Archivio di Marzo, 2008

di Stefano Brusadelli
“Il futuro” ragiona un importante dirigente del Pd con un passato di governo “per noi è legato a un numero. Tutti sappiamo che si tratta della soglia del 35 per cento. Se si va sopra, Walter diventa il padrone assoluto del partito e dovrà solo decidere come edificare la sua monarchia. Se si va sotto, il modo di fargliela pagare sarà il ritorno delle correnti. E lui dovrà rassegnarsi. Se no rischia la poltrona”.
A due settimane da un verdetto elettorale che i sondaggi continuano ad attribuire al centrodestra, il futuro di Walter Veltroni è a un bivio. Il 14 aprile, a scrutinio finito, potrebbe somigliare a un novello Napoleone III, che da presidente eletto si fece imperatore; oppure a un Luigi XVI, costretto a convocare gli Stati generali nella speranza di salvare il trono. “La balcanizzazione del Pd dopo il 14 aprile” osserva il costituzionalista Stefano Ceccanti, vicino a Veltroni, “non è un esito che può essere escluso a priori. Ma potrebbe essere solo il frutto di un rovescio elettorale che ora non è prevedibile”. Qualcosa, comunque, è già in movimento. E come sempre bisogna guardare dalle parti di Massimo D’Alema, eterno competitore di Veltroni. Oggi D’Alema ostenta fastidio per le beghe italiane, è assorbito dalle crisi mediorientale e balcanica, vede per sé un futuro istituzionale.
Ma i suoi lo dipingono come un tessitore silenzioso, per niente disinteressato alle prospettive del suo partito. Ammassa un esercito che domani potrebbe servire, o forse no; ma comunque c’è, si ingrossa, e tutti lo sanno. La sua candidatura in Campania, ufficialmente ingoiata come un boccone amaro somministrato da Veltroni, è in realtà il modo per rinsaldare i rapporti con una regione che alle europee del 2004 contribuì in modo determinante alla clamorosa raccolta di 832 mila preferenze nella circoscrizione Sud. Il governatore Antonio Bassolino, che solo lo scudo dalemiano ha salvato dalle ire di Veltroni per la disastrosa gestione dell’emergenza rifiuti, è ormai un alleato riconoscente. E resta uno dei primi portatori di voti del Pd. Persino il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, da anni in guerra contro Bassolino, sta deponendo le armi in nome della comune fiducia nel ministro degli Esteri. In una immaginaria mappa del Pd, tutto il Mezzogiorno andrebbe dipinto con il colore dalemiano.
In Sicilia è al lavoro la fidata Anna Finocchiaro, spedita come candidato presidente della regione a rimettere insieme i cocci di un partito che negli ultimi tempi ha collezionato solo sconfitte. In Puglia un altro pretoriano, Nicola La Torre, tiene i fili di una rete che ha visto la recente ricucitura di qualche smagliatura. Il sindaco di Bari Michele Emiliano, eletto con la benedizione di D’Alema, aveva dato segni di veltronismo. Si racconta che il ritorno all’ovile sia frutto di un viaggio in auto compiuto a gennaio dal sindaco e dal vicepremier, partiti insieme da Bari per presenziare all’inaugurazione dell’anno accademico a Taranto. In Calabria il dominus e il viceministro all’Interno Marco Minniti, altro dalemiano doc. In Basilicata e l’ex presidente della regione Filippo Bubbico, stessa fede. E non e solo meridionale il dalemismo. Pure nel Centro-Nord la decisione di Veltroni di infarcire le liste di ásocieta civile â, umiliando i dirigenti locali, sta facendo smottare verso il titolare della Farnesina gran parte degli apparati ex ds. Non solo. Ugo Sposetti, che gestisce i consistenti beni dell’ex Quercia, e molto vicino a D’Alema. I governatori del Piemonte Mercedes Bresso, della Toscana Claudio Martini e dell’Umbria Rita Lorenzetti, il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, il ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani sarebbero altri suoi potenziali alleati se dentro il Pd ricominciasse la conta. E proprio Bersani e il personaggio che dopo il 14 aprile potrebbe riaprire i giochi.
