Totoministri: chiunque vinca, molte new entry ma poche sorprese


È lo sport preferito dai giornalisti, ma anche dai politici. Che in fondo lo subiscono con un certo sadomasochismo: parliamo del totoministri. Una di quelle discipline semiolimpiche che si svolgono a cavallo tra le elezioni e la formazione del nuovo governo. Una ridda di voci, spesso alimentata dagli stessi che si propongono o che vogliono fare fuori un collega. Facili e immaginifici quelli di chi non vincerà, come Daniela Santanchè che promette una squadra di sole ministre donne e Letizia Moratti come vicepremier. E chissà di questo passo magari anche Marco Ferrando del Pcl potrebbe promettere Antonio Gramsci al ministero della Cultura, a sostituire Francesco Rutelli.

Più realistiche, o quantomeno possibili, le squadre di Berlusconi e Veltroni. Quest’ultimo vorrebbe ardentemente dare la Farnesina al fondatore della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi. Idea che però non si concilia con la paventata permanenza di Massimo D’Alema. In caso di vittoria verrebbero riconfermati anche Pier Luigi Bersani , Antonio Di Pietro ed Emma Bonino, che però potrebbe essere spostata alle Comunicazioni. Derby tra un capo del sindacato e un ex sindacalista per il dicastero del Lavoro: Guglielmo Epifani e Pietro Ichino. Mentre in pole position per un posto al ministero dell’Ambiente c’è Ermete Realacci. A palazzo Chigi, a fianco a sé come sottosegretari alla Presidenza, Veltroni chiamerebbe il dominus delle strategie elettorali, Goffredo Bettini, e il suo uomo ombra da tanti anni, Walter Verini. A rappresentare il Nord Est, Veltroni vorrebbe Massimo Calearo, che però incontrerà parecchie difficoltà per la sua nomea di falco confindustriale. I più smaliziati nel campo politico poi giurano che in caso di vittoria del Pd i fuochi d’artificio di Veltroni sarebbero luminosissimi: come dare il ministero dello Sport a Luca Pancalli. Scelta che certamente farebbe rimanere male Giovanna Melandri. Ma nel campo femminile una poltrona sicura sarebbe per Anna Finocchiaro, che tutti danno per scontato perderà la corsa siciliana.
Se vincerà il Pdl accanto a Silvio Berlusconi a palazzo Chigi potrebbe esserci Gianni Letta, non come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ma stavolta in qualità di vicepremier. Lo scenario prevederebbe Gianfranco Fini sullo scranno più alto di Montecitorio e quindi non ci sarebbe bisogno di dare la poltrona politica di vicepremier ad altri della coalizione. Scontato che all’Economia andrà Giulio Tremonti, agli Esteri il Cavaliere metterebbe il rientrante dall’Europa Franco Frattini, mentre agli Interni le voci danno per favorito Renato Schifani, che lascia la presidenza dei senatori libera per Maurizio Gasparri. Derby nordico tra Ignazio La Russa e Claudio Scajola per il ministero della Difesa. Sempre che le voci di un dirottamento di quest’ultimo alle Attività Produttive non siano vere. Nelle settimane scorse Berlusconi ha più volte detto che Lucio Stanca è sulla via del ritorno per il ministero dell’Innovazione, che nei piani del leader del Pdl dovrà servire per digitalizzare la Pubblica Amministrazione e quindi risparmiare fondi per circa 20 miliardi di euro. Sempre il Cavaliere ha promesso quattro donne in grisaglia ministeriale: e se Mara Carfagna è lanciatissima verso la Famiglia, Adriana Poli Bortone è la favorita per andare a sostituire Emma Bonino alle politiche dell’Europa. Anche l’ex avvocato di Giulio Andreotti, ora deputata di An, Giulia Bongiorno, è considerata uno dei possibili ministri, magari alla Giustizia.

Infine il rebus Sicilia, che se da una parte promette di essere fondamentale nello scacchiere della vittoria del centrodestra, dall’altra rimane un grande problema a livello di poltrone: quali caselle verranno assegnate a Raffaele Lombardo, Gianfranco Miccichè e Stefania Prestigiacomo? I quadri sopra descritti sono però sensibili di un netto mutamento qualora gli scenari di un pareggio divenissero reali. In quel caso sono in molti a scommettere su un governo Letta-Bettini di larghe intese. Un esecutivo che faccia le riforme e porti di nuovo al voto nel giro 18-24 mesi.

