“Il futuro” ragiona un importante dirigente del Pd con un passato di governo “per noi è legato a un numero. Tutti sappiamo che si tratta della soglia del 35 per cento. Se si va sopra, Walter diventa il padrone assoluto del partito e dovrà solo decidere come edificare la sua monarchia. Se si va sotto, il modo di fargliela pagare sarà il ritorno delle correnti. E lui dovrà rassegnarsi. Se no rischia la poltrona”.
A due settimane da un verdetto elettorale che i sondaggi continuano ad attribuire al centrodestra, il futuro di Walter Veltroni è a un bivio. Il 14 aprile, a scrutinio finito, potrebbe somigliare a un novello Napoleone III, che da presidente eletto si fece imperatore; oppure a un Luigi XVI, costretto a convocare gli Stati generali nella speranza di salvare il trono. “La balcanizzazione del Pd dopo il 14 aprile” osserva il costituzionalista Stefano Ceccanti, vicino a Veltroni, “non è un esito che può essere escluso a priori. Ma potrebbe essere solo il frutto di un rovescio elettorale che ora non è prevedibile”. Qualcosa, comunque, è già in movimento. E come sempre bisogna guardare dalle parti di Massimo D’Alema, eterno competitore di Veltroni. Oggi D’Alema ostenta fastidio per le beghe italiane, è assorbito dalle crisi mediorientale e balcanica, vede per sé un futuro istituzionale.
Ma i suoi lo dipingono come un tessitore silenzioso, per niente disinteressato alle prospettive del suo partito. Ammassa un esercito che domani potrebbe servire, o forse no; ma comunque c’è, si ingrossa, e tutti lo sanno. La sua candidatura in Campania, ufficialmente ingoiata come un boccone amaro somministrato da Veltroni, è in realtà il modo per rinsaldare i rapporti con una regione che alle europee del 2004 contribuì in modo determinante alla clamorosa raccolta di 832 mila preferenze nella circoscrizione Sud. Il governatore Antonio Bassolino, che solo lo scudo dalemiano ha salvato dalle ire di Veltroni per la disastrosa gestione dell’emergenza rifiuti, è ormai un alleato riconoscente. E resta uno dei primi portatori di voti del Pd. Persino il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, da anni in guerra contro Bassolino, sta deponendo le armi in nome della comune fiducia nel ministro degli Esteri. In una immaginaria mappa del Pd, tutto il Mezzogiorno andrebbe dipinto con il colore dalemiano.
In Sicilia è al lavoro la fidata Anna Finocchiaro, spedita come candidato presidente della regione a rimettere insieme i cocci di un partito che negli ultimi tempi ha collezionato solo sconfitte. In Puglia un altro pretoriano, Nicola La Torre, tiene i fili di una rete che ha visto la recente ricucitura di qualche smagliatura. Il sindaco di Bari Michele Emiliano, eletto con la benedizione di D’Alema, aveva dato segni di veltronismo. Si racconta che il ritorno all’ovile sia frutto di un viaggio in auto compiuto a gennaio dal sindaco e dal vicepremier, partiti insieme da Bari per presenziare all’inaugurazione dell’anno accademico a Taranto. In Calabria il dominus e il viceministro all’Interno Marco Minniti, altro dalemiano doc. In Basilicata e l’ex presidente della regione Filippo Bubbico, stessa fede. E non e solo meridionale il dalemismo. Pure nel Centro-Nord la decisione di Veltroni di infarcire le liste di ásocieta civile â, umiliando i dirigenti locali, sta facendo smottare verso il titolare della Farnesina gran parte degli apparati ex ds. Non solo. Ugo Sposetti, che gestisce i consistenti beni dell’ex Quercia, e molto vicino a D’Alema. I governatori del Piemonte Mercedes Bresso, della Toscana Claudio Martini e dell’Umbria Rita Lorenzetti, il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, il ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani sarebbero altri suoi potenziali alleati se dentro il Pd ricominciasse la conta. E proprio Bersani e il personaggio che dopo il 14 aprile potrebbe riaprire i giochi.
Il piu influente tra gli emiliani non ha ancora del tutto digerito il veto veltroniano contro la sua candidatura alle primarie. Avrebbe voluto lanciare una sua area gia all’inizio del 2008, ma poi ha preferito aspettare l’approvazione dello statuto (dove all’articolo 1 si stabilisce che il Pd “riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno”) e ha rinviato. Intanto, nei discorsi in giro per l’Italia ripete che il Pd deve restare un partito di sinistra, e che la teoria di Veltroni sulla fine del conflitto sociale in nome del nuovo patto tra produttori e destinata a essere presto smentita dalla realta. Del “riformismo di sinistra” bersaniano, D’Alema e i suoi saranno quantomeno forti supporter. Anche nell’area ex Margherita si vedono riposizionamenti, si costruiscono ridotte per resistere, magari per lanciare scorrerie. L’area democristiana che fa capo al presidente del Senato Franco Marini si sta riarticolando: Dario Franceschini sta con Veltroni, Giuseppe Fioroni resta piu sulle sue, pronto a riprendere le armi; Marini tace, defilato, pare per non compromettere una possibile riconferma alla guida di Palazzo Madama. Enrico Letta sembra in rotta d’avvicinamento a D’Alema. I rutelliani, ridimensionati dal ripiegamento del capo sul Campidoglio, si stringono sull’asse Linda Lanzillotta-Paolo Gentiloni. Hanno un centro studi, Glocus, e un grido di battaglia: “Liberalizzare!”. Stessa situazione dei prodiani, altri illustri decaduti: i loro campioni saranno Rosy Bindi e Arturo Parisi, gli slogan “Era meglio l’Ulivo del Pd”, oppure “Nessun accordo col Cavaliere!”. Come la geografia di un continente subacqueo che un terremoto potrebbe far venire alla luce, le correnti “democratiche” esistono; anche se per ora si intravedono soltanto e nessuno ha voglia di parlarne. La consistenza dell’emersione dipendera dal voto. Veltroni sara comunque un osso duro. I suoi ricordano che ai tempi delle primarie di ottobre il Pd languiva tra il 25 e il 26 per cento. Come dire che comunque vada si e fatto un miracolo, senza contare le novita politiche della rottura con sinistra radicale e “nanetti”. Il congresso, poi, e lontano: se ne parlera nel 2009, ancora non si sa se prima o dopo le europee.
