Turismo in ginocchio sull’immondizia

Le incredibili foto che testimoniano l'insostenibile emergenza rifiuti a Napoli.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
di Stefania Berbenni

Sulla cartina geografica i 180 chilometri che separano Napoli da Roma sono poco più di un centimetro. Un niente per gli americani abituati alle grandi distanze, poco anche per tedeschi, inglesi e francesi. Così, per toponomastica percezione, le montagne di spazzatura partenopee finiscono per fare ombra anche alla capitale, e più su fino a Firenze, svuotando ovunque alberghi e spezzando le gambe al turismo.
Succede, per esempio, che la catena Baglioni, alberghi di lusso a 5 stelle, registri nel Nord Italia il tutto esaurito mentre l’hotel romano, per la prima volta, è in affanno. Lo ammette amareggiato Luca Magni, il vicepresidente del gruppo: «Gli stranieri hanno paura per la propria salute. Così evitano Roma, rimandano la gita a tempi migliori, senza timori di diossina o altro. E non siamo i soli ad avere l’hotel mezzo vuoto. Il marchio Italia ha avuto il colpo di grazia con la vicenda rifiuti, che si somma all’instabilità generale, all’Alitalia in forse, alla scarsa qualità di aeroporti e servizi. Ma l’aspetto più grave è che non ci sono segnali che facciano pensare di sapere e potere gestire i problemi».
Alcuni tour operator hanno aggirato l’ostacolo: fanno dormire gli stranieri a Firenze, li portano in giornata a Roma, con il pullman.
«Il 2007 si è chiuso con meno 30 per cento e prevediamo un 2008 ancora più nero» lamenta Mario Pagliari dell’hotel San Francesco al Monte di Napoli, un gioiello a quattro stelle ricavato da un ex convento. «Prima il calo turistico era causato dalla camorra, poi dalla microcriminalità, adesso dalla spazzatura. Alibi, solo alibi per non affrontare il vero problema: Napoli langue, la si svende abbassando le tariffe mentre dovrebbe essere affrontata una vera politica di rilancio».
Non basta cioè farne una città low cost, né inventarsi iniziative come «Easy Napoli»: sconti per musei, mezzi di trasporto e facilitazioni varie dal 15 marzo a fine luglio. Né funziona la furbata di tenere puliti il centro e le strade di collegamento dall’aeroporto all’imbarcadero. Persino il filmato di una turista tedesca in giro per la città, messo in rete, sembra poca cosa rispetto alla paura della diossina e all’effetto spazzatura.
Dei 500 partecipanti al prossimo congresso di ingegneri australiani (20-22 marzo), 400 hanno disdetto. A gennaio e febbraio molti convegni sono stati annullati. E pensare che i ristoranti del borgo marinaro, enclave romantica a pochi passi dai grandi hotel, si erano consorziati per fare fronte a cene congressuali con 700-800 partecipanti. Problema superato come spiega Elvira Ghiosi, della Bersagliera, storico ristorante: «Sono stati annullati anche i futuri congressi di settembre e ottobre. È dura. Un gruppo culturale ha disdetto la sua visita a Napoli temendo l’assalto al loro pullman, dopo aver visto la fine che aveva fatto l’automezzo dei vigili del fuoco».
«Vorrei evitare la fatidica spirale della profezia che si autoavvera. C’è crisi, la situazione è problematica, ma tutto questo catastrofismo non aiuta. A me risulta che il calo turistico sia fra il 15 e il 20 per cento, mentre sento cifre fra il 30 e il 50» ribatte Claudio Velardi, da 15 giorni assessore al Turismo e ai beni culturali. Nelle sue mani una bella patata bollente (rilanciare l’immagine della città) e 2,5 milioni di euro stanziati dalla Regione Campania: «Sono stati destinati, ma ora bisogna recuperare le risorse… ci vuole tempo, non è cosa fatta».
Se a Napoli ’a nuttata ha da passa’ e sembra infinita, in Costiera, e di fronte, a Capri e Ischia, l’olezzo nefasto non arriva. Molti hotel non aprono a Pasqua, ma solo per questioni di calendario: cade troppo presto. Per pochi giorni di lavoro andrebbe contabilizzato un mese di costi vivi. «Capri fa storia a sé, forse perché è un’isola, forse perché comunica un’immagine di qualità e pulizia» argomenta Tonino Cacace, padrone del Capri Palace, cinque stelle lusso, la miglior spa medicale al mondo secondo la rivista Traveller Uk, con clientela internazionale, Harrison Ford e Julia Roberts compresi. «Del resto ad Anacapri raggiungiamo il 60 per cento di raccolta differenziata».
Niente pattume per le strade anche a Positano, dove Virginia Attanasio, «personaggio» della Costiera, gestisce il San Pietro, altro cinque stelle lusso, con liste d’attesa di mesi per una camera. Virginia Attanasio parla con la concretezza e la genuinità dei suoi piatti famosi: «Siamo sinceri, appena ci sono state avvisaglie del pericolo spazzatura attorno a Sorrento, si è subito provveduto. I rifiuti sono spariti. E dal 5 aprile il sindaco di Positano farà una campagna per aumentare la raccolta differenziata, ora ferma al 25 per cento. Non possiamo perderci gli stranieri per la spazzatura. Non possiamo proprio».

LEGGI ANCHE: Il dossier rifiuti

Commenti

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Il 15 Marzo 2008 alle 4:23 cardar ha scritto:

Grazie Bassolino,grazie Iervolino,grazie per tutto ciò che avete “fatto”per Napoli e la Campania,modello di chiarezza,modernità…..soprattutto per il divieto di fumare nei parchi pubbilci in presenza di bimbi e donne incinte….in effetti l’unico problema di Napoli!!!!!!!!!!!!!!

Il 18 Marzo 2008 alle 18:19 Napoli, ultima fermata: punta tutto sul turismo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Le dimensioni del disastro sono apparse improvvisamente chiare con l’arrivo della bella stagione. L’emergenza rifiuti a Napoli era quasi diventata la norma, finché non si sono visti i primi effetti negativi sul turismo in Campania: meno 20 per cento di presenze negli hotel e nelle città. E sono soprattutto gli stranieri a fuggire lontano da una destinazione dove temono di trovare degrado, sporcizia e rischi per la salute. [...]

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