
Non sarà demagogia, men che meno qualunquismo, e lui ci tiene a precisare. Eppure l’ultima proposta lanciata da Walter Veltroni rientra tutta nella strategia di chi punta a conquistare indecisi e delusi del Palazzo con l’idea, sempre di gran fascino tra la gente stanca della Casta, di ridurre e il numero dei parlamentari e di abbassare loro gli stipendi, parificandoli agli altri Paesi. 56esima tappa del giro d’Italia del leader del Pd: prima Novara, poi Alessandria. È dalle piccole e produttive città del Piemonte che Veltroni sostiene la necessità “di un segnale di sobrietà”: “Non possiamo più stare in un Paese con gli stipendi più bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte del resto d’Europa”.
Il momento è voluto, studiato: proprio nelle prossime ore saranno resi noti i dati sui redditi dei parlamentari. Nel confronto europeo, un deputato italiano guadagna il 70% più di uno tedesco, il 75% più di uno inglese, più del doppio di uno francese. Veltroni promette di ridurre anche “il finanziamento pubblico alle 51 formazioni politiche del nostro Paese, anche partiti che hanno uno o due rappresentanti” come pure ai “31 organi di comunicazione di partito”. Ma le proposte nel segno di Grillo non finiscono qui: il segretario del Pd insiste: ”Dopo Pasqua presenteremo una proposta capace di dare alle pensioni più basse la possibilità di reggere”.
Eppure la Lega Nord, che a Novara ha allestito, a pochi passi dal comizio del leader del Pd, un gazebo con manifesti contro, gli ribatte di averlo sempre proposto. Eppure i sondaggi indicano che la distanza tra Pd e Pdl resta ampia. Ma Veltroni spera di ridurla, giorno dopo giorno, macinando chilometri di strada, convinto che la rimonta deve passare attraverso dubbiosi e scettici, cittadini che guardano con distacco alla politica e che nell’ultimo anno hanno anche applaudito le tirate antipolitiche di Beppe Grillo (a cui si sente molto vicino l’alleato principe del segretario, Antonio di Pietro) . E infatti: “Ci sono ancora tante persone indecise” afferma l’ex sindaco di Roma mobilitando la piazza, “parlerò a loro, anche quando andrò in tv. E se tutti coloro che hanno partecipato alle primarie si danno da fare, non ce n’è per nessuno. Siamo noi che possiamo spostare l’esito del voto”.
Per scuotere questa fetta di elettorato, che in genere decide negli ultimi dieci giorni di campagna elettorale e che fa la differenza in regioni in bilico come il Lazio o l’Abruzzo, Veltroni usa un mix di argomenti, che dimostrino che il Pd è nuovo anche negli argomenti e che soprattutto parla il linguaggio dei cittadini e usa le parole d’ordine dei grillini: pensioni, caro vita, costi della politica. Temi sui quali nei prossimi giorni, al loft, si cimenterà un gruppo di lavoro per coniare slogan e proposte in vista della fase più accesa della campagna elettorale (subito dopo Pasqua) e mettere, perché no, in agenda anche un appuntamento in notturna. Magari sullo stile delle tanto rinomate Notti Bianche romane.
Nel frattempo, l’ex sindaco capitolino, progetta e colpisce. Fedele alla linea di non replicare agli attacchi, non rinuncia però, a criticare gli avversari. Duramente: ”La destra è già divisa su tutto: Fini ha detto sì ad Air France, Bossi invece ha detto no. Sono divisi anche sulle pensioni. Che sarebbe successo se fossero stati al governo?”.
Interrogativi che per Veltroni dimostrano una sola cosa: il Pdl è un film già visto. Come dimostra, dice il mite Walter, anche l’ultimo allarme lanciato da Silvio Berlusconi sul rischio brogli: ”Tutto quello che dice la destra, a cominciare dai brogli, è un déjà vu, le stesse cose dal ‘94”. E con questi contenuti Veltroni spera di fare breccia in chi cerca nella politica messaggi nuovi.
