“Gradisce un’arancia?”. Banditi i cannoli, nella sede romana del Movimento per l’autonomia offrono agrumi. Di Catania, naturalmente, “polposi e grandi come Raffaele Lombardo”. Polposo, sì, perché l’amico Raffaele ha sempre badato al sodo, secondo i detrattori anche troppo. Grande no, ancora non lo è. Almeno fin quando il politico Lombardo non batterà, se batterà, Anna Finocchiaro nella corsa a governatore. Che in Sicilia è come essere un capo di stato.
Partiamo da un paradosso. Mentre il Partito democratico la rispetta, la sua parte politica l’ha marchiata. Gianfranco Miccichè dice che lei è in continuità con Totò Cuffaro.
Che dire? Gli eventi gli hanno preso la mano. Prima Miccichè mi implorava di candidarmi; poi ha cambiato idea ed è diventato pure un po’ sguaiato. È una sorta di incontinenza dalla quale spero prima o poi guarisca. Più prima che poi.
Ma la continuità c’è o non c’è?
Io custodisco prezioso il valore dell’amicizia. Il mio atteggiamento verso Cuffaro è ispirato soltanto da questo. Dietro la sua porta, a perorare cose men che nobili, ci sono stati uomini di tutti i partiti che oggi, ipocritamente, lo accusano. Ma Totò è lontano mille miglia dalla mafia. Ovviamente cosa diversa è avere sbagliato nell’aiutare amici finiti nelle trame della criminalità. Confondere la mia lealtà con la continuità, o addirittura la complicità su certe cose, come sostiene qualche carogna dell’informazione, è disonesto. La stampa militante mi dà il voltastomaco.
Lei ce l’ha con i giornalisti che la accusano di gestione clientelare del potere. Però quegli articoli riportano un dato innegabile: nel Mezzogiorno si ottiene consenso anzitutto con le clientele.
Questa sarà la vera rivoluzione siciliana, cambiare lo stato delle cose: è il primo punto del mio programma, lo attuerò se Dio e gli elettori vorranno. L’ho dimostrato proprio a Catania, con efficienza, trasparenza e rigore finanziario. Sulla provincia non grava alcun sospetto giudiziario. E tra i miei elettori ho conquistato primati di fiducia a livello nazionale.
Fiducia e voti, lei sta diventando sempre più potente. Qui fuori c’è la fila per salire sul carro del vincitore.
Noi facciamo salire chi riteniamo. Preferiamo non ottenere seggi piuttosto che imbarcare tutti.
I nomi che circolano sono tutti di ex potenti democristiani.
Chi, Enzo Scotti? È uomo di grande intelligenza, si è lasciato alle spalle il passato, senza nostalgia. Poi, al di là della candidatura, voglio citare l’intelligenza vivacissima di Paolo Cirino Pomicino. Di Pomicino farei il massimo pensatore meridionale, se solo smettesse con l’idea di rifare la Dc.
Che fa, abiura la sua storia?
Io ho militato nella Democrazia cristiana. Ricordo la degenerazione, il correntismo, le lotte spaventose per il potere. La Dc finì male anche per colpa dei democristiani, non capirono che era cambiato tutto. L’Mpa è nuovo perché postideologico. E comunque, dopo di me ci sarà il passaggio del testimone a giovani sostenitori della fiamma autonomistica spentasi
nel dopoguerra.
Era l’Isola degli indipendentisti…
I siciliani si accorsero che l’unità d’Italia era stata una truffa, una violenza, una conquista orchestrata da Cavour, voluta dai Savoia ed eseguita brutalmente da Garibaldi. Dopo ottant’anni di sfruttamento la Sicilia nutrì la grande speranza dell’indipendenza. Poi si è risolto tutto in un pezzo di carta, ma di grandissima importanza: lo statuto speciale. Purtroppo l’autonomia funziona solo se c’è un partito territoriale. Ora c’è l’Mpa.
Lei pensa alla secessione?
Assolutamente no, non ce n’è bisogno, bastano l’autonomia e la devoluzione delle risorse economiche.
Al Sud conviene? Dallo stato centrale ha sempre preso.
Molto meno di quanto gli spettasse. Però ha complessivamente sperperato il denaro. La classe dirigente meridionale ha preferito costruire sulle risorse le basi, spesso illecite, del suo consenso. Anche in Sicilia.
Lei sembra non volersi fermare, vuol diventare il Bossi del Sud?
Accettando il ministero che mi era stato offerto mi sarei sentito uno spiantato. In questa fase storica era giusto che l’Mpa concorresse per l’autonomia della regione. Avremo anche una nostra pattuglia di parlamentari, ma conta di più recuperare lo spirito autonomistico. Poi il futuro è di Dio.
Con Silvio Berlusconi lei ha condotto una trattativa formidabile.
Ma no, l’ho solo portato a riconoscere la nuova questione meridionale, che dall’agenda politica era scomparsa da tempo. Romano Prodi disprezzava il Sud. E però sono proprio quelli alla Pomicino gli accusati del disastro. In passato di errori ne sono stati fatti tanti. La nostra linea è del tutto diversa.
Basta assistenzialismo: se solo impieghiamo bene i 15 miliardi dei fondi strutturali, otteniamo la fiscalità di vantaggio e incassiamo le tasse locali, siamo a cavallo. Poi ci vogliono meno burocrazia, piccola impresa, un piano per l’energia. E le grandi opere: ferrovie, autostrade e il ponte sullo Stretto.
