Contro i brogli: ai seggi senza telefonino. Ma si apre il problema dei controlli

Alcuni dei contrassegni elettorali per le elezioni politiche che si terranno il 13 e 14 aprile, presentati ed esposti al Viminale a Roma. Ne sono stati depositati in totale 177.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Niente telefonino al seggio elettorale. Soprattutto se l’apparecchio è in grado di scattare le foto. Lo stabilisce un decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri. Per chi sgarra è prevista una contravvenzione. La norma vuole combattere il cosiddetto voto di scambio documentato dal clic in cabina elettorale.

No, dunque, al voto fotografato dall’elettore e mostrato in foto come prova della preferenza accordata. No ad apparecchi fotografici o elettronici in cabina. E, a maggior ragione, una vera e propria macchina fotografica. A spiegare il perché del provvedimento è il ministro dell’Interno Giuliano Amato. “Da tempo c’è un reato di voto di scambio che si consuma attraverso la prova fornita all’esterno del voto che ho dato e ciò mi fa avere un compenso. Le tecnologie hanno aggiornato le modalità attraverso le quali si fornisce la prova del voto. La modalità più sospetta nelle ultime elezioni è entrare in cabina con telefonino con macchina fotografica, scattare la foto ed esibirla in seguito”.

Per evitare questo rischio, ha osservato il ministro, “abbiamo deciso di vietare l’ingresso in cabina con telefonino o macchina fotografica: se uno ce l’ha, lo deve depositare in un cestino apposito”. Resta però il problema dei controlli sull’effettivo rispetto del divieto: difficilmente, infatti, i presidenti di seggio e gli scrutatori potranno eseguire delle perquisizioni personali sugli elettori per accertare che effettivamente il voto avvenga senza videofonino al seguito. Il cellulare verrà depositato dall’elettore “in un cestino. Si prenderà nota di chi lo ha depositato”.

Il ministro Amato ha inoltre ribadito che, durante lo scrutinio, le schede devono essere lette una per una. I presidenti di seggio e i rappresentanti di lista dovranno vigilare perché non vengano creati mucchietti di schede durante lo scrutinio.
Sul fronte dei simboli dei partiti stampati sulle schede, soprattutto per quelli che rientrano in una sola fila, perché parte di una stessa coalizione, si ribadisce che l’elettore dovrà apporre una croce sul simbolo scelto e se il segno invaderà lo spazio di un altro simbolo, si riterrà valido solo quello maggiormente coperto dal segno stesso.

Commenti

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Il 5 Aprile 2008 alle 18:53 DestraLab » Responsabilità ha scritto:

[...] Ma perché il Consiglio dei Ministri che il 1 aprile ha emanato un decreto-legge urgentissimo per vietare i telefonini con videocamera nella cabina elettorale - contro i brogli, come ha spiegato ampiamente il proponente Ministro dell’interno Giuliano Amato in una conferenza stampa - non ne poteva emanare uno anche per evitare questa schifezza? Chi glielo vietava, Berlusconi o Calderoli? [...]

Il 7 Aprile 2008 alle 10:36 Elezioni: la sindrome del voto nullo e lo scontro tra i big dei partiti » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] E a una settimana dal voto, scatta la sindrome “voto nullo”. Anche gli elettori più esperti, considerata la “scheda lenzuolo” uscita dal Viminale, dicono gli esperti, rischiano di non riuscire a manifestare correttamente la propria preferenza politica dentro la cabina elettorale. Per le due principali coalizioni (Pd-Idv, Pdl-Lega al Nord e Pdl-Mpa al Sud) c’è il pericolo concreto di essere privati di voti validi. Il perché è presto detto: i simboli di tutti i partiti sulla scheda sono molto ravvicinati. Quelli delle coalizioni (Pdl e Lega-Mpa, ma anche quelli di Veltroni e Di Pietro) sono praticamente attaccati. Per cui l’elettore dovrà apporre una croce sul “suo” partito senza sfiorare il simbolo che gli è vicino. Fosse pure quello di un movimento politico alleato. Se così non fosse il voto potrebbe essere considerato nullo. I più esposti a questo rischio sono gli elettori che avranno in mano più schede, come i cittadini di Roma che voteranno per Municipio (scheda grigia), Comune (azzurra), Provincia (verde), Camera (rosa) e Senato (gialla). Sulle schede di Camera e Senato la croce dev’essere una sola e deve essere scritta solo ed esclusivamente dentro il quadrato che contiene il simbolo prescelto, pena nullità. Qualsiasi scritta sulla scheda (fosse anche il nome di uno dei candidati premier) compromette la validità del voto. Esattamente come non è consentito assolutamente manifestare le proprie idee politiche al seggio, pena la nullità del voto, né tantomeno portare dentro la cabina telefonini o macchine fotografiche. In questo caso l’elettore rischia una denuncia penale, non l’annullamento del voto. Ma di cambiare la disposizione dei simboli e ristampare la scheda, il Viminale non ne vuole sapere. Anzi, dice il ministro Amato, mettere tutti i simboli in fila verticale, l’uno accanto all’altro i due simboli delle due coalizioni: “Sarebbe incostituzionale perché darebbe alle stesse coalizioni una visibilità maggiore e quindi un inammissibile vantaggio rispetto a tutti gli altri simboli”. [...]

Il 7 Aprile 2008 alle 15:01 Elezioni: la sindrome del voto nullo e lo scontro tra i big dei partiti » Panorama.it - test ha scritto:

[...] Condividi E a una settimana dal voto, scatta la sindrome “voto nullo”. Anche gli elettori più esperti, considerata la “scheda lenzuolo” uscita dal Viminale, dicono gli esperti, rischiano di non riuscire a manifestare correttamente la propria preferenza politica dentro la cabina elettorale. Per le due principali coalizioni (Pd-Idv, Pdl-Lega al Nord e Pdl-Mpa al Sud) c’è il pericolo concreto di essere privati di voti validi. Il perché è presto detto: i simboli di tutti i partiti sulla scheda sono molto ravvicinati. Quelli delle coalizioni (Pdl e Lega-Mpa, ma anche quelli di Veltroni e Di Pietro) sono praticamente attaccati. Per cui l’elettore dovrà apporre una croce sul “suo” partito senza sfiorare il simbolo che gli è vicino. Fosse pure quello di un movimento politico alleato. Se così non fosse il voto potrebbe essere considerato nullo. I più esposti a questo rischio sono gli elettori che avranno in mano più schede, come i cittadini di Roma che voteranno per Municipio (scheda grigia), Comune (azzurra), Provincia (verde), Camera (rosa) e Senato (gialla). Sulle schede di Camera e Senato la croce dev’essere una sola e deve essere scritta solo ed esclusivamente dentro il quadrato che contiene il simbolo prescelto, pena nullità. Qualsiasi scritta sulla scheda (fosse anche il nome di uno dei candidati premier) compromette la validità del voto. Esattamente come non è consentito assolutamente manifestare le proprie idee politiche al seggio, pena la nullità del voto, né tantomeno portare dentro la cabina telefonini o macchine fotografiche. In questo caso l’elettore rischia una denuncia penale, non l’annullamento del voto. Ma di cambiare la disposizione dei simboli e ristampare la scheda, il Viminale non ne vuole sapere. Anzi, dice il ministro Amato, mettere tutti i simboli in fila verticale, l’uno accanto all’altro i due simboli delle due coalizioni: “Sarebbe incostituzionale perché darebbe alle stesse coalizioni una visibilità maggiore e quindi un inammissibile vantaggio rispetto a tutti gli altri simboli”. [...]

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