
L’ultimo? Franco Turigliatto, leader della Sinistra Critica. Dicendosi incompatibile con il leader di Forza Nuova Roberto Fiore (”Una forza politica esplicitamente e dichiaratamente neofascista e neo nazista”, ha detto il senatore anticapitalista), ha abbandonato polemicamente gli studi di Porta a Porta. E pensare, dice Bruno Vespa, che Turigliatto era stato informato della presenza di Fiore, e non aveva posto pregiudiziali.
Nel 2006 fu Silvio Berlusconi a duellare in diretta con Lucia Annunziata, nella puntata del 12 marzo di In mezz’ora. Puntata che finì prima del previsto, con il Cavaliere che si alzò, tese la mano, salutò e abbandonò lo studio: “Me ne vado. Mi ha fatto una domanda, non mi ha fatto rispondere”. Fece scuola? Diciamo che fece tendenza. E infatti tra il primo strappo del Cavaliere e l’ultimo addio di Turigliatto, in due anni, quanti altri politici hanno “messo in scena l’uscita di scena”? Parecchi, tanto che oggi sembra quasi che per onorevoli e candidati sia diventata una moda. Non difficile da praticare, del resto. E con una location facile da allestire: bastano uno studio tv, un programma di approfondimento politico e le telecamere della diretta. La scena è assicurata. L’eco mediatica pure: ci si alza da poltrone e divani, si urla “basta, me ne vado” e si lasciano di stucco conduttore, ospiti e pubblico.
Solo la scorsa settimana è toccato prima al socialista Enrico Boselli (il 6 marzo) e poi all’Udc Pierferdinando Casini. Il primo, per esprimere la sua protesta contro una campagna elettorale (a suo dire) truccata, si è alzato dal divano bianco di Bruno Vespa (ecco il FILMATO). Il secondo, due giorni dopo, ha fatto il bis della scena, abbandonando pochi secondi prima della fine, il programma di Lanfranco Pace e di Ritanna Armeni , 8 e mezzo (qui il VIDEO), dopo le ripetute insistenze dei giornalisti ospiti sull’inserimento di Mastella in lista: “Mi avete invitato per parlare del programma, invece mi ritrovo a rispondere a domande su Mastella”. E a proposito del leader dell’Udeur, come non ricordare la sua uscita di scena dallo studio caldo di AnnoZero di Santoro: era l’otto marzo 2007 e l’allora ministro della Giustizia se ne andò, in segno di protesta con una trasmissione, secondo lui, troppo faziosa.
Ma la lezione si è impressa bene nella mente dei politici, tanto da far tornare attuale il classico adagio morettiano: “Mi si nota di più se vado o se non vado?”. Giuliano Ferrara ha preferito la seconda opzione: invitato a Unomattina per confrontarsi con il leader radicale Marco Pannella sull’aborto, il 15 febbraio scorso, lasciò solo il suo avversario a inveire in diretta. “La tv è antiveritativa. Un bel mezzo per comunicare, rispettabile e fatto da persone rispettabili, tra cui io stesso fino a ieri. Ma sul ponte di Messina o sull’Ici valgono le opinioni, sulla vita umana e l’amore vale la solitaria e pubblica ricerca della verità ” disse Ferrara.

Al di là della tesi del direttore del Foglio, ora tutti a chiedersi se la politica (che già non gode del favore dei cittadini) sia in rotta anche con la tv. Oppure se, in tempi di antipolitica conclamata, gli abitanti del Palazzo non cerchino il coup de théâtre, convinti di far più scalpore abbandonando il confronto tv piuttosto che restare a parlare di programmi, punti, sondaggi, cifre, candidature. L’ardua sentenza? I telespettatori-elettori la depositeranno nell’urna di aprile.
- Venerdì 14 Marzo 2008
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Commenti
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Il 14 Marzo 2008 alle 21:37 dido1 ha scritto:
Turigliatto non doveva presentarsi se riteneva inopportuno tale confronto.
Lasciando parlare Fiore, Turigliatto avrebbe avuto facilmente ragione sulle strampalate parole e ragionamenti del nazifascista di Forza Nuova.
Peccato che i comunisti non approfittino di tali occasioni: secondo me non….. ci arrivano……
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