Quelli che… una droga sola non basta

La “roba” non più è l’eroina o la cocaina, non è più l’ecstasy o l’hashish: è tutte queste sostanze insieme. Anche di più. Il “tossico” non le prende una alla volta, ma una dopo l’altra, in un saliscendi di effetti che si innescano e si annullano l’uno con l’altro. È una catena incontrollabile. Lo sballo, poi il down, poi di nuovo su di giri. E alla fine della nottata (o dell’intero weekend) serve qualcosa che ristabilisca uno stato accettabile per tornare in ufficio, a scuola, in famiglia.
Per gli esperti si chiama “poliabuso”, per i pusher significa spacciare dosi diverse allo stesso cliente, per le forze dell’ordine vuol dire un mercato sempre più esteso e capillare, per i medici è la difficoltà di curare quattro, cinque dipendenze contemporaneamente. Una tendenza dominante, trascinata dal dilagare della coca. Ma che si porta dietro qualcosa di più preoccupante.

Non più il grammo di hashish in piazza Vittorio a Roma, il “quartino” di cocaina intorno alla stazione Centrale a Napoli, le pasticche in corso Como a Milano. Né il pusher identificato con la sostanza che fornisce. La piazza è in movimento, variegata. Chi spaccia si è adeguato alle richieste multiple. “Che arrivano in particolare dai ragazzi: usano sempre più sostanze insieme e acquistano più droghe alla volta”, spiega Francesco Messina, capo della Squadra mobile di Milano. “Si è diffuso uno spaccio diversificato, lo vediamo dagli arresti e dai sequestri che facciamo. I fermati hanno addosso hashish, cocaina ed eroina, oppure ecstasy, hashish e marijuana. Gli acquirenti aumentano e chi smercia la droga si adegua a questo tipo di domanda, offrendo dosi sempre più a buon mercato ma di qualità sempre più scarsa”.

A Milano mettersi in questo giro d’affari è facilissimo. Continua Messina: “Chiunque può vendere quello che vuole, dove vuole. Qui non c’è il controllo territoriale della criminalità organizzata, cui altrove, ad esempio in Sicilia, chi spaccia deve rendere conto. Le organizzazioni si occupano dei grandi traffici, che hanno a Milano una base importante, lasciando la strada agli anelli deboli della catena, per lo più clandestini nordafricani, e cercando di non attirare troppo l’attenzione. Un qualunque studente o impiegato potrebbe, per ipotesi, comprarsi 2 etti di roba in Olanda e smerciarla, rispondendo a una richiesta che non si esaurisce mai. Il contrasto sistematico dello spaccio, di cui si occupa l’Unità operativa criminalità diffusa, sta dando buoni risultati (l’Uocd, istituita dal questore Vincenzo Indolfi, ha arrestato in un anno 646 spacciatori e ne ha indagati 37. I consumatori segnalati al prefetto sono stati 538, ndr). La repressione però non basta, bisogna affrontare il disagio dei giovani che si avvicinano alla droga con troppa leggerezza, sottovalutandone il rischio di dipendenza”.

I meccanismi del consumo multiplo sono chiari soprattutto ai medici. Le “vecchie” droghe tornano in auge, in particolare l’eroina che era stata accantonata perché considerata poco adatta agli stili di vita di oggi, viene per lo più fumata o inalata. E vengono comunemente mischiate con le potenti sostanze sintetiche dagli effetti ancora in parte sconosciuti. Non solo ecstasy, ma anche ice, popper (uno stimolante sessuale che compensa l’impotenza spesso causata dalla coca) e cobret, chiamato anche “eroina di scarto”, usato come sedativo da chi prende cocaina o amfetamine. Dall’esperienza di Furio Ravera e Roberto Bertolli, psichiatri e psicoanalisti fondatori della comunità terapeutica Crest e tra i massimi esperti di tossicodipendenze in Italia, emergono esempi concreti. La cocaina è in assoluto la più diffusa. “Abbiamo pazienti che hanno avuto il primo contatto a 13 anni, altri a 70, in tutte le fasce sociali”, spiega Ravera. “È ormai una componente sociale quasi accettata”, aggiunge Bertolli. Usata per il suo potere eccitante e per superare stanchezza e inibizioni, provoca aggressività e manifestazioni di violenza apparentemente inspiegabili.

“La cocaina fumata, detta free-base o crack, è ancora più pericolosa”, continua Ravera. “Dà un’euforia intensa, ma il decadimento della concentrazione nel sangue della sostanza è rapido e provoca un senso di angoscia. Per superarlo si prende ancora coca o altre sostanze stimolanti, come l’ecstasy. Capita che il consumo venga programmato per intere notti o per interi fine settimana, senza l’ansia dell’assunzione successiva, e che poi si renda necessario qualcosa che spenga uno stato di eccitazione insostenibile quando è il momento di tornare ‘normali’. Arrivano l’hashish e l’eroina”. Maratone di sballo, scorpacciate di “roba” che, spiegano i medici, all’ultimo stadio si fanno in solitario. E che nel 90 per cento dei casi comprendono l’abuso di alcol. “Alcol e cocaina si stimolano a vicenda, l’effetto del primo incrementa quello della seconda”, precisa Ravera.

Esperienze proibite? Non proprio. “Questo tipo di tossicodipendente considera innocuo l’uso di droghe. L’alibi è spesso la sporadicità dell’assunzione, alcuni pazienti raccontano che si sballavano una volta a settimana o una volta al mese, addirittura una volta ogni tre mesi”, continua lo psichiatra. Difficile definire il significato di dipendenza in questi casi. La trappola però c’è sempre e prima o poi si arriva all’episodio che fa riflettere: un problema respiratorio, una crisi epilettica, emicrania, depressione, psicosi nei casi più gravi.

Achille Saletti, presidente dell’associazione Saman, ha messo a punto un percorso terapeutico adatto al nuovo tipo di abuso e basato su sedute in ambulatorio e permanenze brevi in comunità. Il medico elenca i motivi che spingono il tossicodipendente del terzo millennio a farsi curare. “Non si tratta più dell’emarginato con precedenti penali, ma di una persona per cui l’uso di droga è compatibile con la vita di tutti i giorni e che può conservare senza problemi la propria identità e il proprio ruolo di studente, manager, tassista, edicolante, padre (o madre) di famiglia. Qui sta la difficoltà nel convincersi ad avere bisogno di aiuto. Serve una deviazione dalla normalità che prima si era riusciti a mantenere, campanelli d’allarme come un rosso in banca, un ricovero per attacchi di panico o per un’aritmia, un’aggressività diventata ingestibile. Per quanto riguarda i giovani, che già a 14 anni fanno uso di cocaina e insieme di eroina fumata al posto degli spinelli per superare le fasi di down, spesso sono i genitori che si rivolgono al medico”.

Commenti

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Il 17 Marzo 2008 alle 7:02 nicoladiguida ha scritto:

Quanto alla “roba”, è mia convinzione che sia la stessa criminalità organizzata, che ne detiene il controllo esclusivo, a raffinarla in modo tale da arrecare dipendenza e malattia. Come può essere che sostanze del creato che dovrebbero arrecare piacere, risultano poi gravemente nocive?

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