Il piu influente tra gli emiliani non ha ancora del tutto digerito il veto veltroniano contro la sua candidatura alle primarie. Avrebbe voluto lanciare una sua area gia all’inizio del 2008, ma poi ha preferito aspettare l’approvazione dello statuto (dove all’articolo 1 si stabilisce che il Pd “riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno”) e ha rinviato. Intanto, nei discorsi in giro per l’Italia ripete che il Pd deve restare un partito di sinistra, e che la teoria di Veltroni sulla fine del conflitto sociale in nome del nuovo patto tra produttori e destinata a essere presto smentita dalla realta. Del “riformismo di sinistra” bersaniano, D’Alema e i suoi saranno quantomeno forti supporter. Anche nell’area ex Margherita si vedono riposizionamenti, si costruiscono ridotte per resistere, magari per lanciare scorrerie. L’area democristiana che fa capo al presidente del Senato Franco Marini si sta riarticolando: Dario Franceschini sta con Veltroni, Giuseppe Fioroni resta piu sulle sue, pronto a riprendere le armi; Marini tace, defilato, pare per non compromettere una possibile riconferma alla guida di Palazzo Madama. Enrico Letta sembra in rotta d’avvicinamento a D’Alema. I rutelliani, ridimensionati dal ripiegamento del capo sul Campidoglio, si stringono sull’asse Linda Lanzillotta-Paolo Gentiloni. Hanno un centro studi, Glocus, e un grido di battaglia: “Liberalizzare!”. Stessa situazione dei prodiani, altri illustri decaduti: i loro campioni saranno Rosy Bindi e Arturo Parisi, gli slogan “Era meglio l’Ulivo del Pd”, oppure “Nessun accordo col Cavaliere!”. Come la geografia di un continente subacqueo che un terremoto potrebbe far venire alla luce, le correnti “democratiche” esistono; anche se per ora si intravedono soltanto e nessuno ha voglia di parlarne. La consistenza dell’emersione dipendera dal voto. Veltroni sara comunque un osso duro. I suoi ricordano che ai tempi delle primarie di ottobre il Pd languiva tra il 25 e il 26 per cento. Come dire che comunque vada si e fatto un miracolo, senza contare le novita politiche della rottura con sinistra radicale e “nanetti”. Il congresso, poi, e lontano: se ne parlera nel 2009, ancora non si sa se prima o dopo le europee.
Ma qualsiasi risultato compreso tra il 31,3 per cento andato nel 2006 alla lista ulivista per la Camera e il fatidico 35 per cento non restera senza conseguenze. In tal caso verrebbe posta dai dalemiani la questione della troppo sbrigativa liquidazione della prospettiva socialdemocratica e della eccessiva disinvoltura nella scelta delle candidature; mentre da parte degli ex dc l’accusa sarebbe di non aver saputo intercettare il voto cattolico e moderato.
D’Alema diverrebbe il contraltare del segretario, con maggiore virulenza se dovesse fallire l’obiettivo di arrivare alla presidenza della Camera. Bersani, in ogni caso, provera a gettare le basi di una sua leadership per il post Veltroni. C’e pero anche chi, come il politologo Gianfranco Pasquino, vede un partito ormai molto poco reattivo. “Finira come ai tempi del Pci: se il voto andava male, gran dibattito su Rinascita. Bellissime paginate. Senza che poi cambiasse nulla”.

Le trasferte dei tifosi e l’arrivo dei supporter del Manchester United a Roma (che l’anno scorso aveva dato più di un problema di ordine pubblico): sono i due argomenti di cui si parlerà nella riunione straordinaria dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive in programma questa mattina, convocata dopo la morte di Matteo Bagnaresi, l’ultrà del Parma investito e ucciso in un’area di servizio da un pullman di tifosi juventini.
