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È di moda la raccolta differenziata. Per tutti, proprio tutti, è la priorità del governo che verrà. Da Fausto Bertinotti a Daniela Santanchè, passando per Walter Veltroni e Silvio Berlusconi e gli altri candidati premier, non ce n’è uno che non indichi la strada maestra del riciclaggio per risolvere la questione dei rifiuti. Fa nulla che siano poche, anzi pochissime, le sezioni di partito che in Italia, a cominciare dalla Napoli disastrata, differenzino la spazzatura. Ma si sa: una cosa sono i programmi elettorali, un’altra la vita reale. Al tempo delle elezioni conta cavalcare l’onda. Ecco dunque assicurati gli asili nido, la certezza della pena, l’edilizia popolare, la morte della burocrazia, il made in Italy. E il mangiar sano e tipico, ci mancherebbe. Il problema è uno solo: sono davvero pochi gli argomenti che caratterizzano l’un programma o l’altro. A separare è più il come che il cosa, però uno schema minimo di diversità si può fissare. Bertinotti e Veltroni sono divisi dall’economia e dalle grandi opere. Veltroni e il socialista Enrico Boselli da un pizzico di laicità in più del secondo. Veltroni e Boselli si distinguono da Pier Ferdinando Casini sui temi eticamente delicati. Casini da Berlusconi soltanto sulla riduzione delle tasse (il Popolo della libertà generalizza, l’Udc la vuole prima per le famiglie). Ben più ampia è la divaricazione tra Berlusconi e Santanchè, liberista il primo, sociale la seconda. Al punto che la Destra incrocia più la Sinistra arcobaleno che il Pdl. Come Bertinotti, per esempio, Santanchè contesta la privatizzazione dell’acqua e ne chiede la “riconversione a bene pubblico “. Altissima, purissima, statalissima. Destra e sinistra radicali si diversificano soltanto su droghe leggere, energia nucleare e immigrati.

Nello specifico, Santanchè intende “prendere i clandestini a calci nel c…”. Bertinotti pretende invece la chiusura immediata dei centri di permanenza temporanea e chiede “l’abolizione della Bossi-Fini e una nuova normativa che introduca per i migranti l’ingresso per ricerca di lavoro”. Ma a guardare le proposte su mutui sociali, tassazione delle rendite finanziarie e salario minimo garantito sembra di rileggere, in politichese, il Fasciocomunista di Antonio Pennacchi. In politica gli estremi(sti) si toccano. In verità, il salario minimo lo garantiscono praticamente tutti. La base di partenza sono 1.000 euro netti al mese, “ma anche” 1.100 secondo Veltroni. Sinistra critica e la sua candidata Flavia D’Angeli arrivano a quantificare a 1.300 gli euro essenziali per sopravvivere. Bertinotti rilancia: propone il ritorno alla scala mobile e una nuova legge che fissi “la durata massima del lavoro giornaliero a otto ore e in due ore la durata massima degli straordinari”. E Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori, è categorico: “Bisogna partire dall’assunzione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori oggi precari”. Manco fossero bruscolini. E i pezzi grossi, Partito democratico e Popolo della libertà? Si accusano reciprocamente di aver copiato e rivendicano la primogenitura del programma. In effetti, più di una convergenza c’è, sull’economia anzitutto. Berlusconi punta a ridurre la spesa statale di un punto all’anno, Veltroni lo stesso, ma dal secondo esercizio di governo. L’Iva sul turismo l’abbassano entrambi, la banda larga è un diritto “naturale”, un nuovo sistema di ammortizzatori sociali pure. I giovani e le donne meritano i prestiti d’onore, il Mezzogiorno la perequazione e la fiscalità di vantaggio. Il credito d’imposta alle imprese che assumono a tempo indeterminato? Già fatto, come l’alienazione di un parte del patrimonio pubblico. E se Berlusconi è contro l’evasione fiscale e dice no a nuovi condoni, Veltroni parla insistentemente di ridurre le tasse. È il mondo alla rovescia.
