
Quaranta provvedimenti di fermo, per altrettante persone ritenute affiliate alle ‘ndrine del crotonese nell’ambito dell’operazione contro la ’ndrangheta compiuta alle prime luci dell’alba.
Una delle più importanti operazioni, denominata “Eracles” e lanciata dalla polizia nel Crotonese: trecento uomini impegnati e finora oltre 40 arresti e numerose perquisizioni domiciliari nei confronti di presunti appartenenti alle famiglie mafiose più influenti.
L’operazione - spiegano gli investigatori - costituisce la prima fase di intervento a seguito dei recenti episodi riconducibili a contrasti sorti all’interno dei clan della ndrangheta del luogo.
I fermati sono presunti esponenti delle cosche Corigliano, Vrenna e Bonaventura, collegate alle cosche Nenna e Russelli della frazione crotonese di Papanice. Parte affiliati ad una cosca, parte all’altra, considerate rivali tra loro. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, traffico di armi, traffico di sostanze stupefacenti. Nel corso delle indagini sono emersi anche importanti collegamenti con le cosche del reggino e con la criminalità albanese, dalla quale le persone coinvolte nell’inchiesta si sarebbero rifornite di armi ed esplosivo.
Gli arresti sono stati portati a termine nelle province di Crotone e Reggio Calabria, e in altre regioni italiane, tra le quali l’Emilia Romagna e il Lazio.
La cosca originaria era quella dei Vrenna-Corigliano-Bonaventura, ma negli ultimi tempi le strade degli affiliati si erano divise; qualcuno aveva preso la strada dei Megna, con a capo Domenico (Mico) Megna, attualmente in carcere, ed il cui figlio Luca, reggente della cosca, è stato ucciso nell’agguato di sabato santo in cui sono rimaste coinvolte anche la moglie e la figlioletta tutt’ora tra la vita e la morte all’ospedale di Catanzaro. Un secondo gruppo di ’affiliatì si era alleato con la famiglia dei Russelli, una volta a sua volta affiliata ai Megna.
Nel corso delle indagini, sottolineano fonti della Procura, sono emerse notizie di summit di mafia, regolamenti di conti, estorsioni, scontri armati tra varie bande. Il tutto per decidere la divisione del territorio della provincia di Crotone. Per gli arrestati, 35 a Crotone, 1 a Reggio Calabria, 1 a Roma, e 2 a Bologna, l’accusa è di associazione a delinquere di stampo mafioso, con finalità di faida, omicidi, ferimenti, tentati omicidi, spaccio di droga, estorsioni ed altro. A Roma è stato arrestato l’albanese ch , secondo quanto si legge nel provvedimento di fermo, avrebbe trasportato il materiale esplosivo che servì per l’attentato all’ispettore di Polizia Muscolo, reo di aver indagato troppo da vicino gli interessi del sodalizio criminale.
“Quella di oggi è una delle più importanti operazioni di polizia contro la ’ndrangheta”, ha detto il Questore di Crotone, Gaetano D’Amato, nella conferenza stampa a conclusione dell’operazione. Era presente anche il sostituto procuratore Pier Paolo Bruni, applicato alla Dda, che ha spiegato i passaggi più rilevanti del decreto di fermo. Tra questi il tentativo delle cosche del crotonese di intimidire gli investigatori e preparare attentati ai magistrati, tra cui lo stesso Bruni. I criminali stavano preparando una vera e propria strategia di disturbo nell’attività investigativa, che avrebbe dovuto allontanare l’attenzione dei poliziotti sulle cosche.