La decisione di convocare l’Osservatorio è stata presa ieri pomeriggio proprio per fare il punto sui rischi connessi alla movimentazione dei tifosi in trasferta e valutare eventuali provvedimenti. Nel corso dell’incontro si parlerà anche di Roma-Manchester in programma domani all’Olimpico che suscita preoccupazioni tra i responsabili delle forze dell’ordine. Nei giorni scorsi c’è già stata una riunione operativa per definire i servizi legati all’ordine pubblico in vista dell’arrivo di migliaia di tifosi inglesi a Roma.
Alla riunione straordinaria, il capo della polizia Antonio Manganelli proporrà una “carta del tifoso” negli stadi per ridurre la violenza tra tifosi. Il progetto è stato anticipato in un’intervista al Corriere della Sera, durante la quale Manganelli ha definito un “tragico incidente” la morte di Matteo Bagnaresi, investito e ucciso dal pullman di tifosi bianconeri in un’area di servizio della A21 nell’Astigiano. Ma “ogni particolare” sarà verificato. “Il cammino è ancora lungo” sottolinea Manganelli “è la cultura del tifoso che deve cambiare”. Il capo della polizia pensa ad “una sorta di carta-bancomat con la quale il sostenitore si qualifica con nome, cognome e squadra per cui fa il tifo, acquista i biglietti e accetta di farsi riconoscere. In questo modo si crea un meccanismo di “fidelizzazione” e affidabilità grazie al quale quel tifoso, ad esempio, potrà assistere alle partite in trasferta che l’Osservatorio dovesse vietare ai tifosi ospiti”.
Su quello che Manganelli ha definito un tragico incidente sono in corso accertamenti e perizie: al momento è ancora difficile stabilire la dinamica dell’accaduto in quanto le prime voci giunte dall’autogrill sarebbero contrastanti. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, all’area di servizio si sarebbero incrociati un pullman di tifosi del Parma e un pulmino a 9 posti che trasportava a Torino alcuni supporters bianconeri: secondo alcuni “testimoni” il furgone con i tifosi juventini sarebbe stato aggredito, mentre altri presenti sosterrebbero la tesi che sarebbero stati i bianconeri a provocare i parmigiani mentre stavano pranzando. Accaduto tra le 12,30 e le 13, l’episodio è arrivato subito alle orecchie dei dirigenti di Juventus e Parma che di comune accordo hanno deciso l’annullamento della gara e il conseguente spostamento. Decisione che non ha trovato l’unanimità di tutti i tifosi presenti allo Stadio Olimpico. I tifosi del Parma non sono neppure arrivati a Torino e appresa la notizia hanno deciso di fare marcia indietro.
Di fatto, ancora una volta quella tra Juventus e Parma verrà ricordata come una partita “maledetta”. Già all’andata la sfida tra fu funestata dalla scomparsa di un altro giovane tifoso, il laziale Gabriele Sandri, ucciso in un autogrill con un colpo di pistola sparato da un poliziotto per cercare di sedare una rissa tra sostenitori della Lazio e della Juventus.
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Dopo la morte del tifoso del Parma, c’è chi propone di abolire le tasferte per i tifosi. Siete d’accordo?

Una triste fatalità che riporta alla mente la morte di Gabriele Sandri, avvenuta nella stessa giornata di campionato in cui, nel girone di andata, fu ucciso nell’area di servizio Badia al Pino (vicino ad Arezzo), il tifoso della Lazio. Un tifoso del Parma è stato travolto e ucciso oggi nell’area di servizio “Crocetta” vicino Torino da un pullman di tifosi della Juventus. Il mezzo era vuoto e l’autista stava facendo manovra quando è avvenuto l’incidente. La vittima si chiama Matteo Bagnaresi, viveva a Parma e avrebbe compiuto 28 anni a settembre.