- Martedì 18 Marzo 2008
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Commenti
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Il 18 Marzo 2008 alle 11:57 vincenzo.m. ha scritto:
Un tempo conobbi un industriale che quale unico hobby desiderava possedere un ristorante ma la sua cultura nel settore era scarsa e finì per chiuderlo. Un hobby è sempre un costo ed il divertimento lo si paga. La premessa è fondamentale per comprendere i nostri politici: costoro vedono la politica come hobby ed infatti il caso Alitalia, non è l’ultimo, dimostra che un hobby dovrebbe essere relegato nel privato e non trasferito nel pubblico. Ad un osservatore esterno la dirigenza italiana appare come “hobbista” poiché quando parla di responsabilità non considera eventuali “pene” quando la stessa viene a mancare. La destra non appare affatto divisa se vengono presi in considerazione gli elementi di base che ne hanno costituito la ragione della loro unione: nell’estrema destra non si coagulano forze tali da mettere in crisi il PDL. Non altrettanto si verificherà nella estrema sinistra nei confronti del PD. In entrambi i partiti di maggioranza relativa “preelettorale” manca l’identità nazionale nella misura che possa convergere verso aspetti economici tali da essere considerati per il futuro degli italiani stessi. L’idea europea è senza dubbio interessante ma a tuttora non si evincono elementi di reale unione: ogni nazione, Italia a parte, difende in modo più o meno occulto il futuro della propria economia. Gli stipendi degli italiani erano bassi dapprima dell’entrata nell’euro, gli unici che peroravano elementi contrari erano i dirigenti i quali avevano “interessi” nel crederlo onde giungere alla stesura di relazioni aziendali-sindacali in favore della delocalizzazione industriale. Osservando minuziosamente i fatti politici ed economici italiani si potrebbe avere la netta sensazione che ci si stia orientando verso i gli estremismi del primo dopoguerra.
Chi ha orecchie per intendere intenda.
Il 19 Marzo 2008 alle 10:24 Fini e Veltroni se le dicono di santa ragione. A colpi di denunce dei redditi » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Si accendono i primi fuochi e volano le prime parole pesanti nella campagna elettorale 2008, una delle più blande della storia repubblicana. Protagonisti del diverbio Gianfranco Fini e Walter Veltroni. Che se le dicono di santa ragione sui soldi (indennità, diaria, pensione) dei parlamentari. Argomento tabù, finora. Cioè fino a quando, qualche mese fa, il club anti-casta non lo ha tirato fuori dal limbo. Casus belli? Prima, lunedì, la proposta lanciata dal segretario del Pd di ridurre gli stipendi dei parlamentari, poi, martedì, la pubblicazione da parte di Montecitorio e Palazzo Madama dei redditi di deputati e senatori. Così la giornata politica è stata caratterizzata dai botta e risposta tra leader ed esponenti politici dei diversi schieramenti. Il più duro è stato appunto quello tra Veltroni e Fini, a colpi di denunce dei redditi. Parlando ad Alessandria, il candidato premier del Pd, ha sollevato lo scandalo rappresentato dai sostanziosi compensi percepiti dai parlamentari a fronte di un paese in cui tanta gente deve stringere la cinghia per arrivare a fine mese. Una proposta subito criticata dalla Sinistra Arcobaleno che lo ha accusato di fare propaganda senza aver mai fatto nulla di concreto per ridurre certe spese: “Veltroni si è dimenticato che proprio i suoi parlamentari si sono opposti all’approvazione delle proposte di legge che sono depositate in Parlamento, a partire da quelle di Rifondazione Comunista”, gli rimprovera il Prc Gennaro Migliore. [...]
Il 12 Giugno 2009 alle 17:55 Silvio ha ucciso la sinistra: “Per resuscitarla servirebbe Berlusconi” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il matrimonio tra ex democristiani e ex comunisti nel Pd è destinato a fallire? È già fallito: l’Ulivo era sopra il 30%, adesso il Pd è sotto di quattro punti. Sconta lo sradicamento con il territorio. Non c’è stata una sintesi: è un organismo amorfo, anche perché come si è potuto pensare di conciliare Paola Binetti con Franco Grillini. È il fallimento della politica del “ma anche”. Il Pd del futuro deve essere in grado di prendere posizioni nette: dica che vuole trasformare ogni immigrato che arriva sulle nostre coste in cittadino italiano, dica se vuole una società delle opportunità oppure dei diritti. [...]
Il 12 Giugno 2009 alle 20:23 Silvio ha ucciso la sinistra: “Per resuscitarla servirebbe Berlusconi” « Ilcorsarorosso ha scritto:
[...] Il matrimonio tra ex democristiani e ex comunisti nel Pd è destinato a fallire? È già fallito: l’Ulivo era sopra il 30%, adesso il Pd è sotto di quattro punti. Sconta lo sradicamento con il territorio. Non c’è stata una sintesi: è un organismo amorfo, anche perché come si è potuto pensare di conciliare Paola Binetti con Franco Grillini. È il fallimento della politica del “ma anche”. Il Pd del futuro deve essere in grado di prendere posizioni nette: dica che vuole trasformare ogni immigrato che arriva sulle nostre coste in cittadino italiano, dica se vuole una società delle opportunità oppure dei diritti. [...]
Il 26 Agosto 2010 alle 9:53 PD, il partito delle primarie perpetue - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] sera. Un appello serio, ma intriso di politichese alto, in cui ripropone il bipolarismo e quella politica del “ma anche”, che gli ha fatto perdere le elezioni e che ha contribuito ad affossare la sinistra [...]
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