Elezioni, Ferrara cacciato dalla dotta Bologna a colpi di uova e pomodori


Urla, fischi, lanci di monetine, pomodori e perfino fette di mortadella e anche le botte. Roba da anni ‘70. E invece siamo nel 2008, in Piazza Maggiore, a Bologna. Dove il comizio organizzato da Giuliano Ferrara e dalla sua lista “Aborto? No grazie” si è trasformato in un pomeriggio di guerriglia urbana. La contestazione annunciata da giorni è però presto degenerata in veri e propri scontri: poco dopo che Ferrara aveva preso la parola, venendo subissato dalle grida (”scemo”, “buffone”, “fascista” e altre non ripetibili) e dai fischi, un gruppo di manifestanti ha tentato di assaltare il palco. “Questa non è democrazia” ha protestato il giornalista-candidato, rilanciando alla piazza uno dei pomodori piovuti accanto a lui “non mi volete far parlare? Allora volete che vi parli di Alitalia?”.
Polizia e carabinieri in tenuta antisommossa, schierati in forze nella piazza, hanno reagito: sono volate manganellate. Ma la pressione della folla era difficile da contenere: alla fine prudenza ha consigliato di sospendere il comizio.
Così il direttore de Il Foglio è stato costretto ad abbandonare il palco ed è stato portato via. L’auto lo aspettava poco più in là, sempre nella piazza. Prima di salire a bordo Ferrara ha ammesso che non si aspettava che sarebbe finita così, con una fuga e l’impossibilità di parlare. Comunque, ha aggiunto, “è andata benissimo”. Allontanatosi Ferrara, in piazza sono rimasti un centinaio di manifestanti a fronteggiare polizia e carabinieri.
“D’ora in poi” il coro di alcune ragazze “decidiamo solo noi”. Un’attivista esultava: “Abbiamo vinto, ci siamo riappropriate di questa piazza”. Qui, insiste, “Ferrara e quelli come lui non ci passano”. E pensare che siamo nella democratica, civile e dotta Bologna…

Il VIDEO di Youtube della contestazione a Ferrara:

Commenti

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Il 3 Aprile 2008 alle 13:40 vincenzo.m. ha scritto:

L’AMORE PER IL POPOLO.
Quale sia l’elemento scatenante che indirizza alcuni politici ad insistere nella personale strategia politica nella condizione di un generale consenso avverso è del tutto ignoto. L’esperienza accumulata durante la campagna elettorale inciterebbe ad identificare il grado di rappresentatività e consenso di ritorno dal popolo, eppure alcuni politici insistono ed insistono e dicono di insistere per il bene del popolo stesso. Si ripresentano con le proprie idee ignorando l’enorme agglomerato di pensieri contrari. Le forze dell’ordine presto dovranno decidere se frapporsi, a manganellate, al popolo o se unirsi ad esso: la situazione morale potrebbe divenire insostenibile ed analizzando gli eventi si dovrà constatare la non convenienza economica nel riempire gli ospedali di elettori. La politica, sempre per il bene del Paese, dovrà necessariamente riconsiderare le proprie posizioni. L’amore per il popolo rischia sempre più di generare visibilità all’amore per sé medesimi, giocoforza la spinta evolutiva strategica: l’amore verso il popolo andrebbe ad essere sostituito istituzionalmente da una buona dose di manganellate, sì, ma con l’intento di aprire la mente degli elettori affinchè capiscano che ciò che si sta elargendo è solo ai fini di una miglior comprensione dei concetti basilari della “democrazia”. Rileggendo la storia dei popoli sembra che vi siano stati casi in cui chi amava il popolo ha finito per ucciderlo.

Il 3 Aprile 2008 alle 17:35 La rassegna stampa mattutina + uova e pomodori saltati - The buffer Blog ha scritto:

[...] Elezioni, Ferrara cacciato dalla dotta Bologna a colpi di uova e pomodori [...]

