
Dice Bruxelles che le misure messe in atto dall’Italia non bastano, sono “insufficienti”.
Sul caso della mozzarella contaminata alla diossina, la Commissione europea ha preso una posizione netta e ufficiale: chiedere al governo italiano di “adottare ulteriori provvedimenti per garantire che la mozzarella contaminata non entri nel mercato Ue”. Non solo, la Ue minaccia, in caso di inadempienza, “misure di salvaguardia per i prodotti lattiero-caseari originari della regione Campania”.
Termina così, con questa dura presa di posizione che giunge in serata, una giornata campale, sul fronte dei rapporti tra il nostro Paese e Bruxelles, sul caso dei latticini contaminati. Una doccia fredda per il governo, visto che le dichiarazioni rilasciate nelle ore precedenti erano decisamente più concilianti. Col portavoce del commissario Ue alla Salute, Androula Vassiliou, pronta a dichiarare che i campioni sono sì risultati inquinati, ma “non in maniera eccessiva”. E con la precisazione: “I prodotti contaminati non sono usciti dal confine italiano”. In altre parole (inquietanti, per noi): sono rimaste nel mercato nazionale.
Anche se il ministro per le Politiche agricole Paolo de Castro va ripetendo sicuro che “non esiste un caso diossina in Campania”, e il direttore dell’istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr Antonio Malorni si affretta a dire che “le diossine sono state sempre presenti nella catena alimentare a livello di tracce. Possono essere estremamente tossici solo in dosi massive”.
Di fatto tra le parole ultimative di Bruxelles e quelle rassicuranti di Roma, Tokyo ha scelto di riportare la mozzarella sulle tavole del Sol Levante. Le autorità sanitarie giapponesi hanno infatti autorizzato lo sblocco parziale delle mozzarelle italiane ferme da giorni alle dogane degli aeroporti di Tokyo e Osaka: nel corso della nottata sono state sdoganate tutte le partite di mozzarella, sia di bufala che di mucca, non provenienti dalla Campania. Ma se dal Giappone arrivano schiarite, la situazione si fa ora difficilissima in Europa. Il ministero dell’Agricoltura di Parigi ha chiesto alle imprese francesi di “bloccare immediatamente” le confezioni provenienti dalla Campania.
E il made in Italy? Soffre, visto che, secondo le stime della Coldiretti, sono circa due milioni le tonnellate di “falsa” mozzarella italiana prodotta nel mondo che rischiano di sostituire sugli scaffali di vendita il prodotto originale, danneggiato dalle restrizioni commerciali e dalla psicosi che si sta diffondendo a livello internazionale.
Tra i paesi che realizzano le maggiori quantità di mozzarelle taroccate ci sono - sempre stando alla Coldiretti - l’Australia e gli Stati Uniti dove negli ultimi venti anni è triplicata la produzione di “falsa” mozzarella Made in Italy per un quantitativo di 1,3 milioni di tonnellate realizzata soprattutto nel Wisconsin, in California e nello stato di New York. Si tratta di produzioni destinate al consumo interno ma anche all’esportazione su mercati internazionali dove, nonostante il minore livello qualitativo, rischiano di togliere ora spazio, sull’onda dell’emotività, al prodotto nazionale a denominazione di origine.
Se infatti in Italia - continua la Coldiretti - la mozzarella di bufala è consumata da quasi un italiano su due (48,8 per cento) ed è quindi un formaggio di cui sono ben note le caratteristiche, in molti paesi, soprattutto asiatici, è più facile per i consumatori cadere nell’inganno con il rischio che si radichi nelle abitudini alimentari un falso Made in Italy che non ha nulla a che fare - contaminato o meno - con la qualità di quello autentico.
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Commenti
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Il 28 Marzo 2008 alle 13:52 vincenzo.m. ha scritto:
LA VERITA’ ABITA FUORI DI NOI.
Si intuisce dalla lettura dell’articolo che la difesa alla “mozzarella inquinata”si basa sul concetto che esistano due mercati: quello nazionale, ove tutto appare permesso, ed uno più controllato al di fuori dei confini sanitari nazionali. Ci sono poi quelle produzioni “illegali” o “taroccate” che sembra insidino in sé la possibilità di essere ricche di diossina. Le notizie si rincorrono, si accavallano, si concentrano e si dividono, esse ignorano quella che più di ogni altra e in grado di polverizzare ogni dubbio, anche il più radicale e strettamente dogmatico. A giorni verrà elargita, unirà il popolo tutto, i politici ed i responsabili.
Eccolo, manto nero e cavallo bianco solcare dune nel deserto: eccolo galoppare per le autostrade del mondo, pochi lo vedono ed ampio e ricco di dettagli è il loro racconto. E’ lui, il malefico, non è un avatar, è colui che riunisce a sé tutti danni e le malefatte, è BIN LADEN.
Il 16 Aprile 2008 alle 10:33 salviamolabufalacampana ha scritto:
Le aziende campane rispondono all’allarme diossina ed agli effetti negativi dell’emergenza rifiuti.
La paura diffusasi tra i consumatori per i rischi connessi al recente allarme diossina riscontrato nella mozzarella di bufala nonché al rischio contaminazione dei terreni agricoli da parte di rifiuti tossci con la conseguente crisi nelle vendite del settore agroalimentare ha spinto alcuni imprenditori ad agire tempestivamente per scongiurare gli effetti di un ingiustificato boicottaggio nei confronti dei tanti prodotti tipici che rappresentano la vera ricchezza della regione.
