Berlusconi: esami di sanità mentale per i pm

Il Cav. Silvio Berlusconi

“Il Pubblico accusatore dovrebbe essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale”: lo ha detto il leader del Pdl Silvio Berlusconi nel suo comizio di oggi pomeriggio a Savona. Parlando delle intercettazioni, Berlusconi ha aggiunto che dovrebbero essere limitate a quelle indagini che riguardano il terrorismo e le organizzazioni criminali.
Non si è fatto attendere il commento polemico, tra gli altri, di Antonio Di Pietro, che ha dichiarato: “Solo un matto può dire cose di questo genere”, ma il cavaliere in serata ha ribadito: “Resto della mia idea”.

Commenti

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Il 8 Aprile 2008 alle 23:28 E vi dirò di più! - …time is what you make of it… ha scritto:

[...] Sottoponiamo il pubblico ministero ai test di sanità mentale… ma allarghiamo questa elegante (e veritiera…) procedura anche ai politici affinché gli elettori abbiano la certezza che le minchiate che sparano siano state ben ponderate prima! Che non si dica che siano minchiate qualunque! [...]

Il 9 Aprile 2008 alle 3:42 Piazza Del Popolo » Dai Silvio dinne un’altra!!! ha scritto:

[...] Pensiamo che i magistrati sono tutti pazzi, o che Putin è più basso di lui. [...]

Il 9 Aprile 2008 alle 8:43 ppx ha scritto:

Non ha tanto torto, da quanto si legge ogni tanto i PM danno i numeri, vedi caso Mastella ed altri, fanno incarcerare od altro persone che poi risultano estranee ai fatti.

Il 9 Aprile 2008 alle 11:29 E Berlusconi boccia il patto di Veltroni: è un passo falso » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Mittente: un “preoccupato” Walter Veltroni. Destinatario: Silvio Berlusconi. Messaggio: una sfida a “dare garanzia di lealtà repubblicana”, sottoscrivendo alcune clausole. Tipo: “la difesa dell’unità nazionale, il bene più prezioso che abbiamo”. Secondo, “il rifiuto di ogni violenza praticata e dichiarata”. Terzo: “la fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della Costituzione”. Infine “il riconoscimento della nostra identità nazionale, dei suoi simboli, a cominciare dal Tricolore e dall’Inno di Mameli”. Che è un invito, secondo molti, a prendere le distanze dalle sparate di Bossi. Ma la lettera viene rispedita dal destinatario al mittente. Con una battuta, decisa: quella dell’ex sindaco capitolino è: “Una brutta scivolata di Veltroni, un passo falso assoluto. Veltroni” dice il Cavaliere “non ha nessun titolo per dare patenti di lealtà repubblicana come erede di un partito comunista. È una persona che vive di politica da quasi 40 anni. Non ha mai criticato il suo passato, anzi ha detto che il comunismo è un’utopia positiva che non è stata realizzata. La storia ha dimostrato che il comunismo è un’impresa criminosa”. Durante il filo diretto con Radio Anch’io il leader del Pdl accusa il suo avversario di mentire. “Al comune di Roma lo chiamano ’sor bugia’. Hanno condotto una campagna elettorale sulla menzogna” conclude il Cavaliere. Che è anche tornato sui test cui sottoporre i pm. All’indomani delle sue dichiarazioni a Savona, il candidato premier del Pdl ospite di Uno Mattina, ha precisato le parole pronunciate dal palco del comizio elettorale a Savona, dichiarando non aver fatto martedì nessun attacco alla magistratura ma di aver parlato in maniera specifica dei pm proponendo “test psico-attitudinali come quelli richiesti per molte altre categorie, dai grandi dirigenti ai piloti”. “Nessuno scandalo, nessuna sorpresa” aggiunge Berlusconi, “anch’io mi sottoporrei ad un test, ma per i politici mi sembra una cosa ridicola”. Di più: il Cavaliere entra nel merito della sua proposta, ricordando che se ne è discusso per tanto tempo in Parlamento affidando poi questo tema alla prossima riforma dell’ordinamento giudiziario: “C’è una richiesta di un ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga”, dice ancora “che è esattamente la cosa che ho detto ieri”. Sull’eventualità di dare, in caso di vittoria del Pdl, la presidenza di una delle Camere all’opposizione, Silvio Berlusconi non chiude: “Io sono sempre aperto a una soluzione di questo genere”, dice. Anche se il Cavaliere evidenzia come la sinistra nel 2006 abbia occupato tutte le istituzioni, dalla presidenza della Repubblica alla Corte Costituzionale, passando per la magistratura. Invece, conclude il cavaliere: “Noi faremo diversamente di quanto fatto dalla sinistra quando ha raggiunto il potere”. [...]

