Expo 2015 a Milano. E donna Letizia le canta al Molleggiato

Letizia Moratti e il premio Nobel Al Gore | Ansa
“Prima legga i progetti, poi parli. Anzi è meglio che canti”. Così il sindaco di Milano, Letizia Moratti, fresca di successo sull’Expo2015, non le manda a dire, anzi le canta proprio ad Adriano Celentano. Occasione: Panorama del giorno di Maurizio Belpietro su Canale5.
Il “Molleggiato” aveva provocatoriamente detto che l’Expò 2015 sarebbe stato il “colpo di grazia per Milano” a causa di “una colata di cemento sulla città”.
Ma Donna Letizia non si è risparmaita: “Preferisco sentire le sue canzoni” ha sostenuto il primo cittadino. “Non credo che Celentano abbia una competenza urbanistica tale da potersi permettere di fare critiche senza conoscere il progetto”.
Quindi, “nessuna colata di cemento” insiste Letizia Moratti. “Ci sarà un’area di 110 ettari di cui metà sarà destinata al verde e ci saranno 22 chilometri di strade d’acqua che collegheranno questa grande area vicina alla nuova Fiera fino alla Darsena. Un’area che sarà per metà verde e tutto è stato fatto e sarà fatto nel massimo rispetto dell’ambiente. Addirittura nel progetto, che ieri abbiamo iniziato a pianificare, è prevista una consulta ambientale”. Consulta di cui farà certamente parte “un personaggio che sta già lavorando con noi: il premio Nobel Al Gore. Credo che per l’ambiente sia un testimonial un pò più importante di Celentano”. E il simbolo dell’Expò “sarà un centro per lo sviluppo sostenibile. Sarà un punto di una rete globale, che noi ci auguriamo possa essere la più ampia possibile per creare aiuto concreto nei paesi in via di sviluppo. Aiuto concreto significa non solo aiuti economici ma aiuti a creare in ogni paese capitale umano, quindi talenti, posti di lavoro, persone che possano avere un’istruzione, un’educazione, persone che possono essere padrone della propria vita e del proprio futuro”. Nessun rischio che le spese siano superiori agli incassi? “Noi abbiamo fatto un progetto economico già validato dalla banca europea di sviluppo e da due grandi banche internazionali. Saranno molti più i ricavi di quanto saranno gli investimenti. Non si tratta comunque di spese, sono investimenti che rimangono alla città”.
Per quanto riguarda il voto che ha visto trionfare il capoluogo lombardo sulla turca Smirne, secondo Moratti “è stato molto trasversale. Abbiamo avuto voti di tutti i continenti, dall’America Latina, dai Carabi dalle Isole del Pacifico, dall’Asia, dall’Africa, dall’Europa. Credo abbiamo convinto i paesi sulla base di un progetto che poggia sua una soluzione molto chiara: sviluppare relazioni bilaterali in ogni paese e aiutare chi ha bisogno. Con questo progetto abbiamo già allacciato e consolidato rapporti con tanti paesi nel Mondo. Credo che questo voto sia la testimonianza di quanto Milano e l’Italia sono stimati nel mondo”.
Per quanto riguarda infine la Torre “si fa o non si fa?”, ha chiesto Belpietro. “Io ho già deciso. Ci sarà però un concorso di idee. Ci saranno dei bandi internazionali. Il segno, come per Parigi è stata la torre Effeil, per Milano sarà il Centro per lo sviluppo sostenibile. Vorrei soltanto aggiungere che comunque questa Expò porterà anche un grande beneficio alla nostra città. Noi prevediamo di avere oltre cento paesi presenti, 29 milioni di visitatori. Nei cinque anni precedenti, le stime che abbiamo fatto sono creare 70 mila posti di lavoro”.

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Commenti

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Il 3 Aprile 2008 alle 9:55 vincenzo.m. ha scritto:

IL TEMPO DELLA QUIETE.
Oltre ad un grande architetto una altrettanto grande rivoluzione sociale ha fatto grande la città di Parigi. Milano con i suoi vialetti ed i vicoli storici è il risultato italiano di una piccola rivoluzione mancata. E’ noto che giunti sul far della sera o ad una certa età si diventa leggermente miopi od egoisti e se in aggiunta si posseggono un discreto numero di monetine si concretizza nella mente l’ambizione di fermare il tempo: lasciamo tutto come si trova, lasciamo quella panchina là: ci andavo da bambino. Donna dott.ssa Letizia sig.ra Moratti vorrebbe, vista la grande occasione, “cavalcare” l’evento che le si para dianzi e nella fattispecie l’Expò 2015. Le vengono offerte autorevoli possibilità di esprimere idee e di apporre cambiamenti che difficilmente verrebbero ad essere consentiti senza l’Expò 2015. Il mondo cambia ed è inevitabile che così debba essere ed ecco affacciarsi alla mente la storia di un’altra perla di Milano: la Scala, la crisi economica che la attanagliò e la paralizzò fino a quando lo Stato, sotto sembianze di bella donna, ebbe ad intervenire. Non ci si ricorda, a causa della mente oramai leggermente invecchiata, chi era il Presidente ed il revisore dei conti della Scala negli anni della sofferta crisi. Vista la grande visibilità di Expò 2015, visto gli anni d’oro che ci separano dalla fiera, “collaboriamo” con un più attento Revisore Dei Conti, anche se alla fine gli investimenti saranno più immateriali che materiali: relazioni, viaggi, incontri…
Per fare grande una città ci vuole un popolo, quello francese; per fare grande quiete in una città ci vuole una grande classe dirigente: quella italiana.