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Il 31 Marzo 2008 alle 12:02 La Russa: Non è con “i figli di” e copiando i programmi che Veltroni vincerà » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Nonostante le difficoltà della sua squadra del cuore, l’Inter, Ignazio La Russa non si scoraggia e si dice pronto al derby politico con il giovane Matteo Colaninno che si oppone a lui nelle liste del Pd della Camera in Lombardia. Panorama.it ha intervistato il presidente dei deputati di Alleanza Nazionale, che è anche in pole position per un posto nell’esecutivo di Silvio Berlusconi. La Russa, in Lombardia il Pd schiera il giovane Colaninno. Che duello vi aspetta? Matteo è un bravo ragazzo. Ma credo sia sceso in pista perché si chiama Colaninno. Non è colpa sua: è Veltroni che vuole gettare fumo negli occhi dei cittadini. Gli auguro tutto il successo possibile come deputato, ma mi ha deluso che si sia fatto usare per il suo cognome da Veltroni, che spara piccoli fuochi d’artificio che attirano l’attenzione per un attimo e poi lasciano il buio. Per cosa si batterà nella prossima legislatura in Parlamento? Faccio politica da tanti anni. Diciamo che sono un professionista non prestato alla politica, ma uno che fa sia il parlamentare che il professionista: e per questo penso che non ci siano solo pochi obiettivi da realizzare. Non vado in Parlamento per piccoli ruoli, ma guardo a 360 gradi a tutti i problemi dei cittadini. Ma il primo problema da risolvere? Beh, direi senza dubbio la sicurezza. Ma non lo considero un punto del nostro programma: bensì una precondizione di libertà. Avete moltissimi manifesti proprio su questo tema. Ho convinto io il Pdl a fare due 6×3: il primo dice “Niente sconti di pena, chi sbaglia deve pagare”. E il secondo? “Mai più clandestini sotto casa”. Noi diamo la massima apertura e accoglienza a chi viene per lavorare onestamente, ma siamo durissimi contro chi delinque. La Russa, si parla di lei come del prossimo ministro della Difesa. Sarei bugiardo se non dicessi che sono onorato. Ma in politica chi entra papa, esce cardinale. Diciamo che preferisco non parlarne. Non smentisce. Non smentisco, ma sono tra i pochi in Italia ad aver rinunciato a fare il ministro per motivi di amicizia: sarei dovuto subentrare a Maurizio Gasparri, ma non l’ho fatto, perché non volevo sostituire un amico. Per quale motivo un cittadino lombardo dovrebbe votare lei e non Colaninno? Mi auguro che i cittadini scelgano sulla base dei valori di riferimento. I programmi potranno anche sembrare uguali, visto che Veltroni cerca di farli assomigliare in tutti i modi, ma i valori in cui crediamo sono diversi. Per esempio? Se tutti e due diciamo che vogliamo abbassare le tasse, poi dobbiamo vedere che esempi pratici diamo: loro candidano tutti i ministri di Prodi, ovvero quelli che hanno aumentato il peso fiscale in questi anni. Stesso discorso vale per la giustizia e la certezza della pena: Veltroni può provare a copiarci, ma è pronto a modificare la legge Gozzini? È pronto a dire che i recidivi devono essere puniti? E i suoi deputati sono pronti a votare queste modifiche in Parlamento? Secondo tutte le simulazioni il vero gioco, la vera partita, sarà al Senato. Rischiate uno stallo come durante i due anni di Prodi? Alla Camera ci basterà un voto in più e stravinceremo. E al Senato avremo anche più voti. Però, ricordo che questo sistema elettorale non lo abbiamo voluto noi… Ma non lo avete approvato proprio voi al termine della scorsa legislatura? Sì, ma Ciampi ci chiese di attribuire il premio di maggioranza in maniera diversa tra Camera e Senato. La Russa, dall’alto della sua lunga carriera, si sente di dare un consiglio a Colaninno che arriverà alla Camera per la prima volta? Sbagliando si impara. [...]

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