La partita Juventus-Parma, che doveva svolgersi allo stadio Olimpico di Torino, è stata sospesa in segno di lutto. “Juventus e Parma, con il benestare delle autorità competenti”, spiega un portavoce della società bianconera, “hanno deciso di comune accordo di rinviare la partita in segno di lutto per l’incidente occorso ad un tifoso del Parma che stava raggiungendo lo stadio di Torino. Pur trattandosi di una tragica fatalità, le società hanno ritenuto che non ci fossero le condizioni per mandare in campo le squadre”. Sui campi di calcio di serie A verrà inoltre osservato un minuto di silenzio.
Prima dell’incidente nell’area di servizio Crocetta Nord ci sarebbero stati degli “sfottò” e dei cori tra le due tifoserie, ma nessuno scontro. L’autista del pullman, forse impaurito dalla situazione, è uscito dall’autogrill ed è risalito a bordo del mezzo, accelerando e travolgendo il 28enne parmigiano. Il giovane è stato soccorso dai sanitari del 118 e trasferito con l’eliambulanza all’ospedale di Alessandria, dove però è giunto privo di vita. Secondo le prime ricostruzioni, l’autista non si sarebbe accorto dell’investimento e dopo l’incidente avrebbe percorso un tratto di autostrada.

L’ennesimo dramma causato da un autista ubriaco è successo nel bresciano, nella serata di ieri. Un sedicenne è morto dopo essere stato investito da una persona al volante in stato di ebbrezza, mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali insieme a un’amica. Anche la ragazza è rimasta ferita, ma in modo non grave. L’investimento è avvenuto a Torbole Casaglia, in provincia di Brescia.
Il ragazzo, che abitava a Torbole Casaglia, è stato soccorso dai sanitari del 118 e portato all’ospedale civile di Brescia dove è morto. L’investitore è un 40enne di Maclodio (Brescia), che si è fermato subito dopo l’incidente. La polizia stradale di Brescia lo ha arrestato con le accuse di omicidio colposo e guida in stato d’ebbrezza. Dagli accertamenti è risultato che stava guidando con un tasso alcolico nel sangue quattro volte superiore a quello previsto dalla legge.
L’incidente e’ avvenuto di fronte a una birreria.

Avviso ai naviganti. Quelli indecisi sul voto di aprile: a chi darlo, se darlo.
Sono in tanti, si dice. E lo confermano i sondaggi (che da sabato 29 marzo non sarà più possibile pubblicare): più o meno un terzo del corpo elettorale. Lasciando da parte le cause di tale disaffezione, per tutti coloro che appartengono al bacino tanto ambito dai politici di chi non sa ancora che pesci pigliare, è finalmente arrivato l’antidoto.
Sul web, ovviamente. È infatti disponibile un sito, VoiSieteQui che aiuta nell’ardua scelta. I curatori (il progetto è realizzato da Democrazia Elettronica Partecipazione Pubblica, un’associazione senza scopo di lucro che promuove l’uso delle Rete per favorire la trasparenza pubblica e la partecipazione collettiva al controllo delle informazioni e delle scelte politiche) assicurano che bastano 10 minuti di tempo e la voglia di sottoporsi alle 25 domande del questionario, per visualizzare graficamente dove ci si trova nel mare magnum della politica italiana.
Il sito è costruito secondo la filosofia e il software opensource e il progetto è basato quindi sulla partecipazione degli utenti, come avviene Wikipedia. Per realizzare il quiz che vi colloca politicamente sullo scacchiere dei candidati, è stato seguito questo criterio: gli utenti hanno inviato le domande e gli argomenti di maggiore interesse, 221 i quesiti totali poi scremati a 25 da una discussione pubblica aperta a tutti. I 25 quesiti sono stati inviati a tutti i partiti, anche quelli molto piccoli quindi, presenti con liste alla Camera e al Senato. Nove partiti hanno risposto al questionario in modo completo. Tra i grandi assenti si segnalano (sorprendentemente) il Partito Democratico e l’Udc; la Destra di Daniela Santanché ha invece inviato risposte spurie. Ma niente paura, per questi tre partiti il gruppo di Depp ha compiuto un accurato studio dei programmi elettorali deducendone le risposte. Ecco perché, Vittorio Alvino, presidente di Depp, può con tranquillità sostenere che: Quelle che si trovano sul VoiSieteQui sono le posizioni ufficiali dei partiti, non c’è quindi approssimazione alcuna”, precisa.