Ma somiglianze e (presunte) copiature riguardano l’intero scibile umano e programmatico. Per i non autosufficienti è pronto un piano straordinario, la castrazione chimica per i pedofili non è tabù, il numero di poliziotti (e il loro stipendio) verrà aumentato, sarà vietato pubblicare le intercettazioni, le liste d’attesa negli ospedali pubblici diverranno un brutto ricordo. E ancora: niente più manager raccomandati nelle asl, università in competizione, riqualificazione delle periferie, privatizzazione delle municipalizzate, liberalizzazione dell’energia, processi più rapidi, maggiore sicurezza sul lavoro, lotta senza quartiere alle mafie, via libera a rigassificatori e termovalorizzatori, fors’anche al nucleare. Programma vasto, forse troppo. Programma da Caw, Cavaliere più Walter. Programma da larghe intese. E c’è ancora il capitolo delle infrastrutture. Berlusconi cita la “legge obiettivo”, Veltroni no. Ma il risultato è lo stesso: via libera, e in maniera spedita, a tutte le grandi opere. Soltanto sul ponte di Messina il programma democratico, prudentemente, glissa. Glissano entrambi, invece, sulle banche: né il Cavaliere né Walterissimo affrontano il tema della riforma del sistema bancario e creditizio, un mutuo politico troppo alto da pagare. Cosa separa allora il Pdl dal Pd, e viceversa? Quali sono le differenze tra le sette missioni berlusconiane e i 12 punti veltroniani? Poche, ma decisive. Esempio: il Pd non prende posizioni sulle droghe, il Pdl è per la guerra totale anche a quelle leggere. Poi c’è l’immigrazione.
Il Popolo della libertà rilancia la Bossi-Fini, con la Lega si oppone nettamente “al diritto di voto alle amministrative per gli immigrati ” e nega “il welfare italiano agli immigrati “, l’esatto contrario del programma democratico, sul punto diverso persino da quello di Antonio Di Pietro, assai severo con i clandestini. Per inciso, l’ex pm chiede anche la reintroduzione del reato di falso in bilancio e l’abolizione delle comunità montane, temi assenti nel testo democratico. Così come è assente la parola Malpensa, e proprio mentre la Lega definisce “una tragedia” il ridimensionamento dello scalo aeroportuale milanese, “a vantaggio di Fiumicino, noto aeroporto veltroniano”.
Ma la grande divaricazione del Caw va in scena su un altro palcoscenico, ben più ideale, quello dei temi eticamente delicati: aborto, testamento biologico e coppie di fatto. Sulle interruzioni di gravidanza la posizione è più sfumata, il Pd sostiene “l’obiettivo di un’ulteriore riduzione del numero degli aborti”. Ma anche che “la legge 194 è una legge equilibrata, che ha conseguito buoni risultati”. Il Pdl invece rilancia “il ruolo dei consultori pubblici e privati per garantire alternative all’aborto”. Checché ne dicano i cattolici del Partito democratico, nel programma è chiaramente scritto che il Pd si impegna “a prevenire l’accanimento terapeutico anche attraverso il testamento biologico ” e promuove “il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale”.
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Viceversa, il Pdl esclude “ogni ipotesi di legge che permetta o comunque favorisca pratiche mediche assimilabili all’eutanasia” e rifiuta una legislazione per le coppie omosessuali. Sono differenze pesanti. Le ha colte la Cei, con monsignor Giuseppe Betori: “Cari cattolici, votate chi mantiene due punti fermi: tutela della vita e della famiglia tradizionale”. Veltroni, solitamente loquace, ha preso tempo. Meglio parlare di raccolta differenziata, va.
- Martedì 25 Marzo 2008

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Commenti
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Il 25 Marzo 2008 alle 11:37 vincenzo.m. ha scritto:
LE RAGIONI PER VOTARE.
