Gli allarmati cattolici del Pd, in ansia per i sondaggi e per il boomerang Zapatero

Walter Veltroni in visita da Luis Zapatero | Ansa
Cattolici in agitazione, nel Pd. I motivi? Tre (anzi, quattro, tenendo in conto anche il capitolo Panella-Bonino): due sondaggi pubblicati nel giro di altrettanti giorni hanno rilevato che il 50% dei cattolici praticanti vota il Pdl, contro il 30% orientato per il Pd. E poi l’ipotesi che il riconfermato premier spagnolo, Luis Zapatero, possa in qualche modo intervenire a sostegno di Walter Veltroni negli ultimi giorni della campagna elettorale. Cosa che potrebbe allontanare ulteriormente i credenti dal Pd.
Nei giorni scorsi, Repubblica ha pubblicato un sondaggio dello Demos, e curato da Ilvo Diamanti, in base al quale i cattolici che vanno a messa la domenica, preferiscono il Pdl: il 50% voterebbe per Berlusconi e solo il 30% Veltroni. Certo è una quota minoritaria dell’intero elettorato italiano (circa il 30%), ma è pur sempre significativo. Gli stessi dati contenuti nell’analisi de Il Sole 24 Ore che ha pubblicato un sondaggio Ipsos con la stessa fotografia.
E il Pd è quindi dovuto correre ai ripari. Il numero due del Pd, Dario Franceschini, incontrando il presidente della Cei Angelo Bagnasco, ha gettato acqua sul fuoco, ricordando la presenza nel Pd di parlamentari cattolici impegnati è “quantitativamente non paragonabile con nessuna forza politica italiana”. Insomma “la presenza dei radicali non può cambiare la natura del partito”. Ermete Realacci ricorda il Manifesto dei Valori del Pd in cui, accanto alla laicità dello Stato, si riconosce che la fede deve avere un ruolo pubblico e non solo privato. E poi sia il Pd che il mondo cattolico hanno in comune l’idea “di una società più unita e solidale”.
Più preoccupato Pierluigi Castagnetti, che chiede che il Pd “sin da subito dia delle rassicurazioni” al mondo cattolico, al quale Castagnetti fa una promessa da parte dei credenti impegnati nel partito: “Noi non ci dimenticheremo delle loro preoccupazioni e promettiamo che le gestiremo con lealtà e responsabilità”.
E qui ecco che entro in gioco un secondo elemento di preoccupazione è arrivato subito; non cessano i “boatos” secondo cui Zapatero potrebbe dare una mano a Veltroni nella fase finale della campagna elettorale. E “Zp” in Italia è conosciuto quasi unicamente per il matrimonio gay e la possibilità di dare in adozione i bambini alle coppie omosessuali. In effetti nei giorni scorsi Zapatero e Veltroni si sono sentiti telefonicamente, dopo la vittoria del primo alle elezioni spagnole. Nel colloqui era stata evocata la possibilità di un incontro tra i due: non certo un comizio di Zapatero in Italia, che sarebbe una sgrammaticatura istituzionale visto che è il capo di un governo straniero.
Naturalmente lo Zapatero a cui pensa Veltroni è quello che ha fatto fare alla Spagna in questi quattro anni la grande corsa che l’ha portata a superare l’Italia come reddito pro-capite (grazie, tra l’altro, al richiamo continuo alla flessibilità nel lavoro). E la Spagna è l’immagine di quel paese che cresce caro a Veltroni.
Ma anche solo l’idea fa venire i brividi a Castagnetti: “Non ne sento la necessità della sua presenza, anche perché Zapatero da noi non è conosciuto per la politica economica ma per le leggi radicali su temi etici discussi e controversi. E poi “la violenza della campagna elettorale finirebbe per trascinarci in una polemica con la destra che di danneggerebbe”.
“Non lo chiameremmo” spiega Realacci “per farci spiegare come risolvere i rapporti con la Chiesa! Per noi che vogliamo più Europa la Spagna di Zapatero è un partner essenziale. E poi rappresenta quell’elemento vitale che vorremmo far rinascere nella nostra Italia”.

Il dibattito continua, all’interno del partito veltroniano. Che pur non essendo una coalizione mostra di essere ben diviso tra varie anime sui temi etici e quelli “esteri”.

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