E gli argomenti trattati mescolano temi di attualità nel dibattito politico in corso, tipo: pro o contro le coppie di fatto, pro o contro l’aumento delle truppe in Afghanistan, pro o contro la riforma della legge elettorale. E via: con la Tav, la tassazione delle rendite finanziarie e il sostegno pubblico alle scuole private. Per le risposte ci sono cinque diversi livelli di risposta, da molto favorevole a molto contrario. Una volta completato il percorso, si arriva a un piccolo grafico che mostra dove l’utente si colloca rispetto ai partiti e che di conseguenza consiglia chi votare. Un gioco? Non proprio, per calcolare le distanze tra le varie formazioni politiche Voisietequi.it ha preso in prestito un metodo di trattamento dei dati utilizzato nelle scienze sociali. Inoltre il piccolo test fa parte di un progetto ben più ampio della Depp: OpenPolis. Una piattaforma nella quale si potranno cercare informazioni su 140mila rappresentati eletti (dal più piccolo comune fino al Parlamento Europeo), confrontare la loro carriera politica, le vicende giudiziarie, dichiarazioni, i voti, le attività parlamentari o governative.
Una curiosità: se si risponde sempre “molto favorevole” si è automaticamente posizionati accanto a Pd, Udc e Partito Socialista, se invece si risponde sempre “molto contrario” si viene posizionati lontano dalle posizioni di tutti i partiti ma meno distanti da La Destra, Lega e Udc.
Se non ci aiuta l’identificazione del partito più vicino, sicuramente può essere utile comprendere quale sia invece la formazione politica più estranea alle nostre idee.
Un po’ lo stesso pensiero di chi, andando a votare senza convinzione, sostiene: mi tocca scegliere il meno peggio…

di Laura Maragnani
“Con la presente comunico che il segretario politico del partito, senatore Clemente Mastella, ha sospeso dal partito la Signoria Vostra” e ha deciso “il deferimento al collegio dei probiviri per l’espulsione”. La firma è quella, fino a ieri sconosciuta, di Massimo De Luccia, neoresponsabile organizzativo dell’Udeur. Il destinatario? Non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Mauro Fabris, ex capogruppo alla Camera, uno che già nel ’99 era al fianco di Clemente, è telegrafico: “Ricevuta”. Antonio Satta, ex vicesegretario del partito: “Ricevuta”. Angelo Picano, già responsabile organizzativo: “Ricevuta”. Quanto a Pasqualino Giuditta, colui che si è seccato di essere “sbrigativamente definito” come il cognato di Mastella e ha osato criticare la moglie, Sandra Lonardo, allarga le braccia: “La sto aspettando”.
Quante sono le lettere? Duecento? Trecento? Praticamente tutti i membri del consiglio nazionale, si mormora, sono stati sospesi per indegnità morale e politica o danno all’immagine del partito. Sospesi i componenti del direttivo, i deputati, i fedelissimi, come quella Sandra Cioffi che andò a consolare, a nome delle donne udeur, la signora Sandra agli arresti domiciliari in quel di Ceppaloni. Sospesi consiglieri regionali come Rosa Mastrosimone, eletta in Basilicata, vicepresidente del consiglio nazionale. Sospesi potenti come Regino Bracchetti, assessore alla Regione Lazio. Sospesi quasi tutti i segretari regionali. Sospesa per indegnità Angiolina Boldo, segretario provinciale a Verona: “Indegno è un partito in cui la moglie del segretario è agli arresti”.
Cosa succede nell’Udeur? È in corso “un’epurazione di massa” ruggisce l’ex senatore Maurizio Calvi, di Latina, reo di “aver nociuto all’immagine del partito attraverso iniziative e dichiarazioni in contrasto con la linea politica”: sospeso.
