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E ora sono tutti curiosi di sapere se cambierà idea su Alitalia, per allinearsi a quella del ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa. Si vedrà.
Quel che è certo è che il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi resta al centro della bufera. In Calabria, soprattutto. E non per le sue dichiarazioni sulla sopravvivenza della compagnia di bandiera. A far discutere è la notizia dell’adesione di Bianchi al Partito democratico. Prima erano solo voci. Ora è una decisione ufficiale. Ha aspettato che il candidato premier democratico arrivasse in Calabria per salire sul pullman elettorale del Pd.
Già rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Bianchi è stato “immesso” nell’esecutivo guidato da Romano Prodi su indicazione del segretario del Pdci, Oliviero Diliberto. Che lo aveva scelto tra le personalità illustri, non iscritte ai Comunisti italiani, che avrebbero potuto rappresentare nella compagine governativa il mondo della sinistra, come il giornalista Gianni Minà, lo storico Alberto Asor Rosa, Gianpaolo Patta, che ha assunto la carica di sottosegretario alla Sanità, e il rettore dell’università di Viterbo Marco Mancini. Divorzio?
Più o meno: qualcuno sostiene che Bianchi non ha divorziato dal partito di Diliberto, non essendone parte ma solo in posizione di vicinanza. Per lo stesso ministro, capolista al Senato nel 2006, è invece stata una “separazione consensuale” dal Pdci e dalla Sinistra Arcobaleno: “Sono stato franco, corretto e leale”, ha detto oggi. Con la fine della legislatura, spiega, è maturata la scelta di una nuova avventura politica: “Scelgo personaggi come Luigi De Sena – il prefetto capolista del Pd in Calabria - come Anna Finocchiaro, come Giuseppe Lumia e come Walter Veltroni”.
Da dove nascono allora tante critiche? Dal fatto che il feeling tra il “tecnico” Bianchi e il Pdci calabrese non è mai sbocciato. Anzi, a fiorire sono state quasi sempre le polemiche, con strascichi assai velenosi e ripercussioni nelle assise congressuali e con l’approvazione di mozioni di sfiducia nei suoi confronti. La prova? “Oggi, finalmente” afferma il segretario provinciale del Pdci di Reggio Calabria, Enzo Infantino “si chiude una vicenda che ha provocato un colossale equivoco la cui lezione purtroppo è sotto gli occhi di tutti: la coerenza per qualcuno è una finzione per altri, come noi, è un valore insopprimibile”. “Il ministro dei record negativi, sempre ultimo nella classifica degli indici di gradimento degli italiani” prosegue Infantino con una nota dettata all’Ansa “saluta il Pdci e la Sinistra l’Arcobaleno, la cui nascita era stata osannata dallo stesso fino a quando ha capito che nessuno lo avrebbe candidato, ed è passato armi (poche) e bagagli (tanti) alla corte di Veltroni”. E ancora: “Non si capisce in cosa consisterebbe questa adesione al Pd, visto che Bianchi non figura, né può più figurare tra i candidati”.
Parole dure, commenti acidi: come quelli che si usano tra “ex coniugi”…
- Venerdì 28 Marzo 2008
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