Le prossime elezioni, superata la cortina di nebbia, presentano candidati che da sempre sono in politica e che con slogan e icone rinnovate hanno presentato i loro programmi di partito. Procedendo ad una comparazione sulle proposte programmatiche si evidenzia una linearità indiscutibile che, ad una seconda revisione, mostra la volontà dei leader di apparire quali promotori di “una società più giusta”. I programmi sono sintetici al punto da essere definibili quali “missioni” o “capitoli”: nessun concreto accenno alle azioni ed alle risorse necessarie per giungere agli obiettivi divulgati. Votare è necessario ed indispensabile per modificare quanto tutti ritengono oramai ineludibile. Votare è un diritto ed un dovere. Il quesito del “qualunquista”, a prima lettura abbastanza inconsistente, è il seguente: se il popolo, vota per i leader che da sempre sono i rappresentanti dei partiti, si assume la responsabilità di avallare coloro che, per una ragione o per un’altra, hanno fatto convergere i problemi al punto attuale. L’aspetto ha una connotazione morale, infatti i leader dei partiti ritengono di elargire la responsabilità dell’esito del voto al popolo: ora, se la scelta del popolo si rivela “erronea” la responsabilità, si dice, ricade sul popolo stesso. Non avendo, tramite il voto, alternativa se non nei soliti noti, si potrebbe giungere alla conclusione che l’unica scelta plausibile per il popolo sia il “non voto” a causa dell’impossibilità del voto stesso di giungere alla radice della sua ragione. Con grande enfasi da parte di tutti i partiti viene posta rilevanza alla necessità del cambiamento, poiché il popolo non rileva cambiamenti nei partiti e nei suoi leader, fatte salve le promesse, non si evince tramite il voto il raggiungimento del fine proposto. Il diritto ed il dovere al voto, in ambito morale, se non riesce a cambiare la situazione può testimoniare corresponsabilità nella negazione del suo risultato: emergerebbero allora elementi maggioritari per evidenziare le “ragioni per non votare”.
Il 25 Marzo 2008 alle 15:16 vincenzod ha scritto:
PERCHÉ IL CONTO PENSIONE NON DIVEDERLO CON TUTTI I PENSIONATI ITALIANI?
In ogni modo vuole l’ultima, ma il Weltroni, come mai queste cose l’abbia messo in scheda per spiegare agli elettori ciò che intendeva fare? Io credo che sappia di essere schiacciato in un trita carne: sentenza emessa dai suoi partendo da Napoli, non di certo che a salvargli le chiappe saranno quelle migliaia d’imboscati, in regione, Comuni e Provincia di Napoli in tutto il Paese che in aggiunta ad altri redditi percepiscono anche di una cospicua pensione, essendo stati Parlamentare, si evince, non solo una CASTA in modo soft, ma vera “ Mafia Politica “ che hanno messo in ginocchio l’Italia in tutti i suoi aspetti produttivi: Marce e marcette per non fare la TAV, Ponte, Mose e tutte le infrastrutture che occorrono al Paese “ Complici Montezemolo e il suo Sindacato e tanti Sindacalisti che dettavano condizioni, ora che sono col sorcio in bocca e alla frutta per l’Alitalia, fanno pure gli gnorri! Non dimenticava che ( Governava il PDL ). Inutile che Ferrando faccia il Pierino che non centrano con le malefatte: di cero non erano quelli del PDL a bloccare e sfasciare (G8) Si facciano un giretto in Tibet con la loro bandiera “ Orco balena “ oh, pardon arcobaleno. Ora con la presunzione Weltroni straparla e regala soldi di pantalone! Ma Weltro, dimentica che un tempo, i suoi Kompagnuzzi chiedevano al Pentapartito e soprattutto alla DC, che il CONTO PENSIONI FOSSE DISTRIBUITA A TUTTI I PENSIONATI? Forse, ha paura e gli duole mollare la sua “ pensioncina “ che sarà di certo 20 volte superiori ai comuni mortali? Scusate, ma questi signori della Casta e Politica, mangiano come tutti con coltello, forchetta e cucchiaio, oppure, hanno uno schiavetto ed una velina? Allora, perché non dividere il MONTE PENSIONE con tutti i milioni di pensionati in parte uguale? Forse, per quella regola che dice: Fai come dico e non fare come faccio io?
COMUNQUE OCCORRE UNA ” COMMISSIONE ALITALIA “.Vincenzo Alias Il Contadino- Matera - enzoaliasilcontadino@alice.it
Il 27 Marzo 2008 alle 1:11 iocito ha scritto:
se i politici vi stufano, divertitevi su http://www.iocito.it … c’è la sezione speciale elezioni, io cito veltrusconi!
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