Morire davvero, morire per fiction. Tragedia sul set per uno stuntman torinese

Il luogo dove ieri morto Nicol Ricci, stuntman torinese, durante le riprese di una fiction RAI sugli incidenti sul lavoro
Doveva simulare un indicente mortale sul lavoro, per una fiction. Ma l’incidente è avvenuto davvero. La vittima è Nicolò Ricci, trent’anni, di Torino, uno dei più conosciuti stuntman italiani. Girando la scena, Ricci si è lasciato cadere nel vuoto da una decina di metri d’altezza ma ha battuto il capo contro la sporgenza di una impalcatura, appoggiata a una delle palazzine che costituivano la cittadella dell’acciaio della Falck di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. La Procura di Monza ha aperto un’inchiesta: l’ipotesi di reato, al momento contro ignoti, è omicidio colposo.
Un suo collega, lasciatosi cadere nel vuoto insieme a lui, è finito senza conseguenze sul lettino gonfiabile. Lui, invece, non s’è rialzato. La troupe si è immediatamente accorta della gravità della lesione e ha chiamato i soccorsi. Ricci è giunto in coma all’ospedale. I medici hanno dichiarato la morte cerebrale e chiesto (e ottenuto) alla famiglia l’autorizzazione per il prelievo degli organi. Ricci stava lavorando come controfigura a una puntata di una fiction per Rai Due, dal titolo provvisorio “Dem” (Dipartimento emergenza medica). Precedentemente era stata girata la stessa scena con il volo dei due stuntman dalla medesima altezza e non era successo nulla. Il regista ha chiesto la ripetizione della caduta mezz’ora dopo. Un bis fatale.

Eppure Ricci non era un novellino del mestiere: faceva lo stuntman da sette anni e lavorava per un’agenzia di Roma, la Cinestar, che fornisce controfigure alle produzioni tv.
Secondo un testimone, però, si sarebbe sbilanciato all’indietro al momento del lancio e questo errore gli sarebbe stato fatale: nella caduta ha battuto la testa contro un tubo dell’impalcatura. L’impatto con il tubo gli ha provocato un fortissimo trauma e una frattura al cranio. Soccorso dal 118 è stato trasportato in condizioni disperate all’ospedale Niguarda. I danni al cervello hanno provocato nel giro di poche ore la morte cerebrale, dichiarata intorno alle 20.30. I familiari hanno deciso di donare i suoi organi e nella notte è stato effettuato l’espianto. “Morire per due soldi: questo proprio non è possibile”, dicono i parenti e gli amici della vittima.

Ispirata al format spagnolo “Hospital Central”, la fiction è una serie in diciotto puntate che Alessandro Ippolito di Videomedia produce per Rai Fiction e attesa a settembre in prima serata sulla seconda rete Rai. Prendendo spunto da fatti di cronaca, racconta le vicissitudini personali e lavorative di un’equipe di quindici camici bianchi, tra medici e paramedici, che lavorano in un pronto soccorso di un immaginario grande ospedale pubblico milanese. Nel cast ci sono Rodolfo Corsato, Sergio Muniz, Milena Miconi, Antonella Fattori, Cesare Bocci, Max Pisu. Dietro la macchina da presa si alternano tre registi, Giampaolo Tescari, Lucio Gaudino e Carmine Elia.
La videocassetta con le riprese della caduta, insieme all’impalcatura e alle attrezzature del set, è stata sequestrata dalla polizia e dall’Asl, competenti per le indagini. In più ci sono i testimoni, una ventina. Gli inquirenti effettueranno inoltre nuovi accertamenti sulla struttura approntata per il set.
“Tutta la società è affranta e non si spiega come sia potuta avvenire la tragedia” dicono da Videomedia, il gruppo che produce la fiction. L’ufficio stampa fa sapere che “i set interni ed esterni sono organizzati in modo appropriato, con tutto il necessario per salvaguardare l’incolumità fisica della troupe e del cast”. L’azienda si dichiara infine “a completa disposizione della magistratura per le indagini”.

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