Il 3 Aprile 2008 alle 18:45 redazione ha scritto:

“Erano piuttosto aggressivi. Io sono uno che sopporta molto bene i fischi. Ma siccome erano così cattivi e violenti, mi è sembrato che per una volta dovessi dimenticarmi di porgere l’altra guancia alla fine del comizio e trattarli come meritavano”. Giuliano Ferrara commenta così la durissima contestazione subita a Bologna. Si è sentito tutelato da parte della polizia? “Non faccio polemiche con le forze dell’ordine, poveracci, stanno lì che cercano di controllare la situazione”, risponde il leader della lista “Aborto? No grazie”. E Cofferati? “Ha rilasciato dichiarazioni molto belle, da bravo sindaco. Sono contento per le sue parole”. Dopo quello che è accaduto - gli chiedono - l’Italia è ancora un Paese democratico? “Finché i carabinieri impediscono ai centri sociali di linciare gli oratori di parte avversa è un Paese democratico. Se fossero riusciti a linciarmi - conclude - forse parlerei diversamente. Ma non ci sono riusciti”.

Il 6 Aprile 2008 alle 11:03 Candidati: i magnifici 16 sono pronti a scendere in campo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Flavia D’Angeli: ex militante di Rifondazione Comunista. Guida Sinistra Critica con il senatore Franco Turigliatto. Con i suoi 34 anni e provenendo dalla generazione dei “movimenti” (quella sulla quale Rifondazione aveva puntato dopo la rottura con l’Ulivo nel 1998) D’Angeli è la più giovane tra i candidati premier. Sito internet Programma Slogan: “Perché no?” Bruno De Vita: leader dei consumatori dell’Adusbef. Con Willer Bordon e Roberto Manzione ha creato l’Unione democratica dei consumatori. Un simbolo che richiama quello dell’Unione prodiana, un partito (”non un partitino”) equidistante da i due poli portanti della politica italiana, ma pronto a dialogare con entrambi: “Noi siamo già il futuro che viene avanti, siamo l’espressione del mondo delle associazioni dei consumatori. La gente ha già imparato a conoscerci, ci ha incontrato nelle strade e nei tribunali, dove abbiamo difeso i loro diritti”. Sito internet Programma Slogan: “L’Italia ne ha piene le tasche. Siamo quelli della class action” Marco Ferrando: ex militante di Rifondazione Comunista. Se n’è andato dopo l’entrata di Bertinotti nel governo nel 2006 e ha fondato il Partito Comunista dei Lavoratori. Quanto lontano riuscirà ad andare lo diranno le urne. Delle sue origini Ferrando è però sicuro: “Negli anni Settanta i comunisti erano compromessi con il potere. Noi siamo quelli del partito di Livorno. Quelli di Gramsci”. Sito internet Programma Slogan: “La sinistra che non tradisce” Giuliano Ferrara: giornalista, direttore de Il Foglio. Dalle cui colonne ha lanciato la campagna sulla moratoria degli aborti. E’ stato in lizza per essere candidato del Pdl come sindaco di Roma, ma ha rinunciato dopo che Berlusconi ha negato l’apparentamento con la sua lista: “Aborto? No Grazie”. Come succede quando scrive, anche in piazza Ferrara ha diviso gli animi e fatto discutere. Tanto, ma non dappertutto: a Bologna lo hanno preso a pomodori per non lasciarlo parlare. Ma lui si è difeso: “Erano così cattivi e violenti, mi è sembrato che per una volta dovessi dimenticarmi di porgere l’altra guancia alla fine del comizio e trattarli come meritavano”. Sito internet Programma Slogan: “Aborto? No, grazie” Roberto Fiore: da tanti anni tra i leader dell’estrema destra. Fondatore di Forza Nuova, partito dichiaratamente di ispirazione fascista. Sito internet Programma Slogan: “Dalla parte del popolo per una rivoluzione italiana” [...]

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