Il VIDEO servizio:
- Lunedì 7 Aprile 2008
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 8 Aprile 2008 alle 18:19 Veltroni scrive a Berlusconi: “Garantire lealtà alla Costituzione” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Prima - da affezionato delle figurine Panini - prospetta una rimonta stile Nazionale di calcio ai mondiali del ‘82 (quelli vinti in Spagna). Poi annuncia di aver scritto al “il principale esponente dello schieramento a me avverso” (poi abbreviato in “il principale esponente”), per chiedere di “dare garanzie di lealtà ai cittadini”. Passa da qui il viaggio calabrese di Walter Veltroni, in una regione che dal loft di Piazza Sant’Anastasia dichiarano, ottimisticamente, in bilico. La regione (in cui nel 2006 - consultazione con affluenza record del 74% - l’Unione prodiana strappò il premio) mette in palio dieci senatori, sei al partito vincente, quattro a quello che perde. Ancora una volta, se Udc e Sinistra riescono a superare la fatidica soglia dell’8 per cento strappano seggi ai due partiti più grandi e “disturbano” quello che Berlusconi e Veltroni definiscono voto utile. In un caso o nell’altro la Calabria può fare una differenza di due-tre senatori, la maggioranza risicata con cui Prodi ha provato a governare per un anno e otto mesi. E allora, vai col parallelismo fatto da Walter col calcio: “Noi siamo” ha sostenuto il candidato premier Pd “un po’ come quella Nazionale. Nessuno pensava che ce la potessimo fare, poi abbiamo vinto con l’Argentina, il Brasile e la Polonia. E il 13 aprile c’è la finale e dobbiamo vincerla tutti insieme”. Un’immissione di ottimismo nel motore un po’ stanco dei democratici che in molti danno in folle: la rimonta nei confronti del Pdl sembra si stia fermando: il Partito Democratico - stando alle voci raccolte nel quartier generale di Veltroni - non è riuscito a conquistare la maggioranza degli indecisi, che fisiologicamente è in costante calo. L’ex primo cittadino della capitale, salvo colpi di scena, appare rassegnato a una sconfitta onorevole, con la possibilità non da escludere di un pareggio al Senato. E allora ecco la seconda mossa: scrivere a Berlusconi chiedendogli di stringere un patto. Sulle riforme o sul governo? Né l’uno né l’altro. L’accordo è sulle “garanzie da dare ai cittadini”. Così almeno recita la lettera: “Caro Berlusconi, mi rivolgo a lei perché penso si debba condividere, da italiani prima ancora che da candidati alla guida del Paese, una sincera preoccupazione, resa tale da recenti atti e dichiarazioni politiche. E perché credo sia giusto e doveroso assumere, di fronte al popolo italiano, a tutti i cittadini, un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, questioni che chiamerei di lealtà repubblicana”. Quali siano le questioni, lo rivela detto l’ex sindaco a Cosenza: “Da parte mia gli ho dato la garanzia di lealtà repubblicana che si basa su quattro punti: tutela dell’unità dello Stato italiano; rifiuto di ogni forma di violenza praticata o dichiarata; fedeltà alla Costituzione repubblicana; fedeltà alla bandiera tricolore e all’inno di Mameli. Ciascun candidato” ha detto ancora Veltroni “prenda l’impegno solenne su questi quattro punti a nome della sua coalizione”. Di fair play, invece, Veltroni aveva già parlato in mattinata. Sia per dire che: “Se vinceremo la presidenza di una delle Camere andrà all’opposizione, così come la presidenza della commissione di controllo. Le riforme le faremo insieme. Lo facciamo perché vogliamo un Paese unito, perché l’Italia deve crescere”. Sia per rispondere, indirettamente, alle accuse: “Ogni giorno vengo coperto di contumelie, ma più loro attaccano e più io non rispondo e questo li fa impazzire”. Arrivando a Crotone il giorno dopo la maxioperazione condotta dalla Polizia contro le principali cosche della zona, Veltroni rilancia con forza il suo monito alle cosche: “Decidete di votare per chi volete ma non votate per il Pd perché noi la mafia la vogliamo annientare”. “Nei giorni scorsi - ha aggiunto - avevo invitato anche gli altri leader politici a ripetere questa semplice frase, ma ciò non è avvenuto. Forse può sembrare molto ambiziosa o idealista, ma il mondo si è sempre mosso quando è partita una grande idealità” Parlando nella regione con il più alto tasso di disoccupazione del Paese, Veltroni è tornato poi a parlare di precariato definendolo “la più grave e inaccettabile ingiustizia del Paese. Se vinceremo alla prima riunione del Consiglio dei ministri vareremo il compenso minimo legale per garantire che uno stipendio non sia inferiore ai 1.000-1.100 euro”. Infine il leader del Pd ha espresso la sua solidarietà ai magistrati dopo l’operazione nei confronti di presunti appartenenti a clan mafiosi. “Non vogliamo i voti dei mafiosi, perché vogliamo distruggere la camorra, la mafia, la ‘ndrangheta e la Sacra Corona Unita. Dico questo con orgoglio a Crotone dopo il colpo inferto alla criminalità da quei magistrati a cui va la nostra solidarietà, verso i quali si stavano preparando attentati”. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.