E se c’è chi ci ride sopra, come il parlamentare Dante D’Elpidio di Pescara (”ho già dato mandato a un artigiano di mettere la lettera in cornice, è un attestato di benemerenza che va esposto”), molti la pensano come Calvi: “Denuncerò Mastella per diffamazione, calunnia e danno alla mia, di immagine. Voglio i danni morali e materiali e il rimborso di tutte le spese sostenute per il partito”. Mai rimborsate? “No. Io non ho mai capito come hanno speso i soldi del partito e su decisione di chi. Ma ora…”.
Ora è iniziata la resa dei conti. Tre settimane fa il deputato Antonio Satta ha per primo invitato Mastella a dimettersi, lanciando l’altolà sui rimborsi elettorali: “Clemente non può pensare di gestirli da solo, come faceva quando i bilanci si approvavano senza controllo”. Sospeso. Fuori tutti quelli in odor di fronda: in gioco, il controllo politico e il tesoretto del partito.
Ben 1,3 milioni di euro l’anno, per tre anni, come rimborso elettorale: totale 4 milioni; 1,5 milioni incassati grazie all’ultimo tesseramento noto, quello del 2005-2006: l’Udeur doveva restituirne due terzi alla periferia “ma nessuno ha mai accusato ricevuta” sostiene l’ex responsabile Pino Bicchelli, poi migrato nel Pd. E i finanziamenti al Campanile? Erano 1,153 milioni nel 2004; 1,331 milioni nel 2005; 1,179 nel 2006. Chi gestisce il “cucuzzaro”?
Nel bunker di piazza Argentina sono rimasti in pochi. Il primo fedelissimo è Pellegrino Mastella, primogenito del segretario, vero uomo ombra dell’Udeur. Ha esordito come giornalista praticante al Campanile insieme alla moglie, Alessia Camilleri, poi si è dato al business: socio della Sgai, società casertana di scommesse; padrone della Mape di Benevento, carburanti per aerei; proprietario al 50 per cento di un’agenzia di assicurazioni, la Acros Consulting di Verona, che ha assicurato Il Campanile e la festa di Telese. Pellegrino, insieme al fratello Elio, possiede la srl Servizi e sviluppo, società con cui Clemente ha acquistato dall’Inail, a buon prezzo, gli uffici del quotidiano. È membro del cda della cooperativa Il Campanile nuovo che incassa i contributi.
Alla Servizi e sviluppo, ossia ai fratelli Mastella, la cooperativa Il Campanile, ossia Pellegrino, paga ogni mese 6 mila euro di affitto pari al mutuo acceso per l’acquisto. Presidente della cooperativa è l’avvocato Davide Perrotta, socio di Pellegrino nello studio legale Criscuolo e associati, quello di riferimento del partito. Nel 2006, con un’interrogazione, la forzista Mara Carfagna chiese conto della consulenza data dall’Asl 2 di Salerno allo studio Criscuolo. Direttore generale della asl era Federico Pagano, indicato dalla presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo.
Udeur di parenti e amici. Davide Perrotta, socio di Pellegrino, è stato nominato presidente del collegio dei probiviri al posto di Bruno Camilleri, fratello del suocero di Pellegrino, Carlo, indagato in Campania insieme a Lonardo. Perrotta deciderà le espulsioni? Probabile. Del tesoretto del partito si occupa un altro amico di Pellegrino, Pier Paolo Sganga, responsabile amministrativo dal 2006.
Tra i sospesi “per indegnità” cova la rabbia. Gino Capotosti, deputato umbro passato all’Udc, relatore della legge sulla class action, sta studiando un’azione collettiva degli ex iscritti. Nessuno nel partito ha dimenticato l’ultima telefonata preelettorale tra Mastella e Gianni Letta. Era giovedì 6 marzo, Clemente urlava: “O candidate mia moglie o mio figlio Pellegrino o non candidate nessuno!”. Nessuno? Nella stanza è sceso il gelo: era la morte politica dell’Udeur. Pellegrino ne scolpì la lapide: “Muoia Sansone con tutti i filistei”.