Il 8 Aprile 2008 alle 11:54 Milano, è già cominciata la caccia al tesoro dell’Expo 2015 » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Letizia Moratti, sindaco di Milano, ha vinto la sua scommessa. Ma sono già cominciate le polemiche: per esempio con l’architetto Massimiliano Fuksas che contesta la via d’acqua o con Adriano Celentano che paventa una colata di cemento sulla città. E a Silvio Berlusconi, secondo il Corsera non piace il grattacielo storto di Libeskind. In realtà, molti progetti sono ancora da definire. Il boom immediato, 27 per cento di guadagno in un giorno, l’ha avuto in borsa il titolo Fiera Milano. Sia perché la fondazione che la controlla possiede la parte più ampia delle aree dell’Expo, sia perché la Fiera beneficerà dell’evento del 2015: sei mesi d’inaugurazione, 29 milioni di visitatori previsti. E qualcosa dopo resterà: anzitutto il collegamento ferroviario diretto tra la nuova stazione di Rho-Pero (dovrebbe già essere pronta nel 2009, sulla linea ad alta velocità Torino-Milano) e l’aeroporto di Malpensa, per cui è probabile un rilancio nonostante la fine di gran parte dei voli Alitalia. [...]

Il 9 Aprile 2008 alle 10:32 Ai blogger non piace il sito di Expo 2015. E si candidano per rifarlo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La vittoria di Milano come sede per l’Expo 2015 ha generato feste carnevalesche, abbracci bipartisan tra Romano Prodi e Letizia Moratti, e pure lo sciogliersi dell’algido sindaco milanese in danze, nella festa cittadina seguita lungo corso Buenos Aires (video da Youtube). Ma alla gioia presto sono seguite le polemiche, tra chi esterna preoccupazioni di tipo estetico, chi lamenta speculazioni, chi ne fa una questione ambientale. Dopo le critiche del Molleggiato, che aveva paventato una colata di cemento su Milano, arrivano anche quelle di Silvio Berlusconi, che non gradisce il progetto City Life, ovvero la costruzione di tre nuovi grattacieli sull’area della ex fiera, firmati Daniel Libeskind, Arata Isozaki, Zaha Hadid e Pier Paolo Maggiora. “Non hanno nulla a che fare con la tradizione, l’architettura, l’immagine e l’urbanistica milanese” ha commentato il leader del PdL. “Credo che rientreranno. L’Expo è una grande occasione di crescita anche urbana, io immagino che possa accadere quello che è accaduto nel 1906 che ci ha lasciato in eredità la vecchia fiera”. [...]

Il 24 Luglio 2008 alle 17:33 Il traffico di Milano? Per l’Expo infiliamolo nel tubo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] In un futuro non lontano “giù per il tubo” non sarà solo il titolo di un film di animazione, ma un’indicazione stradale. Almeno otto città italiane stanno studiando la possibilità di incanalare una parte del traffico, quello delle direttrici più intasate, dentro tunnel autostradali scavati a 35 metri di profondità, lunghi anche decine di chilometri, con uscite in corrispondenza di autostrade, aeroporti, quartieri residenziali o centri direzionali. Non è fantascienza: l’hanno già fatto in mezza Europa, Roma compresa. Ora la Torno vuole costruirne in Italia almeno otto, tante sono le città alle quali lo ha proposto ma i cui nomi vuole mantenere riservati. Sarà probabilmente Milano a battere le altre sul tempo. La Torno e il raggruppamento di imprese del quale è leader (comprende, tra gli altri, Unicredit e Falck) proposero di costruire un’autostrada interrata già nel 2001, quando sindaco di Milano era Gabriele Albertini. Il progetto, che ha già ricevuto la dichiarazione di pubblica utilità, collegava l’attuale area dell’Expo 2015 e piazza della Repubblica, in centro. Il sindaco Letizia Moratti immagina l’allungamento del tunnel fino all’aeroporto di Linate. Risultato: 15 chilometri di strada sotterranea che tagliano Milano, alta circa 5 metri, a 6 corsie (due per senso di marcia più due d’emergenza) con nove uscite verso la superficie, per ridurre del 50 per cento le emissioni nocive (i gas di scarico vengono trattati all’interno del tunnel) e con un costo per il Comune pari a zero. Perché la Torno incasserà i pedaggi. “L’opera è una delle priorità che abbiamo individuato in vista dell’Expo” dice Carlo Masseroli, assessore all’Urbanistica del Comune di Milano, “per alleggerire il traffico di superficie”. Ma si farà davvero? “Io spero di sì” conclude Masseroli, per nulla preoccupato dei costi di realizzazione: poco più di 2 miliardi di euro, totalmente in carico alla Torno, colosso impiantistico (impegnato in tutte le cinque linee della metropolitana milanese) che fino a ieri era di proprietà di Carlos Bulgheroni, l’italoargentino più ricco del mondo, e oggi è al 40 per cento di Alberto Rigotti. “A tutte le città alle quali abbiamo presentato il progetto abbiamo proposto di prenderci in carico i costi dell’opera in cambio della gestione. A Milano la concessione è di 60 anni, compresi gli 8 che servono per realizzarla”. Secondo il progetto, ogni anno passeranno nell’autostrada 170 milioni di veicoli per chilometro, l’87 per cento dei quali privati e il 13 per cento merci, riducendo del 20 per cento il traffico di superficie e del 25 per cento i tempi di percorrenza. “Il problema sta nei tempi” avverte Rigotti “perché se non si parte entro la fine dell’anno, l’opera non potrà essere pronta per il 2015. Milano deve scegliere: diventare un punto di snodo del corridoio 5 Lisbona-Kiev oppure essere il collo di bottiglia dell’Europa”. [...]

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