
Ufficialmente, non passa giorno senza che Silvio Berlusconi, Walter Veltroni e tutti coloro che fanno parte dei due schieramenti maggiori dicano e ripetano di voler vincere le elezioni per governare e non per accordarsi dopo in una sorta di governissimo delle larghe intese.
Ma la possibilità di un accordo post elettorale - che nelle previsioni degli altri piccoli come Pier Ferdinando Casini, Fausto Bertinotti e Daniela Santanchè è già scritto nei fatti - è più concreto di quanto non sembri, se non altro come conseguenza di una situazione di semi pareggio. Un’ipotesi che, tra l’altro, è anche allo studio del dipartimento di Stato Usa.
Il paper che gli analisti d’Oltreoceano hanno sui loro tavoli si chiama “wide coalition” e prende le mosse proprio da uno scenario che vedrebbe il pareggio come uscita dalle urne il 14 aprile.
Non è un mistero che i nostri alleati Usa, guidati ancora per qualche mese dal repubblicano George Bush, non abbiano amato particolarmente il governo di Romano Prodi. La causa principale? L’alleanza che il Professore strinse nel 2006 con la sinistra radicale, dando origine a quella variegata maggioranza detta Unione. La Casa Bianca ha tardato a lungo, quasi due anni, ad invitare il Professore a Washington. E poi quando finalmente è arrivato l’invito, è caduto il governo.

Per questo un esecutivo di ampia coalizione che faccia le riforme è ben visto dagli Stati Uniti d’America, che sarebbero contenti se l’Italia portasse a termine “riforme radicali sul piano istituzionale e su quello economico”.
Ovviamente gli Usa sono ufficialmente equidistanti dalla campagna elettorale italiana. E non mostrano alcuna preferenza per i due maggiori competitor. Posizione questa, sottolineata alcuni giorni fa anche dall’ambasciatore Usa in Italia, Ronald Spogli: “I nostri rapporti con l’Italia saranno sempre eccellenti”.
Insomma per la feluca Usa prossimo a passare la mano - Spogli rimetterà l’incarico al momento dell’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti, così come da prassi - con Berlusconi o Veltroni a Palazzo Chigi, non cambierebbe nulla nei già “solidi” rapporti tra i due stati.
- Venerdì 14 Marzo 2008
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Commenti
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Il 14 Marzo 2008 alle 18:16 Corrado Buccieri ha scritto:
Non solo la Casa Bianca,questo della
grande alleanza è già nel piano di Berlusconi….solo così potrà accedere
alla Casa Bianca Italiana..Quirinale.
Il 14 Marzo 2008 alle 20:31 vincenzo.m. ha scritto:
L’America è un impero, si condivida o non si condivida, questa è larealtà e per molti versi simile all’impero romano. L’America, attraverso le sue istituzioni utilizza grandemente le logiche strategiche dell’antica Roma. L’Italia è una colonia, come lo è la Germania e molte altre nazioni, ciò deve essere chiaro per chi desidera aderenza alla sostanza onde produrre analisi comprensibili. All’America non sfugge che i politici italiani siano sempre quelli, difatti non vi sono sostanziali cambiamenti nella politica italiana: il presidente, onorabilissimo, ha il potere di “ammonire” ove se ne presenti il caso. Altri personaggi, qualcuno dice “immagini proiettate, quasi ologrammi” dipendono da poteri occulti quindi non visibili e pertanto inesistenti. Ognuno dei politici che si presentano sulla scena delle prossime elezioni ha già avuto una o più esperienze nei governi o nelle amministrazioni di rilievo precedenti ; ognuno di loro ha quindi la facoltà di profferire la proposizione magica: abbiamo tentato ma non ci siamo riusciti. L’unica differenza, verso le precedenti campagne elettorali, consta nel fatto di presentare individui che possono catalizzare temporaneamente l’attenzione di una porzione di elettori, individui che però non pare posseggano le sufficienti capacità professionali per individualmente interagire nei loro compiti futuri: viene così a determinarsi la necessità di una dolorosa dipendenza che riconduce la capacità decisionale ai soliti noti.
All’America, credo, come a qualunque nazione, ad interessare sono gli eventi economici oltre alle alleanze politiche espresse verso l’esterno in riferimento alla nazione in discussione. Tutto il resto è “fritto misto”.
Nell’osservare la forte rilevanza ai fatti economici, alle scelte, alle alleanze, a tutto quanto concerne l’economia delle aziende italiane, che con preponderanza emergono dai programmi dei partiti politici non posso che rifugiarmi nella lettura dei reports , semestrali ed annuali, Alitalia concedendomi enorme spasso necessario per rituffarmi nella importantissima diatriba relativa al rapporto tra il PD o il PDl e l’America.
Il 14 Marzo 2008 alle 21:28 dido1 ha scritto:
A long time, l’America ha fatto passare prima di invitare Prodi alla Casa Bianca…………
Questo dovrebbe dirla lunga sulla stima che gli USA hanno sempre avuto verso l’Italia.
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