Il 9 Aprile 2008 alle 13:08 lavoce ha scritto:

Leggo con dispiacere che alcuni lettori siano contrari ad effettuare esami di sanita’ mentale sui Pubblici Ministeri. Certamente non si rendono conto della situazione nella quale versa la Giustizia italiana. Ritengo opportuno riportare quanto e’ accaduto a Genova:
Nel Procedimento penale 1067/96 presso il Tribunale di Genova denominato scenograficamente “assicuropoli” il P.M. Francesco Pinto ha corrisposto al CTU sig. Roberto Peroncini 700 milioni di lire per una consulenza che e’ stata accertata valere circa 55 milioni li lire. Con un errore di circa 650 milioni di lire !!!!!!!!!! Ma il PM non e’ nuovo alla commissione di costosissime quanto inutili perizie.

Il citato PM infatti nel proc. pen 1067/96 ha deciso di avvalersi della collaborazione di tale Roberto Peroncini attribuendogli, a seconda delle situazioni, la qualifica di ausiliario del Pubblico Ministero o CTU; attività peraltro incompatibili.
Sostanzialmente il compito del Peroncini è stato quello di inserire i dati di innumerevoli sinistri in un database al solo fine di verificare la ricorrenza dei nomi nelle varie pratiche (medici, avvocati, liquidatori, ecc.).
Su un articolo apparso sul quotidiano “Il Secolo XIX” è stata riportata una intervista al dott. Pinto nella quale egli afferma di non avere conosciuto precedentemente il Peroncini presentatogli dalla Polizia Giudiziaria quale esperto di informatica.
La esperienza informatica di tale soggetto non è poi risultata così approfondita in quanto lo stesso, per la configurazione del noto e diffuso programma Microsoft Access, ritenuto necessario per la realizzazione del database, si è rivolto all’ ing. Michelini come risulta dal decreto di liquidazione n 1067/96/21 del 6/11/1997 per complessive lit. 288.060.636 di cui lit. 17.900.000 appunto per il sopra citato professionista .
Sempre all’Ing. Michelini sono stati liquidati ulteriori Lit. 5.950.000 con decreto del 6/11/1997 ed ulteriori lit. 1.843.200 con decreto del 22/10/1998.
Lo stesso Peroncini ha parcellato anche l’acquisto di computer e scanner strumenti dei quali un esperto di informatica non può non essere in possesso.
Costui quindi, come descritto nel decreto di liquidazione del 9/12/1997, si è avvalso di sub collaboratori tra i quali tale Cap. Contini il quale mi risulta che avesse in precedenza svolto incarichi per conto di alcune compagnie di assicurazione costituitesi parte civile nel processo.
Complessivamente il Pubblico Ministero ha liquidato al Peroncini, con dodici distinti decreti emessi nel periodo dal 6/11/1997 al 13/1/2001, la somma di Lit. 704.088.361 effettuando le notifiche di tutti i decreti agli interessati solamente nel mese di gennaio 2002 ad un anno dalla emissione dell’ultimo ed a oltre quattro anni dalla emissione dei primi due che, da soli, riconoscevano al Peroncini oltre 420 milioni di lire.
Le liquidazioni in favore del consulente sono inoltre state illegittimamente effettuate prima delle comunicazioni previste dall’art 11 c. II L 319/80.
Infatti l’art.11 c. IV della L.319/80 (vigente fino al 1 luglio 2002) prevedeva che solo nel processo civile il decreto fosse provvisoriamente esecutivo nei riguardi della parte a carico della quale era posto il pagamento, mentre, nel processo penale, il decreto diveniva esecutivo (e poteva essere emesso l’ordine di pagamento) solo all’esito della scadenza dei termini per l’opposizione e, quindi, solo quando tutte le parti, oltre il beneficiario, ne erano venuti a conoscenza ai fini dell’opposizione.