Ma qualsiasi risultato compreso tra il 31,3 per cento andato nel 2006 alla lista ulivista per la Camera e il fatidico 35 per cento non restera senza conseguenze. In tal caso verrebbe posta dai dalemiani la questione della troppo sbrigativa liquidazione della prospettiva socialdemocratica e della eccessiva disinvoltura nella scelta delle candidature; mentre da parte degli ex dc l’accusa sarebbe di non aver saputo intercettare il voto cattolico e moderato.
D’Alema diverrebbe il contraltare del segretario, con maggiore virulenza se dovesse fallire l’obiettivo di arrivare alla presidenza della Camera. Bersani, in ogni caso, provera a gettare le basi di una sua leadership per il post Veltroni. C’e pero anche chi, come il politologo Gianfranco Pasquino, vede un partito ormai molto poco reattivo. “Finira come ai tempi del Pci: se il voto andava male, gran dibattito su Rinascita. Bellissime paginate. Senza che poi cambiasse nulla”.
- Lunedì 31 Marzo 2008

Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 31 Marzo 2008 alle 11:34 dido1 ha scritto:
NON C’E’ PROBLEMA!
Non c’è problema cari compagni, se andrete sotto il 35% avvierete una grande campagna purgo-riformista-statalista-leninista e perchè no anche trozkista, con la gobba della falce non più rivolta a destra ma a sinistra.
E Uolter che fine farà? Ve lo siete mai chiesto? Può darsi che finalmente si ricordi della promessa fatta di fare politica in Africa, o anche no!
Il 31 Marzo 2008 alle 18:16 aldo1110 ha scritto:
Possibile che i potenziali votanti per il PD non vedano quello che e’ cosi’ ovvio. Tra Veltroni-PD e Sinistra arcobaleno_comunisti leninisti non c’e’ assolutamente nessuna differenza ,ne ci sara’ mai. Hanno le stesse idee di base che provengono dal comunismo unione sovietica nel quale sono politicamente nati.Per cambiare veramente,in Itralia,e’ imperativo prescindere radicalmente da essi,gurdandosi scrupolosamente da trasformismi ingannevoli ed operazioni di maquillage ad uso e consumo dei creduloni.
Il 1 Aprile 2008 alle 12:52 E Veltroni invita Prodi a festeggiare la sconfitta. Ammessa da Franceschini » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] L’accusa a Walter Veltroni era stata mossa durante tutta la campagna elettorale: cerca di far dimenticare Prodi. E lui, sorpresa, in chiusura calerà proprio la carta Romano. Lo ha annunciato questa mattina il suo numero due, Dario Franceschini, durante la registrazione di Porta a Porta di Bruno Vespa: “Abbiamo così tanta paura del governo Prodi, che Prodi e Veltroni parleranno insieme a Bologna il 9 aprile”. Le motivazioni? Considerando le percentuali di consenso di cui gode tra gli italiani il Professore sembrerebbero davvero incomprensibili. A meno di non pensare – cosa che alcuni già scrivono - che le elezioni vengano ritenute perse proprio da Veltroni e il suo staff. E che ormai il segretario del Pd guardi al dopo voto: un post 14 aprile in cui le correnti del partito, e quindi anche i prodiani, saranno parte fondamentale della vita di Veltroni. D’altra parte che Veltroni perderà lo ha ripetuto ben due volte, ieri sera, proprio il suo numero due: Franceschini. Ospite di Annozero di Michele Santoro ha esclamato: “il Pd rappresenterà un terzo del Paese”: quindi il 33%. Ora se al Pd si aggiunge anche un 4% che potrebbe prendere Antonio Di Pietro con l’Italia dei Valori si arriverebbe al 37%: quindi ben lontani dalla quota utile per vincere le elezioni. Poi un’altra affermazione di Franceschini ancora più grave e sintomatica. Durante una discussione con Pier Ferdinando Casini sulla presenza dei cattolici nel Pd ha preconizzato: “Il Pd avrà da 300 a 400 parlamentari”. Ergo perderà le elezioni. Basta un semplice calcolo: alla Camera il premio di maggioranza assegna a chi vince le elezioni 340 deputati, e per avere la maggioranza a palazzo Madama è necessario disporre di almeno 160 senatori. La somma fa minimo 500. Appare ovvio che per gli inquilini del loft le elezioni sono già una pratica archiviata. [...]
Il 2 Aprile 2008 alle 11:39 Walter chiude con Bassolino: sui rifiuti si gioca elezioni e leadership » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Data decisiva per capire la reale forza del leader del Pd: se non supererà il 35% dei consensi, molti dei big del partito potrebbero non continuare ad accettare quella che qualcuno definisce “una deriva personalistica della politica”, da parte di Veltroni. E a quel punto, dall’asse D’Alema-Bassolino, potrebbero arrivare nuove insidie. Forse anche per questo, per il gruppo dirigente del Pd, la questione campana può attendere il responso delle prossime elezioni politiche. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.