
Ormai è un classico di stagione. Per lo meno, di quella del voto. Ovunque vada, il candidato Giuliano Ferrara riceve dure contestazioni, a colpi di uova e insulti. Domenica 6 aprile, a Crema, i contestatori si sono spinti anche un po’ più in là: hanno dato alle fiamme una specie di spaventapasseri con l’immagine della sua faccia. Ma non che lui si fermi per questo, ci mancherebbe. Anche perché altrimenti verrebbe meno alla mission che uno tra i più importanti quotidiani internazionali gli ha, indirettamente, riconosciuto.
A incoronare il direttore del Foglio come la “personalità politica più avvincente” della campagna elettorale in corso in Italia è stato il New York Times. Le doti dialettiche e intellettuali del giornalista sono in grado quantomeno di evidenziare, scrive il Nyt, “il vuoto di potere” esistente in questo momento nel Paese, tanto quanto “uno sguardo veloce” del potere. Più dei candidati leader delle due maggiori formazioni politiche, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, liquidati come i “soliti sospetti in uno scenario politico quasi incomprensibile agli osservatori esterni, dove gli stessi politici compaiono e svaniscono in dissolvenza promettendo riforme e producendo stasi se non declino”.
Il lungo articolo che porta la data del sei aprile non appare, in realtà, come un mero applauso incondizionato alla figura del giornalista e polemista, bensì come un amaro riconoscimento che nel desolato panorama politico italiano è la sua figura a staccarsi con maggiore forza. In una corrispondenza da Roma firmata Rachel Donadio, non si esclude una possibile vittoria alle elezioni del “carismatico miliardario leader del centro destra Silvio Berlusconi” che “potrebbe ancora una volta riemergere dalle ceneri”, e questa volta “per sconfiggere Walter Veltroni, un baby boomer amante del rock’n'roll che si è appena dimesso da sindaco di Roma”.
In mezzo a tale poco luminoso contesto (”La vita politica dell’Italia è sempre stata assurda”, afferma Rachel Donadio), Giuliano Ferrara è “un provocatore e un barometro culturale, in sintonia con la disperazione dell’umore nazionale”. Oltre che “un ateo che chiede all’Italia di diventare religiosa” e un “comunista trasformato in conservatore, l’intellettuale provocatore più melodrammatico e mutevole” del Paese.
E così, conclude questo strano endorsement a stelle e strisce: “Più della real politik dei candidati principali, Ferrara, evitando il politichese, con la sua insistenza nelle idee, incide nelle ansie dell’Italia sul futuro dell’Europa, la perdita delle identità nazionale, l’aumento dell’immigrazione, il declino del credo cristiano”.
Tutte considerazioni che i feroci contestatori del leader della lista “Aborto? No grazie”, non condividono. O non le hanno lette…
- Lunedì 7 Aprile 2008
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