
Donato De Santis da Buenos Aires, Argentina, professione chef. Una sorta di Vissani della Pampa. Questo almeno sino a oggi. Dal 13 aprile, infatti, Donato potrebbe diventare senatore della Repubblica. Ma non di quella del tango, della nostra. Il sito elettorale del resto ce l’ha già ed è tutto un programma: donatosenador.com. A candidarlo nella circoscrizione sudamericana ci ha pensato l’Udc di Pierferdinando Casini, forse perché se per fare politica bisogna saper mettere le mani in pasta chi meglio di lui che della pasta è pure testimonial tv?
Qui, ad esempio, si può ammirare Donato in uno spot di spaghetti
Qui, invece, la pasta c’entra sempre ma la pubblicità è al formaggio da grattugiare
In entrambi i casi Donato porta in testa una sgargiante bandana rosso porpora, simbolo che lo contraddistingue e che difficilmente, se eletto, potrà indossare durante le sedute del Senato. Come tutti gli emigranti italiani che si rispettino ama cantare mentre cucina e parla in spagnolo con uno spiccato accento italiano o, come dicono a Buenos Aires, “tano”.
Intendiamoci, Donato De Santis nel suo settore è un vero leader. È stato lo chef personale di Gianni Versace e ha raggiunto la fama in Argentina e in tutto il continente sudamericano grazie alle sue performance culinarie sul canale televisivo El Gourmet, una sorta di Gambero Rosso in salsa latina. Arrivato otto anni fa a Buenos Aires “per pura curiosità”, dopo aver conosciuto Micaela ha deciso di rimanerci e l’ha sposata. Poi due figlie, la fama grazie all’abilità tra i fornelli e, adesso, il desiderio di un seggio a Palazzo Madama.
Di voti a casa ne porterà di sicuro parecchi grazie alla sua notorietà. Lo adorano soprattutto le donne che lo fermano per strada per chiedergli ricette, baci e autografi, mentre l’altrettanto celeberrimo “senador” Luigi Pallaro, uscente e ricandidato, già trema all’idea che Donato gli possa rompere le uova nel paniere.
Intervistato dal Clarin che gli fa notare la stranezza che un cuoco che lavora in Tv decida di candidarsi al Senato italiano, Donato spiega che “già nell’antica Roma qualunque plebeo poteva diventare imperatore” e che “candidarsi in realtà è un diritto umano”. Poi dichiara di “presentarsi come persona e non come politico” e non anticipa se in caso di sua elezione appoggerà il centrodestra o il centrosinistra, “io lavorerò solo per gli italiani residenti all’estero”.
- Martedì 8 Aprile 2008
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