Il ponte non minerà la “sicilitudine”?
La sicilitudine, nel senso di superiorità fondata sul poco, è solo una malattia.
La spesa regionale è altissima.
Il rigore finanziario è fondamentale. Oggi la spesa corrente assorbe gran parte delle uscite. Abbiamo una caterva di dipendenti, li ridurrò. La regione dovrà avere una élite burocratica, ma poi sarà opportuno esternalizzare una serie di servizi. Certo, non si può nemmeno licenziare chicchessia, ma lavorare pian piano sui prepensionamenti.
In caso di vittoria ripescherà assessori uscenti?
No, pure loro non sono interessati. Ma se la dottoressa Agata Consoli volesse…
La sua avversaria principale è Anna Finocchiaro del Pd.
Le riconosco grandi capacità, ma ha mostrato poco interesse per il territorio.
Però la sua vice, Rita Borsellino sul territorio c’è, per di più a combattere la mafia.
In Sicilia ci sono tante persone rispettabilissime. Ma non si può governare andando
avanti per simboli e miti. Parliamoci chiaro: iniziò Leoluca Orlando con il professionismo dell’antimafia. Questa è una precondizione, poi ci vuole anche la capacità di governare.
La mafia le fa schifo?
Non ho condiviso questo slogan. So bene quanto costi ai siciliani la mafia, è una stimmata che ci portiamo addosso, dovunque andiamo. Ma la criminalità va combattuta facendo ciascuno il proprio dovere. Io non faccio il magistrato.
Berlusconi premier garantirebbe la guerra alla mafia?
La sicurezza è un capitolo fondamentale del programma: lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, ma anche ai clandestini che sgozzano, agli immigrati che avvelenano, agli italiani che delinquono, del Nord, del Sud e del Centro.
Lei chiederà più polizia?
Io mi responsabilizzerei sempre di più. All’articolo 31 lo statuto speciale conferisce al presidente della regione i poteri di guida della polizia e delle forze armate. Certo, fa paura, ma è così: in Sicilia la polizia dovrebbe governarla il presidente regionale in accordo con le province, piuttosto che con i prefetti.
Da governatore potrà far valere quest’opzione.
Quando si comincia a gustare il piatto dell’autonomia, non ci si ferma più. L’appetito viene mangiando.
Con lei la “Sicilia nazione” finirebbe di essere soltanto una teoria.
Naturale. Dobbiamo riprendere a scrivere un pezzo di storia dell’umanità: la nostra terra fu capitale del Mediterraneo, è stata ridotta a colonia.
- Lunedì 10 Marzo 2008

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Commenti
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Il 10 Marzo 2008 alle 13:53 faustino ha scritto:
finalmente un politico meridionale che parla chiaro alla gente, stai a vedere che fra un pò anche i siciliani, grideranno “roma ladrona, L’MPA non perdona”.
Il 10 Marzo 2008 alle 16:49 terranostra ha scritto:
La colomba MpA vola e volerà sempre più in alto nei cieli azzurri del SUD.
Il 10 Marzo 2008 alle 16:52 salvi64 ha scritto:
Finalmente uno che pensa con la testa. Era ora che qualcuno iniziasse a occuparsi della questione meridionale, spero non a parole e a contributi (per le proprie tasche), come hanno fatto gli altri.
Le regioni è ora che si sveglino. E’ vero che purtroppo talora non possono come nel caso di campania e calabria ridotte a far west da camorra e ndrangheta e con lo stato completamente assente. E’ anche vero però che, dove possibile, bisogna attuare la costituzione (non c’è nulla di eccezionale) facendo funzionare a dovere le regioni. In questo senso le rivendicazioni autonomistiche di mpa e lega ben si sposano con l’unitarietà indestituibile della nazione Italia. Tutti uniti sicuramente (e anche EUROPEI) per ciò che riguarda solidarietà, difesa, fratellanza con i popoli terzi, ma individui a se stante per ciò che riguarda amministrazione pubblica, riscossione delle imposte, economia. Sinchè i nostri politici meridionali la penseranno come gli alemanni i vendoli, i bassolini, non ci sarà futuro e sviluppo per l’italia meridionale. Essa deve trovare dall’interno le forze e la ricchezza (ne ha tanta) per risollevarsi e ritornare quella di un tempo, con l’agricoltura, inanzi tutto, ma anche con i nuovi fiorenti settori del turismo, dell’energia, della tecnologia digitale. Avanti meridionali, se aspettate i soldi dell’europa sappiate che rimarrete delusi, andranno intascati dai soliti noti. Se si vuole risorgere è dall’interno che bisogna trovare le forze per reagire. E’ questo tentativo di Lombardo è un buon segno che finalmente si inizia a reagire.
Il 10 Marzo 2008 alle 17:35 fercas ha scritto:
Egregio sig. Lombardo, se la prenda pure la Sicilia e le auguro di cuore di farla diventare nazione, però, s’intende, anche dal punto di vista delle risorse, cioè se ne hai spendi se no fischi, non aspettando che Roma ladrona ti annaffi a pioggia i grandi prati su cui gozzoviglia la mafia! Cordialità.
Il 24 Marzo 2008 alle 17:25 tonycurtis ha scritto:
Il Ponte sullo Stretto di Messina una priorità.
Poi dice che uno si butta a sinistra…
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