Dopo che ieri l’Ue si era detta soddisfatta delle misure adottate dall’Italia per scongiurare l’emergenza diossina nelle mozzarelle di bufala Campana e la Francia aveva ritirato il blocco delle importazioni, il caso sembrava chiuso. Invece dall’estremo oriente è arrivata una sorpresa: la Cina ha deciso di boicottare il formaggio filante. Ma il pugno di ferro di Pechino sui prodotti a rischio sembra essere una “bufala”. “Non esportiamo mozzarella campana in Cina”, ha fatto sapere il governo italiano.
Secondo l’agenzia ufficiale Nuova Cina, il blocco delle importazioni è stato deciso oggi dall’Ammistrazione generale della quarantena. In un comunicato diffuso attraverso il suo sito web, l’organo di controllo cinese ha stabilito che le richieste di importazione della mozzarella devono essere respinte e che tutti gli altri tipi di formaggio italiano devono essere sottoposti a test di laboratorio prima che sia consentito il loro ingresso in Cina.
Anche Singapore ha bloccato la vendita delle mozzarelle di bufala italiane. L’Autorità agricola e veterinaria di Singapore (AVA) ha spiegato che le vendite sono state bloccate come misura precauzionale mentre si stanno effettuando analisi di laboratorio. L’ultima importazione di mozzarelle di bufala italiane a Singapore risale al 6 gennaio scorso, ma per mancanza di informazione non è risultato chiaro se il prodotto importato fosse contaminato, ha precisato l’AVA.
Per quanto riguarda la Cina invece, il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, ha dichiarato che “non esportiamo in Cina neanche un chilo di mozzarella, quindi chissà da dove arriva il prodotto, stiamo cercando di definire meglio i contorni di questo blocco. Siamo nella stessa situazione della Corea del Sud”, ha aggiunto De Castro, “sono stati avviati contatti con l’ambasciata cinese in Italia e, attraverso la Farnesina stiamo cercando di capire meglio la questione”. Dai dati del Consorzio di tutela emerge che la Cina non è compresa tra le destinazioni dell’export della mozzarella di bufala.

I pubblici ministeri che indagano sui fatti del G8 di Genova hanno chiesto il rinvio a giudizio dell’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro per aver istigato l’ex questore di Genova Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza durante il processo per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz. La notizia è stata data dal Corriere della Sera e poi confermata dal procuratore aggiunto Mario Morisani.
Il procuratore capo di Genova, Francesco Lalla che, secondo il Corriere non avrebbe firmato il provvedimento in disaccordo con i suoi pm, pur affermando di non essere a conoscenza dell’iniziativa dei suoi pm, ha negato presunti dissidi. Mario Morisani, nel confermare il deposito della richiesta di rinvio a giudizio per De Gennaro, ha sottolineato che non è necessaria la firma del capo della Procura.
De Gennaro era stato raggiunto dall’avviso di fine indagini a fine novembre scorso. L’ex capo della polizia, ora commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, aveva depositato il 18 gennaio scorso in procura una memoria difensiva in cui aveva ribadito di non aver mai indotto Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza. I magistrati hanno chiesto il processo anche per Spartaco Mortola, ex capo della Digos di Genova.
“Sono assolutamente tranquillo perché consapevole di non essere mai venuto meno ai miei doveri”, così ha commentato la notizia il prefetto De Gennaro. Raggiunto a Napoli questa mattina, dove ha ultimato un incontro con il comitato dei cittadini di Santa Maria La Fossa, una delle travagliate discariche dell’emergenza rifiuti, ed impegnato a controllare i piani di invio in Germania, dell’accusa di induzione alla falsa testimonianza che gli è rivolta, De Gennaro dice: “È una vicenda di cui mi occuperò con i miei legali al momento opportuno. Ora sono impegnato ad assolvere un delicato compito che il governo mi ha affidato”.