- Tags: alcol, baby-killer, Chiavenna, droga, Maria-Laura-Mainetti, omicidio
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“Come si decide di uccidere a 16 anni? Stando sedute sei ore davanti a una birra in un piccolo bar di paese. Tutto quello che dicevamo, pensavamo, facevamo era senza valore”. Inizia così la lunga intervista esclusiva che Panorama, da venerdì 4 aprile edicola, ha fatto a Veronica, una delle tre ragazze di Chiavenna che nel giugno 2000 uccisero suor Maria Laura Mainetti con 19 coltellate.
A marzo è ufficialmente iniziato il processo di beatificazione della donna e Veronica, 8 anni dopo, da pochi mesi uscita dal carcere, parla per la prima volta di quell’omicidio. “Che cosa ho provato a uccidere? Paura allo stato puro. Non ho mai avuto così tanta paura come quella sera lì. Ho sentito solo terrore. Un sensazione bruttissima. Prima di farlo pensavo che uccidere fosse come tutte le altre cose, una sciocchezza. Ma non è così…” ha confessato la ragazza al settimanale.
Nell’intervista Veronica ha parlato anche dell’ adolescenza difficile, dell’alcol, della droga e del suo rapporto con le amiche-complici di allora, Milena e Ambra. Il movente di quell’assassinio? Veronica non sa rispondere: “Forse quella risposta arriverà all’improvviso, magari tra vent’anni, e mi travolgerà. La sto aspettando”. Per Veronica il nome di suor Maria Laura venne fatto da lei o da Milena. Il progetto di uccidere? “È nato nei pomeriggi in quel caffè, quando una diceva una cosa forte, allora l’altra la diceva più grossa per stupire”. Perché proprio la suora? “Perché altri in paese le avevano già fatto degli scherzi”.
Quella sera suor Maria Laura, giura la ragazza, poteva salvarsi. Veronica l’aveva agganciata, fingendo di cercare aiuto, con la scusa di una violenza sessuale (mai avvenuta). Poi avrebbe dovuto farsi seguire sino al luogo del delitto. Ma alla fine non ce l’aveva fatta: “Inizialmente me ne ero andata da sola. Poi ho raggiunto le mie amiche nel viottolo dove avremmo dovuto ucciderla. Volevamo tornare a casa. Sono sicura: speravamo di non incontrarla. Però quando siamo arrivate in paese suor Maria Laura era ancora lì che mi aspettava. Si era fermata probabilmente per vedere se tornavo, se stavo bene. Le ho detto che quelle erano le mie amiche e che le mie cose erano sulla loro macchina. Ci ha seguite sino al luogo del delitto. Il coltello era nella borsa di Milena”.
Veronica rivela a Panorama: “Mi sento in colpa quando lo dico, ma quella tragedia mi ha salvato dalla mia adolescenza. Il carcere, gli psicologi, la comunità mi hanno permesso di diventare una persona che altrimenti non sarei mai stata”.
- Giovedì 3 Aprile 2008
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Commenti
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Il 4 Aprile 2008 alle 11:19 redazione ha scritto:
Una nostra lettrice, Luisa ci ha scritto per e-mail. La pubblichiamo:
Il 4 Aprile 2008 alle 12:34 rinaldobernardi ha scritto:
Buongiorno Panorama, sono Rinaldo Bernardi, cronista professionista autore tra gli altri de “Il diavolo in Lomellina”, “Il macellaio di Dio”, “Satana in Ticino”. Nel 2006 ho partecipato alla Consulta regionale cattolica per i problemi giovanili legati al satanismo (presieduta da S.E.Francesco Coccopalmerio - presente anche il parroco Balatti citato nell’intervista). Poi non sono più stato invitato e non so ancora il perché. Avrei molto da dire su questi temi. Credo in Dio e quindi non posso ignorare la presenza di satana. Purtroppo per ora il mio ultimo libro “Cortocircuito Esoterico” è bloccato in bozza nelle case editrici. Spero non sia l’establishment “a controllarlo”. Potersi esprimere in un paese democratico è fondamentale. Nell’articolo si parla di Manson e Crowley con troppa leggerezza e sulle cause della tragedia non emerge un vero perché… più energia malefica di così… la Chiesa oggi è davvero preparata?
rinaldo bernardi
Il 10 Aprile 2008 alle 18:38 alfoci ha scritto:
Ho letto l’intervista.
Davvero raccapricciante quanto dice la protagonista per il vuoto in cui viveva.
Proporrò una discussione sull’articolo nel gruppo dei giovani di Azione Cattolica al quale collaboro per sentire la loro opinione. Anche se il nostro è un piccolo paese del Sud dove per fortuna esistono e vengono ancora coltivati certi valori etico sociali, ho sempre molta paura che una mattina ci svegliamo e leggiamo notizie di questo genere anche da noi.
Per questo ritengo importante discuterne e parlarne in gruppo.
Alfonso.
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