di Veltroni vuol dire: “Le sinistre radicali hanno subito un peggioramento serio”: “Si capisce da parte dei cittadini che oggi la sfida non è di testimonianza ma di realismo e innovazione”.
Affermazioni che hanno mandato, ovviamente, su tutte le furie il leader di Prc, Fausto Bertinotti: “Io sono convinto che il voto in Spagna e in Francia, come quello che sta accadendo negli Stati Uniti, ci dicono che sta cambiando aria, che c’è bisogno di aprire una fase nuova nella vita di un occidente che ha sempre più bisogno di armonizzare la crescita economica, necessaria e del tutto insufficiente, con una attenzione alle diseguaglianze”. Il vento che il candidato premier della Sinistra-Arcobaleno vede spirare da Madrid e Parigi non è di “pesante peggioramento della sinistra radicale” avvertito da Veltroni. Anzi: “Le destre perdono in Spagna e in Francia” continua Bertinotti “ma sull’Europa mi fermerei un momento, perché si è visto che le socialdemocrazie perdono perdono e la sinistra avanza”. Il problema riguarda invece l’Italia, aggiunge il presidente della Camera, dove “di formazioni socialiste non ce ne sono”.
Apriti cielo! L’uscita del Subcomandante Fausto non poteva non irritare Enrico Boselli. Costretto, dopo essere rimasto escluso dalle grandi alleanze e dopo aver incassato anche il no di Mastella, a correre da solo e fare una fatica immane per cercare di liberarsi, nelle tabelle dei sondaggi o nelle partecipazioni televisive, dall’indeterminatezza della scritta “altri partiti”. A stretto giro di posta, l’ex mite Boselli risponde, piccato: “Bertinotti dovrebbe essere rosso di vergogna” dice il leader del garofano “in Italia un partito socialista c’è da 116 anni e correrà alle prossime elezioni politiche con un proprio simbolo e un proprio candidato premier”.
E pensare che fra qualche settimana, dovessero vincere, Pd, Sinistra Arcobaleno e socialisti potrebbero ritrovarsi a governare insieme città, comuni e regioni…

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