( Cass. 17 gennaio 1997, n. 448, in CED, Cass.; n. 501816, secondo la Suprema Corte in tema di compensi agli ausiliari del Magistrato, dal disposto dell’ art. 11 l. 319 del 1980 e dall’ art. 29 l. 794/41 si desume che il provvedimento di liquidazione del compenso ha carattere giudiziale, suscettibile di acquisire valore di giudicato in caso di mancata opposizione. In base all’ art. 11 c. IV L. 319/1980 solo nei procedimenti civili il decreto costituiva titolo provvisoriamente esecutivo nei confronti della parte a carico della quale era posto il pagamento.)
Il ritardo nelle notifiche ed il pagamento anticipato rispetto alle stesse hanno causato, sia un analogo ritardo nella possibilità di radicare la procedura prevista dall’art. 11 c. V l. 319/1980, che consente il ricorso avverso il provvedimento di liquidazione entro 20 giorni dalla comunicazione, sia l’impossibilità di attivazione del rimedio di cui all’art. 11 c. VI che avrebbe permesso al Tribunale, su istanza dell’opponente, la sospensione provvisoria dei pagamenti. Istanza che certamente sarebbe stata accolta alla luce della accertata macroscopica sproporzione tra il dovuto ed il liquidato (56 milioni su 704).
Con ordinanza del 20/2/2003 il Tribunale accoglieva le opposizioni affermando che le attività svolte dal Peroncini erano nella quasi totalità di esclusiva competenza del Pubblico Ministero (esemplificativo è il seguente quesito “ se i danni di rilevante entità per le imprese di assicurazione siano conseguenti anche ad ipotesi associative tra gli indagati…..) o della Polizia Giudiziaria (i presentatori del Peroncini) e che la somma ritenuta congrua ammontava a circa 56 milioni di lire (circa l’8% del liquidato) disponendo la trasmissione della ordinanza alla Procura Generale presso la Corte dei Conti sezione Liguria.
Contro tale provvedimento è stato proposto ricorso per Cassazione da parte della Procura e del Peroncini.
La Suprema Corte ha confermato l’ordinanza emessa dal Tribunale di Genova confermando che al Peroncini erano stati liquidati in eccesso circa 650 milioni di lire.
Nella causa radicata dal Ministero per il recupero delle somme (circa 700 milioni di lire erroneamente pagati dal PM Pinto al suo CTU ) nei confronti del Peroncini quest’ultimo ha indicato come teste…………………… proprio il Francesco Pinto!!!!
Allo stato la situazione e’ la seguente: lo Stato ha 700 milini in meno ed il Peroncini 700 milioni in piu’. Poi si dice che le casse del Ministero di Giustizia piangono!
Peraltro lo stesso dott. Pinto ha condotto l’indagine relativa al proc. pen. n. 9477/00 R.G. not. reato (92/01 R.G. G.I.P.) che riguardava la falsità di una serie di autentiche di firme di elettori effettuate da addetti alle Cancellerie delTribunale di Genova in occasione della presentazione delle liste alle elezioni comunali di dell’autunno 1997.L’indagine era partita da un esposto dell’ottobre 1997 ed ha riguardato la verifica di migliaia e migliaia di firme delle quali circa 2.000 sarebbero risultate apocrife.
Il reato contestato dal P.M. era quello di cui all’ ari 479 c.p. (falso ideologico in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale) nonostante che secondo giurisprudenza totalitaria della Cassazione (le poche sentenze sono tutte concordi e non ve n’è neppure una contraria) dovesse invece applicarsi alla fattispecie l’art. 90 del D.P.R. 570/1960 che costituiva norma speciale (inerente qualunque falso commesso nelle operazioni elettorali) rispetto a quella generale di cui all’art. 479 c.p.-.
Tale “reato elettorale” si prescriveva in anni due ex art. 100 D.P.R. 570/1960. Donde
alla data dell’ottobre 1999, in difetto di qualunque comunicazione agli indagati (e quindi anche di qualunque atto idoneo ad interrompere la prescrizione), il reato era da considerarsi prescritto. Orbene, come si evince anche dal numero di ruolo del processo (9477/00), l’iscrizione degli indagati nel relativo registro è avvenuta nell’anno 2000, cioè quando la prescrizione era già ampiamente maturata.
