Neologismi di Palazzo: il nome della cosa

di Roberto Barbolini

Sarà colpa del dissesto ecologico del pianeta, lo stesso che scioglie i ghiacci polari e rende il sesso degli orsi bianchi incerto? Magari un effetto della pollution sommata alla devolution o alla mancata revolution? Fatto sta che, a sinistra del 13 aprile, è facile avvistare non distanti da riva branchi di arcobalenotteri inneggianti su Google a Fausto Bertinotti, mentre allegre comitive di grillini continuano a sciamare per le strade e sul sito internet di un Grillo molto parlante che si chiama Beppe.
La nostra ecofauna politica, galvanizzata dall’incipiente confronto elettorale, sta dando ulteriore prova della sua fantasia zoologica. Relegati nel giurassico tanto l’asinello dei Democratici per l’Ulivo quanto l’elefantino di Mario Segni, annoverati da tempo il Gad e la Fed (”nomi da cartoon” secondo lo stesso Francesco Rutelli) tra gli animali estinti come il dodo australiano e i girotondini, si va a caccia di nuove, postkafkiane metamorfosi verbali.
Ma gli avversari stanno all’erta. Se i militanti di Forza Italia venivano denigrati come forzitaliardi o forzitalioti, chissà a quali storpiature andranno incontro i postdiessini e gli altri del Partito democratico. Si sentiranno chiamare pidini? Replicheranno definendo libertini quelli del Popolo della libertà?
Giuseppe Antonelli, docente di linguistica italiana all’Università di Cassino e autore del saggio L’italiano nella società della comunicazione (Il Mulino), non azzarda neologismi. Ma ricorda che già Benito Mussolini utilizzava in senso spregiativo i suffissi -ardo e -aiolo: “All’epoca si diceva patriottardo, antiguerraiolo, riformaiolo; oggi berluscaiolo, rifondarolo, fino all’ineffabile canottardo che designa il seguace di Umberto Bossi. E se afascista risale addirittura al 1927, la parola-macedonia radicanaglia, del 1904, ricorda composti recenti come radicalaccattone o radicalriformatore”. Senza dimenticare i radicali liberi, che secondo la medicina ufficiale fanno malissimo.
Ma liberi da che cosa? Non certo dal mare di sigle che affollano l’arengo della politica italiana, con qualcosa come 170 partiti in sequenza alfabetica da Ad (Alleanza democratica) a Vav (Vallée d’Aoste vive), passando per il Partito pensionati e il Progetto Nordest, il Mup e il Pis, che sembra un diuretico ma non lo è; mentre da un punto di vista cronologico si va dal Psi di Enrico Boselli (anno di fondazione: 1892) ai Popolari liberali di Carlo Giovanardi, appena staccatisi dall’Udc per confluire nel Pdl.
Proprio la nascita del Popolo della libertà, sorto come Venere dalla spuma marina d’un referendum, nel quale questa denominazione è stata largamente preferita a un più convenzionale Partito della libertà, dimostra quanto, in politica, la parola conti perfino più della cosa, bianca o rossa che sia. Già: partito. Ma per dove?
Dopo Tangentopoli il termine sembrava obsoleto, sostituito da parole più accattivanti come alleanza, polo, coalizione, rete, patto, movimento. Eppure Veltroni, neanche fosse il mago Walter d’una celebre canzone di Ligabue, ha scommesso di resuscitarne i fasti sotto la sigla del Pd. E si sa che in politica le cose sono spesso conseguenza dei nomi.
Parole, parole, parole, come cantava Mina citando il grande paroliere dell’Amleto. In attesa dell’essere o non essere del 13 aprile.

Commenti

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Il 16 Marzo 2008 alle 22:00 carlo.tosi ha scritto:

Volevamo il referendum sulla legge elettorale per mettere uno sbarramento ai piccoli movimenti e sfoltire il parlamento, sono riusciti a portarci via questa anche possibilità! Alle prossime elezioni non ci daranno la scheda elettorale, ma un lenzuolo, grande abbastanza da contenere tutti i vecchi e nuovi simboli. Così avremo ancora più parassiti politici da mantenere ed ingrassare a suon di decine di migliaia di euro al mese. Nonchè il loro nutrito codazzo di portaborse, consulenti, segretarie, auto blu, e tutto il resto naturalmente tutto a spese nostre. Grazie presidente Napolitano per aver permesso tutto questo. E poi ci chiedono fiducia e voto con il miraggio di assurde promesse elettorali. CHE SCHIFO!!!!!!!
NON MERITANO NEMMENO IL PROPRIO VOTO CHE SI DANNO DA SOLI, TANTO SONO FALSI E CORROTTI!!!

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