“Basta! Dopo due anni faticosissimi passati a far entrare in aula i vecchietti ho deciso di andare alla Camera”, così a Panorama.it il presidente del gruppo Misto del Senato, Nello Formisano, che è candidato per l’Italia dei Valori alla Camera in Campania. In quest’intervista risponde anche alle bordate che Silvio Berlusconi lancia contro il suo leader, Antonio Di Pietro e avverte che l’Idv non si scioglierà dentro il Pd.
Presidente Formisano, come mai dal Senato alla Camera?
È una scelta che abbiamo fatto come gruppi parlamentari.
Da quanto stava a palazzo Madama?
Sono al Senato dal 2001.
Gli ultimi due anni devono essere stati faticosi, eh?
Particolarmente densi.
Dopo quello che abbiamo visto, densi è un eufemismo, scusi.
E non avete visto tutto: voi vedevate solo l’aula nei momenti critici. Ma non sa che fatica in commissione. L’Unione aveva un senatore di maggioranza in ogni commissione, che generalmente era un senatore a vita. E quindi ogni giorno, in almeno 6 commissioni, si doveva provvedere alla sostituzione del senatore a vita.
E chi ci pensava?
Io, ovviamente.
Quanti senatori canuti ha portato da una commissione all’altra o in aula?
Tanti.
Età media del gruppo?
Alta: ma lo dico con tutto il rispetto che si deve a persone che hanno illustrato il Paese.
Presidente, diciamo la verità non ce la faceva più coi vecchietti.
Lo dice lei. Però ammetto: ho dato. E poi alla Camera si è più liberi di fare politica.
Ma ci saranno numeri molto diversi tra Camera e Senato.
Sì, ma per me sarà meno faticoso.
Andiamo alle bordate che si lanciano Berlusconi e Di Pietro quasi ogni giorno.
Per essere precisi, Di Pietro non comincia mai. Risponde alle parole del Cavaliere.
Negli ultimi due giorni, Berlusconi prima ha detto che ha preso la laurea grazie ai servizi segreti e poi parlando del vostro partito ha mimato il gesto “pollice-indice” simboleggiando i soldi…
Si deve vergognare per un gesto del genere.
Non è che Veltroni fa il poliziotto buono e Di Pietro quello cattivo?
Beh, un po’ di gioco delle parti c’è. Ovvio. Ma Berlusconi cerca di indebolire Veltroni attaccando Di Pietro.
Però voi dell’Idv siete un po’ tosti…
Siamo il partito del radicalismo moderato: abbiamo principi radicali e siamo moderati nella pratica.
Anche nel Pd qualcuno rumoreggia, per esempio sulle vostre posizioni sulla giustizia.
Mi pare evidente. Se avessimo lo stesso programma saremmo nello stesso partito.
Ma come? Non vi sciogliete dentro il Pd dopo le elezioni?
Cominciamo un discorso che non è detto che finirà nella totale identificazione.
Formisano, sia chiaro: non vi sciogliete?
No. Abbiamo sottoscritto solo l’impegno a fare i gruppi unitari. Tutto il resto è un percorso da costruire.
Lei è candidato in Campania. Terra difficile dove fare campagna elettorale.
Io prima del 2001 ero assessore in Campania. Ero il ministro del Tesoro di Bassolino. E mi rifiutai allora, di portare in giunta la delibera per l’affitto della sede della regione Campania a New York perché costava molto.
Non crede che adesso sia facile sparare su Bassolino e la sua giunta?
Il popolo campano ha dato una fiducia enorme a Bassolino. E se la meritava tutta: ma molti di noi non pensavamo che sarebbe finita in un’intesa Mastella-De Mita.
È finita con gli orientali che ci prendono in giro e non comprano più le mozzarelle.
Questa mi sembra una strumentalizzazione puramente elettoralistica.
Giappone e Corea non li muove certo Berlusconi.
No, certo, ma legare il caso diossina all’emergenza rifiuti è assolutamente fuorviante.
Un altro tema caldo è quello della sicurezza.
Su cui noi dell’Idv abbiamo sempre avuto una posizione chiara.
Siete sempre stati contrari all’indulto.
Con l’indulto sono usciti tantissimi picciotti che sono ridiventati manovalanza per la criminalità. Noi chiediamo più agenti e li vogliamo per strada, non a fare verbali dietro una scrivania.
- Venerdì 28 Marzo 2008

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Commenti
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Il 28 Marzo 2008 alle 17:58 vincenzo.m. ha scritto:
GLI ANNI D’ORO DI PUTIN.
Il presidente del Gruppo Misto del Senato, dott. Nello sig. Formisano, intona melodie lamentose per le immani difficoltà incontrate al Senato durante la sua attività. Leggendo l’intervista un lettore, impreparato e poco attento, giunge alla conclusione che la litigiosità espressa nelle sedi istituzionali e nelle interviste ha radici che si perdono nei tempi di un passato lontano. Alcune rappresentazioni della litigiosità, francamente, appaiono simili ai giochi dei bambini: bambini “tardi” ma non desiderosi di entrare nel solco della pubertà.
Tornano alla mente le visioni celestiali degli anni d’oro di Putin, anni nei quali la “croce rossa” russa andava e veniva dal Cremlino: nessuno sapeva se qualcuno era defunto per vecchiaia, se aveva avuto una crisi perché gli avevano carpito il pupazzetto, se si erano avvinghiati in una lotta senza quartiere per una norma di nuova attuazione o se…erano gli anni d’oro di Putin ma anche del popolo russo.
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