E’ questo il caso di un’azienda del settore lattiero-caseareo che produce e commercializza BUFALAT, latte di bufala campana da bere, noto ai più accaniti salutisti per il suo elevato apporto di elementi nutritivi e per la sua elevata digeribilità. La “Fattori Garassi”, questo è il nome dell’azienda ha infatti deciso di rispondere in maniera decisa alla grave situazione venutasi a creare in seguito agli scandali emersi nell’ambito della cattiva gestione dei rifiuti in campania ed al più recente allarme diossina. L’azienda in questione, come molte altre del medesimo settore, ha accusato i colpi di un grave rallentamento nelle vendite del proprio latte, che viene distribuito in tutta Italia ed in alcuni paesi Europei a causa della paure diffusesi tra i consumatori. L’amministrazione della Fattoria Garassi ha così deciso di correre ai ripari lanciando una campagna di comunicazione a supporto dei propri prodotti. L’obiettivo, dice l’azienda, è dimostrare ai nostri clienti l’infondatezza delle loro paure, dovute principalmente alla campagna mediatica che in questi mesi, ha compromesso seriamente la nostra immagine e quella di una interia filiera produttiva. Per queste ragioni ci siamo rivolti ad un’agenzia di comunicazione per definire una strategia di risposta ad una situazione che se continuasse a perdurare avrebbe effetti devastanti anche sul piano occupazionale. La campagna pubblicitaria messa in atto dalla Fattoria Garassi sottolinea non solo la genuinità del proprio latte, BUFALAT, ma anche l’impegno che l’azienda agricola ha sempre profuso nella difesa dell’ambiente. L’azienda infatti ha ottenuto importanti certificazioni che attestano il rispetto di precisi standard nella produzione e trattamento dei rifiuti provenienti dal ciclo produttivo, come ad esempio l’impiego delle biomasse per la generazione di energia che poi viene impiegata per alimentare gli impianti, l’ottimizzazione del volume e della quantità degli imballaggi, l’uso di brick totalmente riciclabili e biodegradabili per la conservazione del latte di bufala.
E’ importante, ribadisce l’azienda, che siano innanzitutto gli imprenditori locali a dare dei chiari ed inequivocabili segnali del loro impegno e senso di responsabilità verso l’ambiente. Solo in questo modo, conclude, possiamo garantire ai nostri prodotti il rispetto e l’immagine che meritano.
Per chi volesse approfondire vi rinviamo al sito dell’azienda:
fattoriagarassi.com
Il 27 Aprile 2009 alle 16:08 Gli agricoltori e la febbre suina: “Attenti, l’allarmismo per mucca pazza e aviaria ci è costato milioni » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Oltre 3 miliardi di euro. Tanto sono costate all’agricoltura e all’intera filiera agroalimentare italiana, in poco meno di 9 anni, le emergenze per Bse, l’aviaria e la mozzarella di bufala provocate da allarmismi ingiustificati e “gonfiati” da campagne mediatiche che hanno creato psicosi tra i cittadini, provocando un crollo verticale dei consumi. Un vero disastro che ha avuto conseguenze drammatiche per migliaia di imprenditori agricoli, agroindustriali e commerciali. È quanto sottolinea la Confederazione italiana agricoltori (Cia), che in una nota esprime “preoccupazione per vicende del genere, che potevano essere evitate solo se ci fosse stata un’informazione più chiara e responsabile da parte di tutti. Vicende che oggi rischiano di ripetersi per l`influenza suina, con effetti deleteri per un settore che già vive un momento di grande crisi”. Per la Cia “in pochi anni, cioé da quando esplose il caso della Bse, si sono mandate in fumo moltissime risorse economiche che potevano essere destinate allo sviluppo e alla crescita non solo dell`apparato agroalimentare. Un danno enorme” sottolinea la Confederazione “che continuerà a far sentire i suoi effetti negativi per ancora molto tempo. L`influenza suina corre il pericolo di divenire l`ultimo anello di una serie di emergenze alimentari frutto di notizie allarmistiche prive di qualsiasi fondamento”. “Basta citare che nel nostro Paese i casi di aviaria riscontrati sono stati nulli e che per la Bse è stata messa in piedi una macchina tra controlli, verifiche e interventi che ha da subito sgombrato il campo da eventuali contaminazioni. Stesso discorso per la mozzarella di bufala. Sono stati sufficienti poco meno di quindici giorni di allarmismi e di speculazioni per causare una situazione drammatica per gli allevamenti, per i caseifici, per tutta la catena commerciale. La psicosi diffusa tra la gente si è trasformata in un`onda devastante”. La Cia invita i consumatori italiani ad acquistare carne suina e tutti i prodotti della salumeria: “Pericoli non ci sono assolutamente. Gli allevamenti nazionali sono sicuri e supercontrollati. E ogni allarmismo è, dunque, completamente fuori luogo. C`è bisogno di un`informazione corretta per scongiurare psicosi collettive che avrebbero solo un effetto disastroso per la nostra suinicoltura”. [...]
Il 6 Luglio 2010 alle 16:55 Chi ha paura del formaggio straniero? - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:
[...] e unica patria della mozzarella doc, sia stato il teatro nel passato del clamoroso scandalo delle mozzarelle di bufala alla diossina, gli allevatori che la Coldiretti ha riunito oggi alla frontiera del Brennero insistono nel dire [...]
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