Il fatto che il reato fosse prescritto è indubitabile in quanto persino la Corte Costituzionale in una propria ordinanza di rigetto di una eccezione di incostituzionalità aveva statuito che l’art. 90 DPR 570/1960 era norma speciale che derogava a quella generale di cui all’art. 479 c.p.- Nel corso delle indagini e con la prescrizione se non già maturata comunque ormai ineluttabile il P.M. ha disposto
consulenza tecnica di parte nominando tré diversi consulenti grafologici cui ha dato incarico di verifìcare tutte le firme oggetto di sospetto.
La consulenza è costata centinaia di milioni e la conclusione è stata poi quella, inevitabile, della prescrizione come da sentenza del G.I.P. in data 23/3/01. Altra spesa inutile sempre ad opera del PM Pinto!!!!
Con riferimento agli esborsi effettuati dall’Erario su decreti di liquidazione emessi dal P.M. Francesco Pinto ritengo opportuno segnalare quanto è emerso dalla lettura del quotidiano “Il Secolo XIX” relativamente al procedimento penale sorto a seguito dei fatti criminosi avvenuti durante il G8 di Genova .Il dott. Pinto era il Pubblico Ministero di turno la notte dei fatti del G8 di Genova nel corso della quale è stato effettuata l’incursione da parte della Polizia nella scuola Diaz ed Il Secolo XIX ha riportato una discordanza di versioni fornite dal Dott. Spartaco Mortola (capo della DIGOS) e dal Dott. Pinto al Sostituto Procuratore dott. Enrico Zucca circa il numero di telefonate tra loro intercorse. Il Dott. Mortola avrebbe riferito di avere sentito telefonicamente il Pubblico Ministero di turno dott. Pinto numerose volte mentre quest’ultimo avrebbe affermato di aver parlato al telefono con Mortola una sola volta. Il P.M. dott. Zucca, non nutrendo dubbi su quanto affermato dal collega dott. Pinto, avrebbe richiamato il Mortola il quale avrebbe confermato la sua versione. Da un accertamento eseguito su richiesta del Mortola, nell’ambito di una indagine a suo carico per falso e calunnia, sembra emerso che nessuna telefonata ci fosse stata tra il suo cellulare del ed il cellulare in uso al P.M. di turno. Da una ricerca più approfondita sembra emerso, al contrario di quanto dichiarato dal dott. Pinto, che ci siano state una decina di telefonate tra il cellulare del Mortola ed il cellulare privato di tale Magistrato per una durata complessiva di 49 minuti e 57 secondi. In una intervista apparsa sullo stesso quotidiano risulta che il dott. Pinto avrebbe giustificato la “discordanza” tra le affermazioni rese e la realtà dei fatti emersa affermando “ più chiamate non fanno una vera telefonata” frase che non merita commenti ed alla domanda circa la scelta dell’uso del cellulare privato per parlare con il Mortola il dott. Pinto avrebbe risposto “sono un funzionario dello Stato e sono anche attento a non gravare sulle spese dello Stato; c’erano tantissime telefonate da fare e ho responsabilmente deciso di farle con il mio telefonino privato”. E’ inevitabile mettere in relazione tale frase con quanto riportato al precedente punto M) . Vale la pena richiamare quanto riportato da Il SecoloXIX circa lo stato d’animo del P.M. Zucca dopo avere appreso la realtà dei fatti: “vado a mangiarmi un riso in bianco che ho mal di stomaco”. E’ a dir poco stravagante che il PM Francesco Pinto spenda per “errore” 650 milioni di lire, ne spenda quindi altre centinaia per una perizia inutile e poi utilizzi il telefonino privato “per non gravare sulle tasche dei cittadini” magari risparmiando 2 o 3 euro!!!!
Vale la pena precisare che il citato PM Francesco Pinto e’ presente settimanalmente con foto sulle pagine de Il Secolo XIX per le sue mirabolanti indagini come quella che ha portato alla imputazione per benemerito prof Henriquet .

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