- Tags: anonima-sequestri, Dina-Dore, donne, Dori-Ghezzi, Gavoi, Nuoro, Silvia-Melis, violenza
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Una mamma col suo bambino. Una donna, fragile e indifesa. Il copione sembrava lo stesso di quella sera del 19 febbraio del 1997. Quando a Tortolì, in Sardegna, fu rapita Silvia Melis. Il suo bambino, di appena cinque anni, dormiva sul sedile posteriore. Una storia forte con un finale lieto come le tante che si raccontano al festival della letteratura di Gavoi. Il paesino nel cuore della Barbagia, in provincia di Nuoro, famoso per la sua arte e da ieri sera tristemente noto per la morte di Dina Dore. Hanno tentato di sequestrarla nel garage di casa. La sua bambina di otto mesi era lì, proprio davanti i suoi occhi. Si è difesa fino allo stremo, poi l’hanno uccisa e messa nel bagagliaio dove è stata trovata alcune ore dopo dalla polizia scientifica.
Dina, 37 anni, era imbavagliata, le mani e i piedi legati, una grossa ferita alla testa. Un sequestro finito male, dicono gli inquirenti. Che si tratti di Anonima o no adesso poco importa. Il marito di Dina è un facoltoso dentista del Nuorese e dirigente politico regionale di Alleanza Nazionale. Suo padre già due volte, negli anni bui dei sequestri, era riuscito a sottrarsi alle mani dei rapitori. E proprio lui oggi dice: “E’ stata uccisa perché li aveva riconosciuti”.
Ma Dina, prima di essere l’ennesima vittima di un sequestro, era una donna e una mamma. È questo il punto. L’anima fragile dell’orrore, gelosa custode della famiglia, di valori inviolabili in Sardegna più che altrove. Proprio lì da sempre colpiscono i sequestratori. La lista di nomi è lunghissima. Solo nell’Isola sono decine e di queste tante non sono mai tornate. Il primo caso risale addirittura al 1923. Poi negli anni ‘70 il rituale diventa ogni giorno più crudele. Anche Dori Ghezzi viene presa e poi rilasciata insieme al suo compagno Fabrizio De Andrè.
Dal 1984 al 1987 non c’è stato anno senza che in Sardegna fosse rapita una donna. Seguirono diversi anni di tregua, interrotta il 23 marzo 1992 col sequestro a Oristano di Floriana Bifulco, figlia di un commerciante, che all’epoca aveva 17 anni, e riuscì, dopo due giorni, a liberarsi.
Tre anni dopo toccò a Vanna Licheri, possidente di 67 anni di Abbasanta, sequestrata il 14 maggio 1995, e mai liberata. Undici anni fa il caso di Silvia Melis. “Speravo che il mio fosse l’ultimo”, ha detto ieri sera in un’intervista. E invece: per Dina la sorte è stata più crudele: non è stata portata via, ma non è più in vita.
- Giovedì 27 Marzo 2008

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Il 27 Marzo 2008 alle 19:31 S’infittisce il giallo di Nuoro, ombre sull’ora del decesso » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Di ora in ora aumentano i dubbi sulla morte di Dina Dore. La donna di 37 anni trovata la scorsa notte senza vita, in provincia di Nuoro, nel bagagliaio della sua auto parcheggiata nel garage di casa. Da subito gli inquirenti hanno parlato di “un tentativo di sequestro finito in maniera tragica”. E in effetti tutti gli indizi portano in questa direzione, perfino i fili dell’illuminazione pubblica tagliati per agire indisturbati. Ma per ora non c’è alcuna certezza. Soprattutto sull’ora del decesso. Il questore taglia corto: “È morta subito”. Ma fino a domani, giorno dell’autopsia, non c’è alcun riscontro medico a questa tesi. Pesa come un macigno l’ipotesi che la donna potesse essere salvata se solo quel bagagliaio fosse stato aperto un po’ prima. E non alle tre di notte, sei ore dopo la denuncia del marito e la lunga attesa dell’arrivo della polizia scientifica da Cagliari. [...]
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