Alle elezioni con la valigia. L’esercito dei candidati catapultati fuori sede

Anna Finocchiaro e Rita Borsellino, il ticket rosa del centrosinistra per la regione Sicilia | Ansa
Le hanno provate tutte. Dapprima in modo suadente e persuasivo, poi attraverso minacce e abbandoni. Niente da fare: alla fine, non l’ha spuntata quasi nessuno. Per più di una settimana, “Non passa lo straniero” è stata l’invocazione con cui la maggior parte dei dirigenti locali dei principali partiti ha provato a convincere i propri a leader a “scelte più orientate sul territorio, prediligendo candidati del luogo”. Senza alcun esito positivo però: chiuse le liste, quasi nessuno ha voluto modificare l’ordine dei candidati, rischiando di aprire un vaso di Pandora pericolosissimo e destabilizzante.
Così alle prossime elezioni, molti dei segretari regionali si vedranno costretti a convincere i propri elettori a votare volti che non hanno mai visto e nomi che non hanno mai sentito.

In Sicilia, ad esempio, il Partito democratico ha deciso di candidare nelle sue liste una rosa di nomi che con l’isola ha poco o punto a che fare. È il caso del romano Enzo Carra, candidato teodem in quota Margherita, o di Rita Bernardini (della Capitale pure lei), segretaria dei Radicali che, grazie all’accordo siglato nel loft romano del Pd, sarà con ogni probabilità eletta alla Camera dei Deputati nella circoscrizione 2 dell’Isola.
Sempre in Sicilia ha trovato spazio Ricky Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Prodi (con delega per l’informazione e l’editoria), e il professor Marco Causi, che fino a qualche mese fa è stato assessore al Bilancio al Comune di Roma nella giunta guidata da Veltroni.

Simili “boatos” sono arrivati anche dalla Puglia, dove il segretario regionale Michele Emiliano ha minacciato fuoco e fiamme per la decisione del coordinamento nazionale di imporre candidati esterni. Sempre per il Pd, nelle Marche correrà da capolista al Senato Giorgio Tonini, responsabile economico del Partito, che però è nato e vissuto in Trentino Alto Adige. Qui, ma stavolta nelle fila della Sinistra Arcobaleno, continuerà la sua corsa la piemontese 85enne Lidia Menapace, senatrice uscente, candidata in quota Rifondazione Comunista, al posto del veneziano Marco Boato (che non l’ha presa benissimo).
Al “centralismo democratico” non è scampata neppure una delle regioni più “rosse” d’Italia: in Emilia Romagna, il ticket siciliano candidato dal centrosinistra per la guida dell’Isola sarà presentato anche per il Senato: Anna Finocchiaro correrà come capolista per il Partito democratico, Rita Borsellino per la Sinistra Arcobaleno. Dal canto suo, il Pdl ha deciso di proporre ai suoi elettori la fondatrice dei Circoli della libertà Michela Vittoria Brambilla, nata e vissuta in quel di Lecco. Il Partito delle libertà, ha poi deciso di presentare la trentina Michaela Biancofiore in una delle circoscrizioni campane e la fisioterapista del “Galeazzi” di Milano, Licia Ronzulli, come candidata nelle Marche al nono posto nelle liste della Camera.

Scaduti i termini, i dirigenti locali di buona parte dei principali partiti si possono rassegnare: “lo straniero è passato”. Per loro, adesso resta solo la speranza che simili scelte non portino a nuova Caporetto.

Commenti

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Il 4 Dicembre 2008 alle 12:37 Veltroni, il Pd giungla e le primarie che non servono più » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Difficile crederci, ma la frase viene dall’entourage Walter Veltroni. A poco più di un anno dall’ “evento epocale per la politica italiana” (leggi: le primarie), che lo ha eletto segretario del Pd, ieri l’ex sindaco di Roma ha assestato una nettissima frenata alle consultazioni pre-elettorali, quelle che, mesi prima, costituivano “l’elemento prinicipale che caratterizza il Pd rispetto alle altre forze politiche nazionali”. Una novità, questa, solo parziale. Per gli elettori democratici, la doccia fredda era infatti già arrivata durante le ultime elezioni politiche. Già allora la scelta di liste e candidati del Pd era avvenuta dall’alto, senza alcuna consultazione popolare. Ad aggravare la situazione, poi, si era messa l’attuale legge elettorale, che non prevede le preferenze. Gli elettori del “partito delle primarie”, così come quelli di altre forze politiche, si erano così visti costretti a votare candidati che con il territorio non aveva nulla da spartire. [...]

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